Il nostro viaggio dall’01 all’08 ottobre 2026 è iniziato e terminato a Porto. Abbiamo raggiunto a piedi Santiago de Compostela partendo da Ferrol, con un arrivo emozionante, illuminato dal sole.
Tutto è cominciato molto prima della partenza, quando si studiano le tappe, si controllano le previsioni meteo, si scelgono le scarpe, si preparano gli zaini e si prova ad immaginare come ci si sentirà dopo cinque giorni consecutivi di cammino.
Abbiamo scelto il Cammino Inglese, perché ci permetteva di raggiungere Santiago in sole 5 tappe, una settimana intera, contando anche il viaggio. Abbiamo inoltre scelto ottobre per evitare il caldo estivo e il freddo invernale. La vicinanza all’Atlantico rende infatti miti le temperature anche in autunno inoltrato, fermo restando la necessità di essere sempre pronti alla pioggia, molto frequente in queste zone in tutte le stagioni.
Avevamo deciso di percorrere l’itinerario da Ferrol a Santiago de Compostela portando tutto quello che ci sarebbe servito sulle nostre spalle, dividendo l’itinerario in 5 tappe, seguendo la Guida Terre di Mezzo Editore e la traccia GPS del percorso, scaricata sui nostri cellulari. Non ci sarebbe stata nessuna tappa intermedia e nessun servizio di trasporto bagagli. Abbiamo incontrato lungo il cammino numerosi pellegrini che dividevano ogni tappa in due o che usufruivano del servizio trasporto bagagli perché qui non c’è una regola fissa, ognuno è libero di organizzare il proprio cammino come meglio sente. Abbiamo prenotato in anticipo tutte le strutture dove dormire lungo il percorso per non rischiare di non trovare posto. Se si sceglie di pernottare però negli ostelli dei pellegrini, è consigliabile partire alle 6 del mattino ed arrivare al check in presto, preferibilmente intorno alle 14:00 e non oltre le 16:00 per assicurarsi un posto sicuro dove dormire.
La distanza complessiva a Santiago da Ferrol è di circa 113 chilometri, anche se poi quelli effettivi da noi percorsi sono stati molti di più. Abbiamo camminato a volte su tratti complementari, alternato nuovi tratti al vecchio percorso, e deviato dal cammino per dormire, mangiare, comprare qualcosa e/o visitare i luoghi al nostro arrivo.
Avevamo programmato le giornate con attenzione, scegliendo di fermarci a mangiare più o meno a metà percorso, prevedendo una sosta lunga di circa 45 minuti, nonché di fare almeno due soste brevi intermedie, una al mattino e una al pomeriggio, di circa 15 minuti ciascuna. Per noi era importante riposare, mangiare, idratarci e soprattutto togliere le scarpe per controllare lo stato dei nostri piedi. Non volevamo trasformare il Cammino in una corsa contro il tempo piuttosto volevamo assaporarlo passo dopo passo, osservare i paesaggi e concederci qualche momento di riposo, che sarebbe stato utile anche per apporre il “sello” (timbro) sulla “credenziale”(documento del pellegrino).
Eravamo pronti ad affrontare alcuni “strappi” in salita e discesa che sapevamo sarebbero stati particolarmente faticosi per le ginocchia nelle prime due tappe, ma quello che più ci preoccupava era sempre la grande incognita del meteo.
Nei giorni precedenti le previsioni per la Galizia erano tutt’altro che incoraggianti. Si prevedevano infatti piogge, temporali, vento e perfino possibili grandinate. Controllavamo continuamente gli aggiornamenti, cercando di capire come organizzare al meglio le tappe. Le previsioni mutavano in continuazione, nulla poteva essere pianificato con certezza, perché la variabilità atmosferica è qui una realtà a cui ci si deve abituare.
Alla fine, abbiamo incontrato una leggera pioggia soltanto nel tratto finale da Baxoia a Sigüeiro, durante la quarta tappa. Il resto del viaggio ci ha regalato condizioni decisamente migliori del previsto, ottime per il nostro cammino. Poi, il 7 ottobre, quando siamo arrivati davanti alla Cattedrale di Santiago, è comparso il sole.
Ma il nostro racconto comincia qualche giorno prima, in Portogallo.
1° Ottobre-Porto, il prologo del viaggio
Il nostro viaggio è iniziato a Porto, una città che non conoscevamo e che avevamo deciso di visitare approfittando del trasferimento verso la Galizia. L’aereo partito da Bari è arrivato con un po’ di ritardo, riducendo il nostro tempo a disposizione, ma non avevamo nessuna intenzione di rinunciare alla scoperta del suo centro storico, famoso per i suoi “azulejos”.
Il ritardo era legato alle difficili condizioni meteorologiche che stavano interessando la Spagna, dove erano state diramate allerte per il maltempo. Una situazione che ci aveva fatto preoccupare non poco, considerando che proprio nei giorni successivi avremmo dovuto camminare per oltre cento chilometri attraverso la Galizia.
Il tempo di recuperare gli zaini imbarcati da Bari e poi via, seguendo le indicazioni per il punto di pick-up di Bolt, fuori dall’aeroporto. Avevamo infatti prenotato con l’app di Bolt una corsa fino al nostro hotel, che ci è costata appena 20 euro ma che è stata comodissima, soprattutto per accorciare i tempi.
Il nostro alloggio, l’Hotel Poveira, davanti alla stazione ferroviaria e metropolitana di Campanhã, si è rivelata una sistemazione particolarmente comoda per prendere il FlixBus direzione Santiago della mattina successiva. Dall’hotel basta attraversare la strada per poi entrare nella stazione ferroviaria da dove, prendendo il sottopassaggio, si sbuca in pochi minuti dall’altra parte dell’isolato, dove si trova la Stazione degli Autobus. Qui, al piano inferiore, dalle piazzole partono tutti gli autobus, inclusi I Flixbus. Attenzione a non seguire le indicazioni di Google Maps perché vi farà fare dei giri inutili e molto lunghi!
Hotel Poveira, una sistemazione storica tra gli azulejos
L’Hotel Poveira è stata un’ottima scelta non solo per la sua posizione strategica ma anche per il fascino dell’edificio che ha più di cento anni e una facciata impreziosita da balconi alla francese e decorate con i tradizionali “azulejos” portoghesi, le piastrelle di ceramica decorate che costituiscono uno degli elementi più riconoscibili dell’architettura del Paese.
Questi bellissimi rivestimenti, spesso bianchi e blu, proteggono le superfici e testimoniano una tradizione artistica sviluppatasi nei secoli, capace di trasformare anche le facciate degli edifici quotidiani in piccoli capolavori decorativi.
L’albergo ci ha conquistati per l’ambiente familiare, per le sue stanze silenziose, confortevoli, pulite e dotate di bagno privato. La Reception è aperta 24h/24h e all’interno si trova una sala comune dove è presente un’area snack/ wine bar, dove viene servita un’ottima colazione, a buffet, da noi particolarmente apprezzata prima della partenza del mattino successivo.
Per chi deve prendere un autobus o un treno molto presto, la posizione è davvero ideale. Nel nostro caso, avendo il FlixBus per Santiago alle 7:00, la comodità di essere già nei pressi della stazione è stata un grande vantaggio.
Dopo aver fatto il check in e lasciato gli zaini in hotel per gli spostamenti al centro di Porto abbiamo utilizzato ancora Bolt, una soluzione pratica, avendo poche ore a disposizione.



São Bento, una stazione che racconta la storia del Portogallo
La prima tappa è stata la stazione ferroviaria di São Bento, progettata dall’architetto José Marques da Silva agli inizi del Novecento, nell’area precedentemente occupata dal convento di São Bento de Avé-Maria. Entriamo all’interno e incontriamo la sua vera meraviglia.
L’atrio con soffitti e pareti color ocra e stucchi bianchi è rivestito da circa 20.000 “azulejos”, realizzati dal pittore Jorge Colaço, che raccontano episodi della storia portoghese e scene della vita quotidiana. Tra le raffigurazioni più importanti si riconoscono l’ingresso a Porto di re João I e Filippa di Lancaster, il torneo di Arcos de Valdevez, gli episodi legati a Egas Moniz e le imprese portoghesi a Ceuta. Una fascia di ceramiche policrome illustra invece l’evoluzione dei mezzi di trasporto.
È un luogo straordinario perché trasforma uno spazio quotidiano in un grande libro illustrato della storia nazionale. Dai binari di questa Stazione si può raggiungere Pocinho in circa 3 ore, percorrendo l’antica linea ferroviaria che risale la valle del Douro tra borghi, belvedere e vigneti.
Una pausa golosa da Jeronymo & Friends
Prima di proseguire la nostra passeggiata per Porto ci siamo concessi una piccola pausa da “Jeronymo & Friends”, un locale accanto alla Stazione di São Bento.
Ci ha attirato subito la vetrina molto invitante piena di dolci portoghesi di ogni tipo. C’erano Tarte de Queijo, Queijada de Canoura e Canela e, naturalmente, il Pastel de Nata, ovvero il dolce più famoso del Portogallo.
Si tratta di un piccolo cestino di pasta sfoglia croccante ripieno di una morbida crema a base di uova, latte e zucchero, dalla superficie leggermente caramellata. Le origini di questo dolce sono legate alla tradizione conventuale portoghese, in particolare al monastero dos Jerónimos di Belém, a Lisbona, dove nacquero i celebri Pastéis de Belém. Impossibile non assaggiarli! Abbiamo così assaporato un’altra piccola tradizione portoghese prima di continuare la visita della città.



Le chiese degli azulejos
A Porto il rivestimento ceramico diventa uno strumento per raccontare storie, tradizioni e devozione popolare. La scoperta di Porto è proseguita con la Igreja de Santo Antònio dos Congregados, situata proprio nei pressi della Stazione di São Bento. La sua fondazione risale all’inizio del XVIII secolo sul sito di una precedente cappella di Sant’Antonio. La sua facciata, decorata nel Novecento con i tipici azulejos, racconta episodi della vita di Sant’Antonio. All’interno ha un imponente altare. Poco distante si trova la Igreja de Santo Ildefonso, uno degli edifici religiosi più fotografati di Porto. La chiesa, settecentesca, presenta una facciata rivestita da azulejos realizzati nel XX secolo, con scene dedicate a Sant’Ildefonso e all’Eucaristia. Imperdibile!



Igreja e Torre dos Clèrigos
Passiamo davanti al Municipio di Porto e saliamo verso la Igreja dos Clèrigos con la sua facciata ricca di dettagli in granito e la monumentale scala d’ingresso. Si tratta di un capolavoro dell’architettura barocca portoghese. È stata progettata dall’architetto italiano Nicolau Nasoni e venne completata nel 1748. Sul retro di questa chiesa si trova un simbolo della città di Porto, la Torre dos Clérigos, anch’essa progettata dallo stesso architetto italiano e costruita tra il 1754 e il 1763. Con i suoi circa 75 metri domina il centro storico. Poco distante si trova la Igreja do Carmo, in stile rococò, risalente alla seconda metà del XVIII secolo su progetto dell’architetto Josè Figueiredo Seixas. La facciata laterale è interamente rivestita da azulejos con scene legate alla fondazione dell’ordine dei Carmelitani e al Monte Carmelo. Sul fianco si trova invece la “Casa Escondida”, considerata una delle case più strette al mondo, che in quei giorni era coperta da un’impalcatura, in quanto oggetto di lavori.






La Livraria Lello
Alle 18:30 avevamo prenotato online l’ingresso alla celebre “Livraria Lello”. Inaugurata il 13 gennaio 1906, quest’affascinante struttura fu progettata dall’ingegnere Francisco Xavier Esteves. La facciata neogotica anticipa un interno scenografico in cui si incontrano elementi neogotici e Art Nouveau. La grande scala centrale in legno, i dettagli decorativi, le scaffalature e la vetrata con il motto latino “Decus in Labore” rendono questo luogo uno dei più iconici della città.
La libreria viene spesso associata all’universo di Harry Potter, ma la sua storia è interessante indipendentemente da questo collegamento. È soprattutto un monumento alla cultura del libro e alla vivacità intellettuale della Porto di inizio Novecento. A mio avviso è però oggi troppo turistica. L’affollamento è tale da stordirti, non facendoti concentrare sulla bellezza del luogo. Chissà se riusciranno mai a gestire gli enormi flussi turistici che ogni Giorno la prendono d’assalto!
Accanto alla libreria ci colpisce un negozio storico dal nome “Fernandes, Mattos & Ca”, risalente al 1886, originariamente utilizzato come emporio di tessuti. Oggi ospita oggetti di design, arredo, azulejos, souvenirs, indumenti, giocattoli tradizionali e molto altro ancora. All’interno colpisce la sua struttura d’epoca su tre piani, con scale in legno e scaffalature classiche. Merita sicuramente una visita per la sua incredibile architettura!






La Ribeira e il Douro
Prima di cena ci avviamo verso la zona della Ribeira, con le case colorate affacciate sul Douro, che ci racconta invece il passato commerciale e marittimo della città. Poco distante il grande Ponte Dom Luís I, inaugurato nel 1886, collega Porto a Vila Nova de Gaia e rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio urbano.


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Cena al Cantinho do Avillez
Abbiamo concluso la serata con la cena prenotata online alle 20:00 al “Cantinho do Avillez”, ristorante legato allo chef portoghese José Avillez, uno dei nomi più conosciuti della gastronomia contemporanea portoghese. Nato a Cascais nel 1979, questo chef ha contribuito a valorizzare la cucina nazionale attraverso un approccio che unisce il rispetto per le ricette tradizionali a una sensibilità moderna e creativa. La sua esperienza professionale comprende anche il lavoro con grandi protagonisti della cucina internazionale, tra cui Ferran Adrià, mentre il suo ristorante Belcanto, a Lisbona, è diventato un punto di riferimento dell’alta gastronomia portoghese, ottenendo due stelle Michelin.
Il progetto “Cantinho do Avillez” propone invece una cucina più informale e accessibile, che interpreta i sapori portoghesi con attenzione alla qualità delle materie prime.
Per cenare abbiamo scelto il “Bacalhau lascado con migas, ovo BT e azeitonas explosivas”. Il “bacalhau”, ovvero il merluzzo conservato sotto sale, è uno dei grandi protagonisti della gastronomia portoghese. Si racconta spesso che esistano centinaia di modi diversi per prepararlo, a testimonianza della sua diffusione nella cucina domestica e nei ristoranti del Paese. Le “migas”, invece, sono una preparazione tradizionale a base di pane, spesso arricchito con olio d’oliva, aglio e altri ingredienti, con varianti regionali molto diverse. Abbiamo accompagnato il piatto con un calice di vino bianco del Douro, la celebre regione vinicola attraversata dall’omonimo fiume. La valle del Douro, conosciuta soprattutto per la produzione del Porto, offre anche eccellenti vini fermi, rossi e bianchi. Il suo paesaggio culturale vitivinicolo è oggi riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
È stata una bellissima conclusione della nostra prima giornata portoghese e soprattutto un modo per conoscere Porto anche attraverso la sua cucina e i suoi vini. Dopo cena sempre con Bolt raggiungiamo l’Hotel Poveira. Il giorno successivo ci aspettava la Galizia.



2 ottobre – Ferrol: dove comincia il Cammino Inglés
Sveglia alle 5:30, colazione alle 6:00 e partenza alle 7:00 dalla Stazione degli autobus di Campanhã con un FlixBus diretto a Santiago de Compostela, dove avremmo fatto una sosta di due ore per pranzare e prendere un altro autobus per Ferrol, dove l’arrivo era previsto per le 15.30.
Il viaggio da Porto a Ferrol prevedeva infatti anche il passaggio da Santiago de Compostela, la città che, soltanto cinque giorni dopo, avremmo raggiunto a piedi. All’interno della stazione degli autobus c’è una caffetteria/fast food dove è possibile pranzare. Noi abbiamo mangiato un hamburger di pollo e lo abbiamo accompagnato con un calice di Estrella Galizia, la celebre birra locale.
È curioso ripensarci adesso! Eravamo già a Santiago, ma non eravamo ancora pellegrini in cammino. La città che sarebbe diventata la nostra meta era, in quel momento, soltanto una tappa del viaggio in autobus. L’abbiamo attraversata senza fermarci a visitarla, sapendo che ci saremmo tornati dopo cinque giorni di cammino, con oltre cento chilometri nelle gambe e una credenziale piena di timbri. La prima volta Santiago l’abbiamo raggiunta seduti su un autobus mentre la seconda ce la siamo conquistata passo dopo passo.
Il secondo autobus della giornata è un Monbus (trasporto galiziano) con destinazione Ferrol, dove saremmo arrivati alle 15.00, con un po’ di anticipo rispetto al previsto. Ci incamminiamo verso il centro passeggiando per le vie del Barrio della Magdalena, fino al Parador de Ferrol, l’hotel storico ubicato proprio lungo il cammino inglese, dove avevamo riservato una stanza per la notte.
Ferrol è una città della Galizia affacciata su una profonda ría dell’Atlantico. La sua storia è strettamente legata al mare, alla cantieristica navale e alla presenza della Marina militare spagnola. Venne edificata nel 1757, durante il regno dei Borbone e divenne uno dei principali arsenali della monarchia spagnola. Il quartiere della Magdalena, progettato secondo un impianto regolare, riflette proprio questa stagione di espansione urbana. Fu realizzato nel XVIII secolo per ospitare gli ingegneri, i funzionari e gli ufficiali del nuovo arsenale militare, secondo i criteri dell’architettura razionalista. Per noi, però, Ferrol assumeva un significato ancora più importante, era il punto di partenza del nostro Cammino Inglese.



Perché si chiama Cammino Inglés?
Questo cammino ripercorre la strada seguita, nel medioevo, dai pellegrini provenienti dalla Scandinavia, dalla remota Islanda, dall’Irlanda, dalla Scozia, dalle Fiandre e dall’Inghilterra, che raggiungevano la Galizia via mare.
Sbarcavano nei porti di Ferrol o A Coruña e proseguivano a piedi verso Santiago de Compostela. Viene chiamato anche “Camino de Faro” perché prima della fondazione di A Coruña partiva dalla cittadina di O Burgo de Faro. Le testimonianze storiche risalgono almeno al XII secolo quando venne avviato dai crociati e dai cavalieri templari. Nel 1147, per esempio, si narra di un gruppo di crociati, provenienti dal Nord Europa, che visitò il santuario dell’apostolo durante un viaggio verso la Terra Santa.
Il Cammino Inglés conobbe una particolare diffusione tra il XIV e il XV secolo, quando la guerra dei cent’anni fra Inghilterra e Francia impediva l’acceso ai porti francesi, inducendo i pellegrini a dirigersi verso la costa spagnola. Risalgono a quel period i collegamenti marittimi che permettevano ai pellegrini di evitare lunghi attraversamenti terrestri.
Con la separazione della chiesa di Inghilterra e il diffondersi del protestantesimo nell’Europa settentrionale dal XVI secolo il flusso di pellegrini si ridusse però fino quasi ad interrompersi.
Oggi il percorso è stato “recuperato” sulla base di testimonianze storiche ed è tornato ad essere molto frequentato, pur mantenendo un’atmosfera generalmente più tranquilla rispetto al Cammino Francés. Nel 2017 la Xunta de Galizia ha modificato il tracciato in alcuni tratti per renderlo meno impegnativo e solitario. Il vecchio cammino rimane tracciato accanto al nuovo ma i “mojones” (pilastrini in cemento utilizzati come segnavia) sono stati rimossi e oggi sono pochi i pellegrini a percorrerlo. Per non perdersi bisogna affidarsi ai segni lasciati dagli altri pellegrini o dagli abitanti del luogo. Nella Guida Terre di Mezzo Editore viene riportata “in corsivo”, accanto alla descrizione del nuovo tracciato, anche quella del vecchio tracciato, lasciando al pellegrino la possibilità di scegliere.
Il chilometro zero e la credenziale
Il punto simbolico di partenza, il Mojon di inizio del Cammino Inglese, si trova al Puerto de Curuxeiras, nella zona di Ferrol Vello accanto all’ Oficina de Atención al Peregrino. Arrivati dal mare i pellegrini imboccavano il cammino per Santiago passando dal “barrio” dei pescatori, dove oggi purtroppo si trovano molti edifici abbandonati e/o in ristrutturazione. Una delle prime cose da fare era procurarci il timbro sulla credenziale del pellegrino, il nostro diario di viaggio. Dopo il check in al Parador de Ferrol, alle 16:30 ci avviamo verso la Oficina de Atención al Peregrino e qui recuperiamo in nostro primo timbro. Siamo ufficialmente pellegrini!
La credenziale è il documento che identifica il viandante. La cosa migliore è procurarsela prima di iniziare il cammino. Noi avevamo ottenuto le credenziali già in Italia rivolgendoci alla Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia, che ha referenti per ogni zona dell’Italia.
Sul sito www.confraternitadisanjacopo.it è possibile stampare un modulo per richiedere le credenziali e trovare tutti i contatti di zona. Per la Puglia, per esempio, e nello specifico per le province di Brindisi, Taranto e Lecce ci si può rivolgere a Luca De Netto (tel. 347-9131637/ denettoluca@gmail.com). È stato lui a fornirci le credenziali prima del viaggio, dopo aver acquisito i nostri moduli di richiesta. Ricordo ancora con emozione il nostro incontro in un bar di San Vito dei Normanni. Con le credenziali tra le mani questo è stato il nostro primo passo verso Santiago! Su queste credenziali devono essere apposti i timbri presso bar, ristoranti, hotel, monumenti, aree di sosta e luoghi che si incontrano lungo il cammino, e questo, per documentare, una volta arrivati a Santiago, l’effettivo compimento di almeno 100 km a piedi (220 in bicicletta).
In alternativa, è possibile acquistare la credenziale direttamente all’Oficina de Atención al Peregrino de Ferrol (Paseo da Mariña, di fronte al Muelle de Curuxeiras), al costo indicativo di circa 2 euro. Se si decide di percorrere il cammino con un animale di compagnia qui è possibile acquistare anche le sue credenziali al costo di 3 euro. A Ferrol le credenziali vengono rilasciate anche nella co-cattedrale di San Xiao (San Julian).
Durante il nostro soggiorno, l’ufficio prevedeva un’apertura pomeridiana nei giorni feriali dalle 16:30 alle 18:30. Un dettaglio da considerare se si arriva il giorno prima e si vuole partire presto la mattina successive (l’Ufficio apre infatti alle 9:00!). Orari e costi possono variare, quindi è bene verificarli prima del viaggio.
Ogni mattina prendevamo il primo timbro nell’alloggio in cui avevamo dormito. Durante il giorno ne raccoglievamo altri nei bar, nei ristoranti e nei luoghi attraversati. Alla fine la credenziale sarebbe stata completamente piena.



Il Parador de Ferrol e i Jardines de Herrera
Con il primo timbro cominciamo il nostro cammino già quel pomeriggio, svoltiamo a sinistra passando sotto un arco dove una freccia ci indica che mancano 113 km a Santiago. Come i pellegrini che approdavano al vecchio porto, attraversiamo anche noi ciò che resta dell’antico borgo dei pescatori, fino ad arrivare alla Chiesa di San Francesco. Ci accorgiamo che è priva di campanili, vietati dalla Marina perché avrebbero ostacolato un osservatorio astronomico che avrebbe dovuto essere realizzato nelle vicinanze. Arriviamo così nuovamente al nostro alloggio il “Parador de Ferrol”.
I Paradores spagnoli costituiscono una rete alberghiera particolare, nata con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico del Paese. Molti occupano castelli, monasteri, conventi o edifici di interesse culturale.
Il Parador de Ferrol è una struttura dal carattere elegante e storico, perfettamente inserita nell’atmosfera della città, in una posizione privilegiata, nei pressi del centro storico e dei Jardines de Herrera. Questi giardini rappresentano uno dei punti panoramici più piacevoli della città. Dalla loro posizione sopraelevata si possono ammirare la ría di Ferrol e parte delle strutture portuali e militari che hanno segnato la storia cittadina. Il nome richiama il generale José de Herrera, figura legata alla storia militare della città. Passeggiare nei Jardines de Herrera significa comprendere l’anima più profonda di questa città e il suo rapporto continuo tra architettura, mare e attività navali.



Le case di Ferrol e le gallerie vetrate
Usciamo per comprare delle barrette energetiche che ci sarebbero state utili durante il cammino e attraversiamo il centro Cittadino passando nuovamente per il Barrio della Magdalena. Questo barrio è costituito da sei larghe strade parallele attraversate da nove piccole strade ed è chiuso all’estremità da due piazze, assumendo il caratteristico aspetto di una barretta di cioccolato. Rua de la Magdalena, rua Real, rua Dolores e rua Maria sono un susseguirsi di bellissime palazzine in stile liberty costruite tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo. Una delle caratteristiche architettoniche che più ci ha colpito a Ferrol sono state le facciate delle abitazioni, spesso impreziosite da particolari sporti chiusi da vetrate e strutture in legno.
Si tratta delle cosiddette “galerías”, balconi chiusi che permettono di catturare la luce naturale e proteggere gli ambienti dal vento e dalla pioggia. Queste strutture sono particolarmente diffuse nelle città della costa galiziana e costituiscono una risposta architettonica intelligente al clima atlantico. Le gallerie trasformano le facciate in superfici luminose e ritmate, creando un effetto davvero suggestivo.
L’insieme urbano di Ferrol, con il suo patrimonio militare, l’arsenale, il quartiere della Magdalena e le caratteristiche architetture storiche, è stato al centro di iniziative volte ad ottenere una candidatura per il riconoscimento UNESCO.
Prima della partenza c’era ancora del tempo per esplorare il centro di Ferrol. Abbiamo così passeggiato senza meta perdendoci ancora nel quartiere della Magdalena, Praza de Amboage, Rúa Real e la zona della Concattedrale di San Julián fino all’ora di cena.



La nostra prima cena galiziana da O Pincho
La nostra prima serata in Galizia si è conclusa con una cena in un posto davvero meraviglioso, “O Pincho”, a Ferrol. È stato un bellissimo modo per cominciare questa nuova avventura, concedendoci una serata piacevole prima di affrontare i chilometri che ci aspettavano.
La Galizia possiede una tradizione gastronomica ricchissima, profondamente legata all’Atlantico e ai prodotti del territorio. Dai frutti di mare al polpo alla galiziana, dalle “empanadas” ai formaggi locali, la cucina racconta il rapporto tra questa regione, il mare e la campagna.
Da “O Pincho” abbiamo assaggiato proprio uno dei piatti simbolo della regione: il pulpo a la gallega, conosciuto anche come pulpo á feira.
Il polpo viene generalmente lessato, tagliato a rondelle e condito con olio extravergine d’oliva, sale grosso e paprika, spesso servito su un piatto di legno e accompagnato da patate. È una preparazione semplice, ma capace di esaltare la qualità della materia prima.
Ad accompagnare il nostro polpo, un calice di Estrella Galicia, la celebre birra galiziana prodotta a A Coruña, una delle più conosciute di tutta la Spagna.
La cena da “O Pincho” è rimasta tra i ricordi più belli del nostro soggiorno a Ferrol. Si tratta di un luogo che mi sento di consigliare a chi decide di partire da qui per il Cammino Inglés.
Il giorno successivo avremmo indossato gli zaini e cominciato a camminare verso Santiago. Prima di partire permettetemi però una parentesi che ritengo di primaria importanza, la preparazione degli zaini.
Il rito della preparazione dello zaino prima della partenza
Le scarpe erano le mie Hoka Clifton 9 in Gore-Tex già usate, di un numero più grande del mio, scelte anche per affrontare l’eventuale pioggia e poi sandali da trekking. Il mio compagno aveva portato invece scarpe da running traspiranti Gel Cumulus dell’Asics, una scarpa da trekking leggero impermeabile in caso di pioggia e delle infradito per la doccia. Sebbene il Gore-Tex sia la scelta migliore in caso di pioggia, in condizione di clima asciutto, è molto caldo e il piede tende a sudare. L’umidità crea però le tanto temute vesciche che se non curate possono davvero creare problemi ancor più gravi alle caviglie! Il mio consiglio dunque è quello di portare scarpe traspiranti, leggere e di usare e il “goretex” solo in caso di pioggia! Per quanto riguarda gli indumenti ho portato tre maglie tecniche (non in cotone) a manica corta e due tecniche a manica lunga, un pantalone da trekking lungo convertibile in corto, un leggings e una maglia da indossare per le uscite dopo il cammino, una felpa leggera, una giacca impermeabile e pantaloni antipioggia, pochi cambi essenziali (2 reggiseni sportivi, 7 mutande, 5 paia di calzini tecnici), un completo intimo termico in lana merinos che mi fungeva da pigiama e in caso di temperature basse mi sarebbe stato molto utile come ulteriore strato. Per quanto riguarda la cura dei piedi ho portato una buona scorta di cerotti di tutti i tipi, Compeed, crema idratante (ottima la vaselina). Avevo anche un kit compatto di primo soccorso con garze, fasce elastiche, disinfettante, forbicine, spille da balia. Ho portato pochi medicinali essenziali (antidolorifico, antinfiammatorio, paracetamolo, cortisone e antistaminico, fermenti lattice, Sali minarali), come prodotto decontratturante ho trovato ottimo il balsamo di tigre rosso, acquistato al Decathlon. Consiglio comunque di non esagerare con le medicine perché tutto è acquistabile nei principali centri anche lungo il cammino. Ho portato anche un piccolo kit per l’igiene personale con sapone di marsiglia, dentifricio, spazzolino, deodorante, un pettine ed elastici per i capelli (non serve altro perchè nelle strutture ci sono prodotti per l’igiene personale!). Ho portato altresì una crema solare, occhiali da sole, un cappellino impermeabile, uno scaldacollo/fascia, una piccola torcia frontale, un taccuino con penna, il cellulare con caricatore, un powerbank, una macchina fotografica compatta (go-Pro), un piccolo marsupio (utile per avere a disposizione gli oggetti essenziali senza aprire/chiudere continuamente lo zaino), una borraccia termica (lungo il cammino si trovano numerose fontanelle dove riempirla), la carta d’identità, la carta sanitaria importante perchè sul retro presenta la TEAM (Tessera Europea di Assicurazione e Malattia), carte di credito e prepagata, un po’ di contanti (anche in pezzi da 1 e 2 euro, per i punti di ristroro lungo il cammino), e, naturalmente, le credenziali con la guida cartacea del cammino. Ho ripiegato tutto all’interno di numerosi sacchetti di plastica con cerniera utili per proteggere indumenti e documenti importanti in caso di pioggia. Ho scelto uno zaino della Osprey da 28 litri che ho riempito seguendo due regole essenziali. La prima, non sforare i 7 kg (circa 1/10 del mio peso) e la seconda, “questo lo porto perché mi servirà assolutamente!”, tutto doveva essere utile perché ogni grammo inutile dopo più di cento chilometri si fa sentire sulle ginocchia e sulle caviglie.






3 ottobre – Prima tappa: Ferrol – Pontedeume
Lunghezza: 28,1 km; Dislivello: +/- 329 m (salita/discesa); difficoltà: media.
La prima tappa è una delle più lunghe del Cammino Inglés e decisamente impegnativa. Riprendiamo il cammino dal Parador di Ferrol percorrendo il centro della città ottocentesca con le sue case liberty. Lasciato il centro ci attendono casermoni, poi il mare della ria tra l’arsenale e le insenature più naturali. Attraversando sobborghi residenziali il cammino prosegue lungo la ria di Ferrol verso l’antico Monastero di San Martiño de Couto o de Xuvia.
L’incontro con un pellegrino sardo
Appena lasciata l’area urbana di Ferrol il nostro primo incontro da ricordare è stato quello con un pellegrino sardo, il suo nome è Sergio Onnis (la sua pagina Facebook si chiama “un pellegrino si racconta”). Nel suo libro autobiografico racconta nove anni di cammini e migliaia di chilometri percorsi lungo i sentieri di Santiago e non solo. È stato uno di quegli incontri che nascono spontaneamente, senza appuntamenti e senza programmi. Abbiamo incontrato un’anima gentile seduta dietro un banchetto dove, per pochi euro di offerta, si possono prendere portachiavi, conchiglie e piccoli souvenir. Ma soprattutto abbiamo incontrato una persona pronta a condividere la sua vita, il suo amore per il cammino, le sue esperienze come se ci conoscessimo da anni. Un professore in pensione che aveva deciso di vivere a Ferrol, proprio dove inizia il Cammino Inglés. Questo significa avere ogni giorno vicino un luogo di partenze, aspettative e nuove avventure. Anche questi incontri, brevi ma autentici, sono parte dell’esperienza. Si comincia a parlare della strada, delle tappe, dei chilometri da percorrere e, quasi senza accorgersene, ci si ritrova ad ascoltare una storia personale. Il suo entusiasmo è stato contagioso!



Il monastero di San Martiño de Xuvia
Seguendo il percorso tracciato dalle conchiglie siamo arrivati al monastero di San Martiño de Xuvia, conosciuto anche come monastero di O Couto. Qui ci siamo fermati per una breve pausa tecnica e per raccogliere uno dei primi timbri del nostro Cammino. L’addetta al timbro, una simpatica signora galiziana, mi ha regalato anche una conchiglia che è il simbolo del Cammino di Santiago. La Conchiglia è considerate un amuleto con origini precristiane legate al culto di Venere e secondo un sermone del “Codex Calixtinus” (un insieme di testi in onore di San Giacomo Maggiore e del culto compostellano) essa richiama la mano aperta, ovvero le opere buone. I pellegrini la usavano per bere da fontane e torrenti e molti di essi si facevano seppellire con la conchiglia al collo come simbolo di protezione. Ripongo la conchiglia nel mio zaino, condivido con la simpatica signora una Magdalena (tipico dolce Spagnolo simile al Muffin) e mi accingo a scoprire gli angoli più nascosti del complesso monastico. Le sue origini sono molto antiche e documentate nell’alto Medioevo. Questo luogo incredibile è legato nel corso della sua storia alla tradizione benedettina e al grande monastero francese di Cluny.
La chiesa realizzata nel 1132 ha tre navate e conserva importanti elementi romanici, testimonianza della diffusione di questo stile lungo le vie di pellegrinaggio. Meravigliosa è la corte interna con le case dei monaci che vi sia affacciano. Fermarsi qui per un timbro significa entrare immediatamente nella dimensione storica del Cammino.



Le frecce gialle e i percorsi alternativi
Interessante anche la segnaletica. Il Cammino è generalmente ben indicato dalle tradizionali frecce gialle, ma in alcuni punti abbiamo incontrato anche due indicazioni differenti. A volte le frecce sembravano suggerire percorsi alternativi. All’inizio questo può creare qualche dubbio, soprattutto quando si teme di sbagliare strada. In realtà, in diversi tratti, si tratta di varianti che finiscono per ricongiungersi più avanti. L’importante è verificare che entrambe appartengano effettivamente al Cammino, senza seguire automaticamente una freccia isolata o non ufficiale. Abbiamo imparato presto che non tutte le deviazioni significano essersi persi, a volte esistono semplicemente modi diversi di raggiungere lo stesso punto.



Narón e il mojón dei 100 chilometri
Proseguendo nel territorio di Narón abbiamo incontrato un segnale particolarmente significativo, ovvero il mojón che indica i 100 chilometri mancanti a Santiago. I mojones che scandiscono il Cammino sono spesso decorati con la conchiglia del pellegrino e con l’indicazione della distanza dalla meta. Sono punti di riferimento fondamentali, soprattutto nei tratti rurali.
Quello dei cento chilometri possiede un valore simbolico particolare, perché ricorda la distanza minima richiesta ai pellegrini a piedi per poter ottenere la Compostela, secondo le regole dell’Ufficio del Pellegrino. Trovarsi davanti a quel numero, già nel primo giorno di cammino, rende improvvisamente più concreta la distanza che ci separa dalla meta.



Neda, la città del pane
Il percorso attraversa Narón e raggiunge Neda, località storicamente legata al pellegrinaggio. Neda è conosciuta per la sua tradizione panificatoria, favorita storicamente dalla presenza di mulini e corsi d’acqua. Il pane di Neda è ancora oggi uno dei prodotti più caratteristici della zona. La cittadina conserva anche edifici religiosi e testimonianze del suo passato lungo le vie di comunicazione della Galizia.
La nostra pausa Pranzo ad Alborada
Come avremmo fatto durante tutte le tappe, ci siamo fermati a mangiare intorno a metà percorso da “Alborada”. E qui è arrivata una delle prime grandi soddisfazioni gastronomiche del viaggio. Abbiamo ordinato un “bocadillo” (panino) con all’interno una tortilla di patate spettacolare. La tortilla è uno dei piatti più semplici e rappresentativi della cucina spagnola, preparata con patate e uova, spesso con l’aggiunta di cipolla. Dopo tanti chilometri a piedi, una tortilla ben fatta è qualcosa di meraviglioso. Quella di Alborada è rimasta tra i ricordi gastronomici più belli del Cammino. Ne approfittiamo della pausa per mettere anche un sello sulla nostra credenziale.



Ultreia et Suseia
Dopo la sosta da “Alborada”, lungo il cammino, abbiamo incontrato una scritta molto singolare, che non è il saluto moderno “Buen Camino” che i Pellegrini si dicono quando si incontrano, ma qualcosa di più antico. Si tratta dell’espressione «Ultreia et Suseia», tradizionalmente associata al pellegrinaggio verso Santiago. Le parole derivano da antiche formule di incoraggiamento e vengono generalmente interpretate come un invito ad andare oltre, a proseguire e a guardare in alto. Ultreia significa, in senso evocativo, “più avanti”, mentre Suseia richiama l’idea di andare “più in alto”.
È un saluto che racchiude perfettamente lo spirito del Cammino. Ovvero continuare, anche quando la strada è lunga. Non è soltanto una destinazione geografica. È un augurio rivolto a chi cammina, un invito a non fermarsi. Nel tratto fra Neda e Pontedeume, ogni tanto incontriamo un bosco di eucalipti anche se il paesaggio appare ancora fortemente antropizzato.



I murales lungo il Cammino
Una delle sorprese del Cammino Inglés è la presenza di murales e opere di arte urbana. Lungo il percorso, tra i piccoli centri abitati, capita di incontrare pareti dipinte che raccontano il pellegrinaggio, la cultura galiziana, la vita quotidiana e le tradizioni locali. Queste immagini interrompono piacevolmente la successione di strade, boschi e case.
Alcune sono dedicate ai pellegrini, altre alla natura o alla memoria dei luoghi. Sono piccoli incontri con la creatività contemporanea, capaci di aggiungere colore a un itinerario già ricchissimo di storia.
Arriviamo così nel territorio di Fene, profondamente legato alla storia industriale e navale della ría di Ferrol, ma che presenta anche piccoli nuclei abitati e tratti verdi che permettono di allontanarsi progressivamente dall’ambiente urbano. Qui il paesaggio diventa più aperto e comincia ad apparire l’estuario dell’Eume.
I punti di ristoro lungo il percorso
Ci ha colpito la presenza di piccoli punti di ristoro per i pellegrini. Talvolta sono semplici tavoli, scaffali o spazi allestiti lungo la strada. Per pochi euro, spesso attraverso una piccola offerta, si possono trovare acqua, bibite, snack, qualcosa da mangiare e piccoli oggetti legati al Cammino (braccialetti, conchiglie, portachiavi e altri souvenir).
Questi punti di ristoro raccontano una forma di ospitalità spontanea, fatta di fiducia e attenzione verso chi cammina. Naturalmente non bisogna considerarli sempre disponibili in quanto possono essere riforniti in modo discontinuo e non sostituiscono la necessità di portare con sé acqua e qualcosa da mangiare.
Proseguendo, il Cammino attraversa il territorio di Fene e si avvicina a Cabanas, e qui presso l’Ufficio del Turismo ne approfittiamo per mettere un altro sello sulle nostre credenziali.



Pontedeume, la città degli Andrade
L’arrivo a Pontedeume attraversando il ponte è particolarmente suggestivo. Pontedeume fu strettamente legata alla potente famiglia degli Andrade, una delle casate nobiliari più importanti della Galizia medievale. La cittadina sorge alla foce del fiume Eume, in una posizione strategica tra il mare e l’entroterra. Il grande ponte che attraversa l’estuario è il simbolo della città. Le sue origini risalgono al Medioevo, anche se la struttura attuale è il risultato di successive trasformazioni. Quello gotico originario fu fatto costruire nel XIV secolo da Fernàn Pèrez de Andrade O Boo (il Buono), era lungo 850 metri, con settantotto archi, una cappella e un hospital per i pellegrini, mentre quello attuale è stato costruito alla fine del XIX secolo e ha quindici archi che poggiano ancora sulle antiche fondamenta.
Attraversando il ponte si scorge la Torre degli Andrade, risalente al XIV secolo, che costituisce una delle testimonianze più significative del loro dominio. Il centro storico conserva stradine, portici e piazze che raccontano l’importanza commerciale della città. Non lontano si trova anche il Parco Naturale delle Fragas do Eume, una delle più importanti foreste atlantiche della penisola iberica, caratterizzata da querce, castagni, felci e una vegetazione particolarmente rigogliosa.
Proseguiamo lungo il cammino perché la nostra destinazione per la notte non si trova nel centro del paese ma all’uscita di Pontedeume, dopo aver affrontato l’ultima ripida salita della giornata. Ci consoliamo pensando che il giorno dopo non avremmo dovuto più percorrere quella salita! Prima di intraprenderla ci fermiamo a comprare pane, jamon e queso iberici, verdura e frutta per cena. Poi con coraggio e raccogliendo le nostre ultime forze ci incamminiamo verso il nostro hotel dal nome evocativo “Montebreamo”, ubicato lungo la ripida salita in uscita dal paese.



Una cena a lume di candela a Montebreamo
Questo grazioso hotel è gestito da una coppia davvero simpatica e gentile. Dopo la lunga giornata non avevamo bisogno di una cena elaborata né tantomeno di scendere giù in paese. I gestori ci hanno permesso di consumare la nostra cena improvvisata nella sala comune della struttura, che è stata elegantemente apparecchiata per noi. Abbiamo così cenato a lume di candela. È stato uno dei momenti più semplici e piacevoli del viaggio. Niente ristorante, niente programma particolare. Soltanto il piacere di sedersi, mangiare insieme e ripensare ai chilometri percorsi. Dopo la prima tappa, quasi trenta chilometri sulle gambe, anche una cena semplice può diventare un ricordo speciale.
Questa è stata in assoluto la struttura che mi è piaciuta di più. Ho amato ogni particolare, dalla facciata in pietra con gli infissi blu agli interni con arredi e dipinti coloratissimi. Nella hall commune c’erano delle conchiglie colorate, il dispenser di acqua fredda e calda per le tisane, un tavolo e un salottino dove rilassarsi. Le stanze dotate di tutti i confort avevano dei romantici balconcini da cui affacciarsi sul cammino, e poi, quello che resta di più, il ricordo dei gestori, l’anima di questo luogo. Al costo di soli 8 euro a persona è possibile riservare la colazione che è incredibilmente buona, fatta con marmellate e succhi homemade, pane tostato al momento, prosciutto e formaggio, torte casarecce e briosce in un ambiente caldo e accogliente, che abbiamo condiviso con altri pellegrini, una simpatico coppia messicana e un’altra americana, che avremmo poi incontrato più volte lungo il Cammino. Ricordo questa colazione come una vera coccola prima di affrontare la seconda tappa.



4 ottobre – Seconda tappa: Pontedeume – Betanzos
Lunghezza: 20,2km; Dislivello: +482/-452 m (salita/discesa); difficoltà: media.
La seconda tappa è più breve, ma il percorso è tutt’altro che pianeggiante. Lasciata alle spalle Pontedeume, da Montebreamo si continua a salire. La salita è impegnativa e permette di guadagnare quota rispetto all’estuario mentre intorno a noi la nebbia ci avvolge dissipandosi lentamente man mano che il sole si alza sull’orizzonte. Il paesaggio alterna poi boschi di eucalipti, piccoli borghi e strade rurali.
La Riserva della Biosfera Mariñas Coruñesas e Terras do Mandeo
Abbiamo attraversato un territorio riconosciuto dall’UNESCO come Riserva della Biosfera Mariñas Coruñesas e Terras do Mandeo. Il riconoscimento, ottenuto nel 2013 nell’ambito del programma Man and the Biosphere, riguarda un’ampia area della provincia di A Coruña, caratterizzata da ecosistemi costieri, estuari, boschi, corsi d’acqua e paesaggi agricoli. L’obiettivo delle Riserve della Biosfera non è soltanto proteggere la natura, ma favorire un rapporto equilibrato tra conservazione ambientale e attività umane. Camminare attraverso questo territorio significa osservare da vicino la varietà dei paesaggi galiziani. I boschi si alternano ai prati, ai piccoli villaggi e alle zone umide. L’acqua è una presenza costante, anche quando non è direttamente visibile.






Una pausa caffè a O Camiño é Vida
Lungo il percorso ci siamo fermati per un caffè al punto di ristoro “O Camiño é Vida”. Il nome, “Il Cammino è vita”, è già di per sé una piccola dichiarazione d’intenti. Una sosta breve, un caffè caldo e qualche minuto per riprendere fiato. Anche qui abbiamo messo un timbro sulle nostre credenziali.






Miño e la ría di Betanzos
Il Cammino attraversa il territorio di Miño, località conosciuta per le sue spiagge e per la posizione lungo la costa galiziana. Qui il paesaggio è profondamente influenzato dalla presenza dell’estuario e dalle maree. L’area di Miño si affaccia sulla ría di Betanzos, un ambiente costiero in cui le acque dolci dei fiumi incontrano quelle dell’Atlantico.
Le rías sono una delle caratteristiche geografiche più importanti della Galizia. Si tratta di profonde insenature costiere, in gran parte originate dall’inondazione marina di antiche valli fluviali. Questi ambienti favoriscono una notevole biodiversità e hanno avuto nei secoli un ruolo fondamentale per la pesca, la navigazione e gli insediamenti umani.
Miño è una cittadina gradevole ma priva di grandi attrattive ad eccezione della Playa de Alameda, a pochi chilometri della città, nella baia creata dalla foce del fiume Lambre.



Ponte do Porco, il ponte medievale e il cruceiro
Da Miño il percorso prosegue verso il fiume Lambre e il territorio di Paderne. Uno dei luoghi storicamente più interessanti della zona è Ponte do Porco, un antico punto di attraversamento legato alla viabilità medievale. Il ponte attraversa il fiume Lambre in un contesto paesaggistico particolarmente suggestivo.
Il nome richiama una leggenda locale che ha come protagonista un cinghiale e una vicenda tragica legata alla nobiltà del territorio. Secondo la tradizione, la storia sarebbe legata a una giovane donna e a un cinghiale, in un racconto in cui si intrecciano amore, vendetta e morte. La leggenda racconta che Teresa, figlia di un potente nobile, ama segretamente l’umile scudiero Roxìn Roxal, ma viene costretta dal padre a sposare un ricco e vile cavaliere. Un giorno, vicino al ponte, la sposa viene uccisa da un feroce cinghiale, mentre il marito scappa per codardia. Poco tempo dopo, la bestia viene ritrovata morta sul ponte, trafitta alla gola dal pugnale d’argento di Roxìn, che ha vendicato la sua amata. Tutto è raccontato in un bellissimo murales, che si incontra appena attraversato il ponte.
In Galizia queste leggende e questi simboli sono parte integrante del territorio. Ponti, fontane e cappelle conservano spesso racconti tramandati per generazioni.
Nei pressi del ponte si incontra anche un cruceiro, una delle caratteristiche croci monumentali in pietra diffuse in tutta la Galizia. I cruceiros si trovano spesso agli incroci, lungo le strade, vicino ai ponti e davanti alle chiese. Oltre al valore religioso, costituiscono elementi importanti del paesaggio storico e dell’identità culturale galiziana.



Pranzo al Naved Cafè/ Bar a San Pantaleon Paderne
Dopo aver attraversato il ponte abbiamo proseguito fino al Naved Bar, nella zona di Paderne. Qui ci siamo fermati per la nostra pausa principale e non abbamo resistito ad piatto di tortilla di patate. Dopo i chilometri percorsi è stato un ristoro particolarmente gradito. In questa seconda giornata abbiamo raccolto diversi sellos, tra cui quelli di “Bemar do Camiño hotel e ristorante rurale dal 1895” ma soprattutto “Los Ángeles del Camino”, nella zona di Cruz do Vento. Si tratta di un altro punto ristoro che abbiamo incontrato lungo il cammino dove era possibile rifocillarsi grazie a quanto messo a disposizione dalla gente del luogo. Non tutti i timbri sulle credenziali corrispondono necessariamente a una lunga sosta, ma ciascuno conserva la memoria di un luogo attraversato.



Betanzos, la città dei cavalieri
Betanzos è uno dei luoghi culturalmente più interessanti del Cammino Inglés. La cittadina, situata alla confluenza dei fiumi Mandeo e Mendo, fu una delle sette capitali storiche dell’antico Regno di Galizia. È conosciuta anche come “Cidade dos Cavaleiros”, la città dei cavalieri.
Il centro storico conserva un impianto medievale, con strade strette, edifici in pietra e importanti chiese gotiche. Tra i monumenti più significativi si trova la chiesa di San Francisco, costruita tra il XIV e il XV secolo. Al suo interno si conserva il monumento funebre di Fernán Pérez de Andrade, detto O Boo, una delle figure più importanti della nobiltà galiziana medievale.
Il sepolcro, sostenuto dalle figure scolpite di un orso e di un cinghiale, è uno degli esempi più interessanti di scultura funeraria gotica della regione. Da vedere anche la chiesa di Santa María do Azougue, anch’essa gotica, situata nel cuore del centro storico. Il nome Azougue richiama l’antica presenza di un mercato, testimonianza dell’importanza commerciale della città. Di menzione sono la chiesa di Santiago e “las casas indianas”, edifici eclettici fatti costruire da emigrati di ritorno dal Sud America come i fratelli Garcia Naveira, cui è dedicata una statua nella piazza omonima. Betanzos conserva inoltre resti delle mura medievali e porte storiche che permettono di immaginare l’aspetto dell’antico abitato.
La notte a Betanzos
Abbiamo dormito all’Hotel Garelos mentre per cena abbiamo scelto il Restaurante Casanova in piazza, ubicato a pochi minuti dal nostro hotel. Qui abbiamo cenato con carne asada accompagnata da un calice di vino tinto. Attenzione perché i ristoranti qui dalle 20:00/20.30, se si vuole mangiare prima ci sono comunque numerosi bar che si affacciano direttamente sulla piazza principale. La seconda tappa era conclusa. Il giorno successivo ci aspettava quella considerata da molti la più impegnativa del Cammino Inglés.






5 ottobre – Terza tappa: Betanzos – Hospital de Bruma
Lunghezza: 24,2km; Dislivello: +629/-270 m (salita/discesa); difficoltà: impegnativa.
Questa è la tappa che richiede maggiore attenzione al dislivello e alla distribuzione dei servizi ma è stata quella anche la più bella. Lasciata Betanzos, il Cammino si inoltra progressivamente nell’entroterra galiziano. Il mare è ormai alle spalle. Il paesaggio cambia completamente. Si percorrono strade di campagna, boschi, piccoli nuclei rurali e salite che sembrano non finire.
Una partenza all’alba e il monumento al pellegrino
Siamo partiti all’alba, quando la luce cominciava appena ad illuminare il paesaggio. Camminare a quest’ora ha qualcosa di speciale. Le strade sono ancora silenziose, i piccoli villaggi sembrano addormentati e il paesaggio si svela lentamente. A un certo punto, su un’altura, abbiamo incontrato un monumento raffigurante un pellegrino che ci indicava la direzione del Cammino. Una figura immobile, eppure capace di trasmettere un messaggio chiarissimo a chi passa. La strada continua da quella parte. È stato un incontro suggestivo, quasi simbolico. In quel momento, con i primi colori dell’alba e tanti chilometri ancora davanti, quella figura sembrava accompagnarci silenziosamente verso Santiago.
Lungo il Cammino i monumenti dedicati ai pellegrini ricordano le migliaia di persone che nei secoli hanno percorso queste strade, spinte dalla fede, dalla curiosità, dalla ricerca personale o semplicemente dal desiderio di mettersi in viaggio. Anche una scultura, incontrata lungo una strada di campagna, può diventare un punto di riferimento e un ricordo prezioso.



Diana, un incontro inatteso su un ponte
Durante questa terza tappa abbiamo conosciuto anche Diana, una pellegrina tedesca di Lipsia, che stava percorrendo il suo quarto Cammino di Santiago. Il nostro primo incontro è avvenuto in un momento che ricordo benissimo.
Stavamo attraversando un ponte sopra l’autostrada, uno di quei passaggi che personalmente mi mettono una gran paura. Ero letteralmente terrorizzata e cercavo soltanto di arrivare dall’altra parte il più velocemente possibile. Ed è stato proprio lì, in un momento così poco poetico, che abbiamo incontrato Diana, anche lei terrorizzata dalle altezze vertiginose visibili da quel ponte.
Ci sono persone con cui bastano poche parole per sentire immediatamente una sintonia. Diana era una di queste. Il suo entusiasmo, la sua sensibilità e il suo modo di vivere il Cammino ci hanno conquistati. Abbiamo cominciato a parlare lungo la strada, come succede spesso tra pellegrini che fino a pochi minuti prima erano perfetti sconosciuti.
Non potevamo ancora immaginare che ci saremmo ritrovati il giorno successivo, a Sigüeiro, e che quell’incontro casuale sarebbe diventato uno dei ricordi più belli del viaggio. Perché il Cammino è fatto anche di persone che entrano nella tua giornata senza preavviso e lasciano un segno.
Gli hórreos, piccoli monumenti della Galizia rurale
Lungo tutto il cammino si incontrano anche i tradizionali hórreos, costruzioni rialzate utilizzate per conservare il mais e altri prodotti agricoli proteggendoli dall’umidità e dagli animali. Sono uno degli elementi più caratteristici dell’architettura rurale galiziana.
Gli hórreos sono spesso costruiti in pietra e legno, con pareti strette e allungate, piccole aperture per favorire la ventilazione e una base rialzata sostenuta da pilastri. La distanza dal terreno permetteva di mantenere asciutti i raccolti e di difenderli dai roditori.
In Galizia se ne incontrano davvero moltissimi. Non se ne conosce il numero esatto ma si stima ve ne siano almeno trentamila. Non sono presenze isolate o rare, ma compaiono continuamente lungo le strade, accanto alle case, nei villaggi e nei campi. Sembra quasi di trovarne uno ad ogni angolo di strada. Alcuni sono semplici e ancora utilizzati, altri sono più antichi, decorati o perfettamente integrati nei cortili delle abitazioni.
La loro forma varia secondo le zone, ma tutti raccontano di una società rurale che per secoli ha dovuto conservare il mais e gli altri prodotti agricoli in un clima umido e piovoso. Camminando, gli hórreos diventano quindi una sorta di filo conduttore del paesaggio galiziano, piccoli monumenti quotidiani che testimoniano il rapporto tra le persone, la terra e il lavoro agricolo.



Presedo e il Museo Xente no Camiño
Abbiamo attraversato villaggi privi di servizi fino ad una delle soste per pranzo più interessanti della giornata. A Presedo abbiamo incontrato “il Mesón Museo Xente no Camiño”. Il nome significa letteralmente “gente del Cammino”.
È un luogo particolarmente adatto allo spirito del pellegrinaggio perché richiama la vita quotidiana, la cultura locale e le tradizioni della Galizia rurale. Non è soltanto il cibo a rendere piacevole una pausa lungo il Cammino. Sono anche gli ambienti, gli oggetti, le persone e il rapporto che questi piccoli locali hanno con il territorio. Qui abbiamo mangiato un “bocadillo con lomo y queso”, ovvero un panino farcito con lonza di maiale e formaggio. Un pranzo semplice, sostanzioso e perfetto per recuperare energie prima di affrontare il resto della tappa. Il timbro del “Mesón Museo Xente no Camiño” è uno dei ricordi della nostra terza giornata.



Il bacino di Beche e As Travesas
Proseguendo si attraversa il territorio di Abegondo, con paesaggi agricoli e piccoli villaggi. La zona di Beche, con il suo bacino artificiale, rappresenta un punto di riferimento lungo il percorso. La credenziale conserva anche il timbro del Bar-Restaurante Beche dove si trovano un’ area barbecue e un’area sosta per i camper nonchè anche Servizi igienici. Più avanti si raggiunge As Travesas, località particolarmente significativa perché in questo settore confluiscono i percorsi provenienti da Ferrol e da A Coruña. Da qui i pellegrini condividono l’itinerario verso Santiago. Qui lungo uno sterrato si trova solitaria un’edicola dove si possono apporre autonomamente i timbri sulle credenziali. Nella zona abbiamo raccolto diversi timbri, tra cui quelli di “O San Roquiño Bar y Albergue”, “Capela de San Roque” e “Casa Avelina”.
San Rocco, il santo dei pellegrini
La presenza di San Rocco lungo il percorso merita una piccola digressione. San Rocco, vissuto secondo la tradizione tra il XIV e il XV secolo, è uno dei santi più rappresentati nell’iconografia del pellegrinaggio. Viene generalmente raffigurato con il bastone, il mantello, una piaga sulla gamba e un cane. Secondo la leggenda, durante la malattia un cane gli avrebbe portato del pane, permettendogli di sopravvivere. Per questo San Rocco è tradizionalmente considerato protettore dei pellegrini e invocato contro le epidemie. Incontrare il suo nome e la sua immagine lungo il Cammino significa ritrovare uno dei simboli più antichi della devozione popolare europea.






Empanadillas e succo a O San Roquiño
Prima di arrivare a Bruma ci siamo concessi un’altra sosta al “O San Roquiño Bar y Albergue” dove abbiamo mangiato delle empanadillas ripiene di spinaci e pollo. Le empanadillas sono piccoli fagottini di pasta ripieni, una versione più piccola delle celebri empanadas diffuse in tutta la Spagna. In Galizia le empanadas sono particolarmente rappresentative della cucina tradizionale e possono essere farcite con carne, pesce, tonno, verdure o altri ingredienti. Questa pausa è stata preziosa prima degli ultimi chilometri della giornata.



Hospital de Bruma, un antico luogo di accoglienza
La meta della giornata era Hospital de Bruma, un piccolo nucleo rurale che conserva nel nome la memoria della propria funzione medievale. Qui esisteva infatti un antico ospedale destinato all’accoglienza dei pellegrini. Nel Medioevo il termine hospital non indicava necessariamente un ospedale nel senso moderno, ma una struttura in cui i viandanti potevano trovare riparo, assistenza e ristoro. L’ospitalità era uno degli elementi fondamentali del sistema dei pellegrinaggi.
A Bruma questa tradizione è ancora percepibile, anche grazie alla presenza degli alloggi destinati ai camminatori, come l’albergue de Peregrinos di Bruma, in una vecchia casa di pietra, un autentico rifugio accogliente gestito da una coppia di ospitalieri. Ci siamo fermati anche qui per mettere un sello sulle nostre credenziali.



Il nostro alloggio, l’ Hostal San Lorenzo de Bruma.
Per la notte abbiamo scelto l’Hostal San Lorenzo de Bruma, una struttura nuova, moderna e particolarmente funzionale per chi percorre il Cammino. Dopo una giornata impegnativa, trovare un ambiente confortevole e ben organizzato è davvero piacevole. Le camere dispongono di servizi privati, un dettaglio che abbiamo particolarmente apprezzato. La struttura offre inoltre lavatrice e asciugatrice, servizi molto utili quando si viaggia per più giorni con uno zaino leggero e pochi cambi di abbigliamento. Poter lavare e asciugare gli indumenti tecnici prima della tappa successiva permette di affrontare il Cammino con maggiore comodità senza portare troppi vestiti.



Cena del pellegrino a Casa Graña
La sera abbiamo cenato a Casa Graña dove si serve il menù del Pellegrino a soli 13 euro, preparato con prodotti della terra e servito in un ambiente familiare. È stato uno di quei momenti in cui la cucina diventa parte integrante dell’esperienza del Cammino. Dopo tanti chilometri, sedersi a tavola e trovare piatti genuini, legati al territorio, ha un valore particolare. L’atmosfera accogliente e informale ha reso la serata ancora più piacevole. Dopo la tappa più impegnativa, la cena è stata un momento di meritato riposo. Eravamo ormai oltre la metà del Cammino. Mancavano due giornate a Santiago. Ma le previsioni meteo per il giorno successivo non erano rassicuranti.



6 ottobre – Quarta tappa: Hospital de Bruma – Sigüeiro
Lunghezza: 24,4 km; Dislivello: +169/-329 m (salita/discesa); difficoltà: facile.
La quarta giornata è stata quella in cui il meteo ha avuto il ruolo più importante. La sera precedente avevamo controllato più volte le previsioni. Era prevista un’allerta per temporali, pioggia e possibili raffiche di vento. Avevamo quindi deciso di partire molto presto.
Ci siamo alzati alle 5:30 e siamo partiti alle 6:00, quando era ancora completamente buio. Per circa due ore abbiamo camminato senza la luce del giorno, attraversando strade rurali e tratti immersi nella natura. Questa giornata è cominciata però in modo indimenticabile perché sopra di noi c’era un cielo infuocato di stelle.
L’assenza delle luci della città rendeva il cielo particolarmente limpido e permetteva di osservare un’infinità di punti luminosi. Camminare sotto le stelle, nel silenzio della campagna galiziana, è stata una delle esperienze più suggestive dell’intero viaggio. Ad Ardemil incontriamo il primo bar ancora chiuso (apriva alle 9:00!); poco dopo il bar, dall’oscurità affiorano delle curiose installazione di dinosauri e una statua di Santiago in Granito. Nella frazione di Buscas troviamo lungo il cammino la chiesa di San Paio de Buscas del 1757 con la statua colorata del Santo sul prospetto.
Il buio, il rumore dei passi, l’aria fresca del mattino e la sensazione di avere davanti un’intera giornata di cammino hanno creato un’atmosfera davvero particolare. Poi, lentamente, è arrivata l’alba.



Da Bruma ad A Rúa
Il percorso attraversa una Galizia profondamente rurale. Piccole strade, boschi, case isolate, prati e villaggi scandiscono il cammino. Questa zona appartiene a un paesaggio modellato nei secoli dall’agricoltura, dall’allevamento e dai collegamenti tra piccoli centri.
Colazione nei boschi al Café Bar Novo
Dopo le prime ore di cammino ci siamo fermati per fare colazione al Café Bar Novo. Un caffè caldo e una tostada con marmellata e burro, qualche minuto di riposo e la possibilità di osservare il paesaggio ormai illuminato dalla debole luce del mattino. Anche qui abbiamo raccolto un timbro sulla credenziale. Poco più avanti nel “Bar A Rua” ci fermiamo solo per raccogliere un altro Sello, poi proseguiamo.



La pausa a O Cruceiro e i panini per il cammino
La nostra sosta principale è stata al “Café Bar O Cruceiro”, ad A Calle. Avevamo studiato con attenzione questa parte del percorso, perché dopo A Calle i servizi diventano più scarsi. Qui abbiamo acquistato dei panini con jamon serrano, che avremmo mangiato molto più avanti lungo il percorso. Il nome Cruceiro richiama le caratteristiche croci monumentali in pietra diffuse in tutta la Galizia, come quella incontrata il giorno prima a Ponte do Porco. Dopo una breve pausa abbiamo ripreso a camminare, lasciando anche noi un post-it sulla parete della saletta interna con su scritto una celebre frase di Antonio Machado, uno dei più celebri poeti spagnoli del ‘900, “caminante no hay camino se hace camino al andar”.



Baxoia e il pranzo sotto una pensilina con la pioggia
Per giorni avevamo temuto di dover affrontare intere tappe sotto la pioggia. E invece, fino a quel momento, il meteo era stato decisamente più favorevole del previsto.
Quando siamo arrivati a Baxoia, abbiamo trovato una pensilina dell’autobus e abbiamo deciso di fermarci per mangiare i panini acquistati al Café Bar O Cruceiro. È stata una scelta pianificata fin dall’inizio della tappa che si è rivelata molto fortunata. Proprio mentre eravamo riparati sotto la pensilina è arrivata la pioggia.
Abbiamo potuto consumare il nostro pranzo senza bagnarci, aspettando che il momento più intenso passasse. Dopo aver indossato indumenti tecnici antipioggia abbiamo ripreso il Cammino per gli ultimi chilometri verso Sigüeiro, un tratto finale sterrato lungo 4 km che corre accanto all’autostrada, sotto una leggera pioggerellina. Le scarpe impermeabili e l’abbigliamento tecnico si sono rivelati particolarmente utili. È stato l’unico tratto del Cammino in cui abbiamo davvero camminato sotto la pioggia. Un ricordo che, a distanza di pochi giorni, è già diventato parte del fascino del viaggio. Attraversiamo per un paio di km la zona industriale di Sigüeiro e arriviamo in centro. La nostra meta era l’hostel Siaba, dove avevamo riservato una stanza per la notte. Dopo una doccia e un po’ di riposo siamo usciti ad esplorare il paese che non è bello ma è fornito di ogni servizio essenziale.
Sigüeiro e il fiume Tambre
Sigüeiro è una cittadina situata lungo il fiume Tambre, importante corso d’acqua della Galizia. Il ponte sul Tambre rappresenta uno dei principali riferimenti del territorio. La località si è sviluppata anche grazie alla sua posizione lungo le vie di comunicazione verso Santiago. Per noi era soprattutto la meta della penultima tappa.
Ritrovare Diana a Sigüeiro per un aperitivo e tante storie da condividere
A Sigüeiro ci aspettava anche una bellissima sorpresa. Abbiamo ritrovato Diana, la pellegrina tedesca di Lipsia che avevamo conosciuto il giorno prima, durante la tappa da Betanzos a Hospital de Bruma. Ci eravamo incontrati su quel ponte sopra l’autostrada che ci aveva fatto tanta paura. Lei era al suo quarto Cammino e già durante il nostro primo incontro ci aveva colpiti per il suo entusiasmo e per il suo modo di vivere il pellegrinaggio. Rivederla il giorno successivo è stato un piacere.
Ci siamo ritrovati alla Bellota Jamonería per un aperitivo e quello che doveva essere un semplice momento di riposo dopo tanti chilometri si è trasformato in condivisione. Seduti insieme, davanti a un aperitivo, abbiamo cominciato a raccontarci le nostre vite. Da dove venivamo, le nostre esperienze, i viaggi, le scelte, quello che ci aveva portati fin lì. Persone che arrivavano da luoghi diversi, con storie differenti, e che per qualche ora avevano condiviso la stessa strada. Perché Santiago è anche questo. Non soltanto chilometri, frecce gialle, paesaggi e una Cattedrale da raggiungere. È incontro. È ascolto. È condivisione.
È la straordinaria possibilità di aprirsi a persone che probabilmente non avresti mai conosciuto nella vita quotidiana, ma con le quali, lungo il Cammino, riesci a parlare come se vi conosceste da sempre. Di Diana mi resterà il ricordo di una persona speciale, incontrata per caso su un ponte che avrei voluto attraversare il più in fretta possibile e ritrovata il giorno dopo davanti a un aperitivo. A volte, mentre cerchi soltanto di superare una paura, incontri qualcuno che rende indimenticabile il viaggio.
Dopo l’aperitivo alla Bellota Jamonería abbiamo cenato al Restaurante Cortés con piatti sostanziosi della tradizione per poi rientrare a dormire all’Hostal Siaba, dove la mattina successiva avremmo raccolto il primo timbro dell’ultima giornata. Quattro tappe concluse. Mancava soltanto Santiago.



7 ottobre – Quinta tappa: Sigüeiro – Santiago de Compostela
Lunghezza: 16 km; Dislivello: +210/-188 m (salita/discesa); difficoltà: facile.
L’ultima giornata aveva un significato completamente diverso. Era il giorno dell’arrivo e non la tappa più breve. Avevamo un vincolo importante alle 17:05 perché dovevamo prendere l’autobus da Santiago per tornare a Porto. Era quindi necessario organizzare con attenzione il percorso, la pausa pranzo e il ritiro della Compostela. Siamo partiti presto intorno alle 7:45–8:00 con gli zaini sulle spalle.
La Cafetería Posada del Peregrino
Lasciata Sigüeiro, il percorso attraversa zone rurali e piccoli nuclei abitati prima di avvicinarsi progressivamente alla periferia di Santiago. Ci siamo fermati per una pausa tecnica e un caffè, a Formarís, a “La Posada del Pellegrino”, dove abbiamo messo il timbro. È stata una delle ultime pause del nostro Cammino. Ormai la meta era vicina e ogni sosta aveva un sapore diverso rispetto ai giorni precedenti. Non si trattava più soltanto di recuperare energie, ma anche di assaporare gli ultimi momenti del percorso.



Il Bosque Encantado
Questa parte del Cammino conserva ancora tratti verdi e tranquilli, ma la presenza della città comincia gradualmente a farsi sentire. Uno dei tratti più suggestivi dell’ultima giornata è stato il passaggio attraverso il Bosque Encantado, il bosco incantato. Dopo giorni trascorsi tra campagne, boschi e piccoli villaggi, questo ambiente naturale ci ha regalato un’ultima immersione nel verde prima dell’ingresso nella città. Il nome stesso richiama un’atmosfera fiabesca. I sentieri, la vegetazione e il silenzio creano una piacevole sensazione di distacco dall’ambiente urbano che ormai si avvicina.
Il Polígono do Tambre e la zona industriale di Santiago
Proseguendo si raggiunge l’area del Polígono do Tambre, una zona produttiva e commerciale alle porte di Santiago. Non è certamente il tratto più suggestivo dal punto di vista paesaggistico, ma fa parte dell’esperienza reale del Cammino Inglés. Qui al Cafè Bar Poligono abbiamo messo un altro sello sulle nostre credenziali.
Anche l’ingresso nelle città, con le sue strade trafficate e gli edifici moderni, appartiene alla storia dei pellegrinaggi. Attraversare la zona industriale è quasi un passaggio simbolico tra il mondo rurale del Cammino e quello urbano della città di Santiago.
Il pranzo al Cafe Bar Gigirey
Prima di raggiungere il centro storico ci siamo fermati a mangiare al bar Gigirey, all’ingresso di Santiago. Si trattava di una scelta precisa. Volevamo arrivare alla Cattedrale avendo già pranzato, senza doverci preoccupare successivamente di cercare un ristorante. Dovevamo inoltre ancora ritirare la Compostela e raggiungere la stazione degli autobus. Dopo pranzo abbiamo ripreso a camminare. Il cielo era incerto. Santiago era ormai vicinissima. Ultima tappa prima di entrare nel centro storico nella cafeteria Kedaki per l’ultimo sello prima dell’arrivo.



L’ingresso nel centro storico
Gli ultimi chilometri hanno qualcosa di particolare. Dopo giorni trascorsi tra boschi, piccoli villaggi e strade di campagna, si entra progressivamente in un ambiente urbano. Poi le vie diventano più antiche. Compaiono gli edifici in pietra, le strade del centro storico e i riferimenti monumentali della città.
Santiago de Compostela è una delle grandi mete del pellegrinaggio cristiano, insieme a Roma e Gerusalemme. La sua storia è legata alla tradizione del ritrovamento, nel IX secolo, della tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore, giustiziato da Erode Agrippa nel 42 o 44 d.C. Dopo il martirio due suoi discepoli ne avrebbero trafugato il corpo e l’avrebbero riportato in Spagna dove l’apostolo aveva predicato il Vangelo prima di tornare a Gerusalemme.
Secondo il racconto tradizionale, un eremita di nome Pelagio avrebbe osservato misteriose luci sopra un luogo boscoso della Galizia. Il nome Compostela deriva proprio da quelle luci ovvero dal latino “campus stellae”. Il vescovo Teodomiro di Iria Flavia avrebbe quindi riconosciuto il sito come luogo della sepoltura apostolica. Da qui nacque uno dei più importanti centri religiosi dell’Europa medievale. Santiago è una città carica di fascino e spiritualità, innanzitutto per la scoperta del sepolcro dell’apostolo Giacomo poi perché la “città di pietra”, avvolta nel mistero, soprattutto sotto la pioggia, è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1985. Il cammino di Santiago è così diventato il “primo itinerario culturale europeo”.



La Cattedrale di Santiago
La costruzione dell’attuale Cattedrale romanica iniziò nel 1075, durante il regno di Alfonso VI. Nel corso dei secoli l’edificio fu ampliato e trasformato, assumendo l’aspetto monumentale che conosciamo oggi. Uno degli elementi architettonici e spirituali più importanti che i Pellegrini incontravano giunti nella Cattedrale è il Pórtico de la Gloria, realizzato dal Maestro Mateo e completato nel XII secolo. Si tratta di una delle massime espressioni della scultura romanica europea. Il portico presenta un complesso programma iconografico dedicato alla salvezza, al Giudizio e alla gloria divina. La colonna centrale raffigura la storia geologica del Cristo. Alla base della colonna ci sono cinque solchi dove milioni di pellegrini per secoli hanno appoggiato la mano destra come ringraziamento e richiesta di benedizione. Oggi questo rito purtroppo non è non più possible, e questo per preservare il Patrimonio culturale.
La facciata occidentale, affacciata su Praza do Obradoiro, fu invece profondamente trasformata in epoca barocca. L’attuale scenografia monumentale è legata soprattutto all’intervento settecentesco dell’architetto Fernando de Casas Novoa.
La piazza è delimitata da edifici di grande importanza storica, tra cui il Pazo de Raxoi, il Colexio de San Xerome e l’Hostal dos Reis Católicos. Quest’ultimo fu fondato dai Re Cattolici alla fine del Quattrocento come ospedale per pellegrini e rappresenta una straordinaria testimonianza dell’antica tradizione di accoglienza della città.
Finalmente Santiago: la Cattedrale appare all’ultimo
L’ingresso a Santiago è stato diverso da come lo immaginavo. Si cammina attraverso la città, si attraversano strade e piazze, si vedono gli edifici del centro storico, si intravedono in alcuni punti le guglie della Cattedrale, che però non si mostra subito. Non appare da lontano come un monumento che domina continuamente l’orizzonte. Bisogna arrivare fino alla fine per vederla in tutta la sua maestorità. Si entra in Praza do Obradoiro. E soltanto allora, girando lo sguardo, la Cattedrale appare. È un effetto scenografico straordinario. Dopo cinque giorni di cammino, oltre cento chilometri, tanti timbri, soste, salite e un tratto percorso sotto la pioggia, eravamo finalmente lì. E proprio in quel momento, dopo una mattinata dal tempo incerto, è uscito il sole. Un finale che non avrei potuto programmare meglio. Avevamo percorso tutto il Cammino con i nostri zaini sulle spalle. Eravamo arrivati fino a Santiago con le nostre gambe. Ce l’avevamo fatta.



La Compostela, l’ultimo timbro e il riconoscimento del Cammino
Dopo l’arrivo in Praza do Obradoiro ci siamo diretti all’Oficina de Acogida al Peregrino, in Rúa Carretas 33. Qui viene rilasciata la Compostela, il documento che certifica il completamento del pellegrinaggio secondo i requisiti previsti. Per 3 euro è possibile anche ottenere un certificato attestante la distanza effettivamente percorsa per chi arriva a Santiago spinto da motivi non spirituali e religiosi.
La Compostela è tradizionalmente rilasciata invece a chi percorre almeno gli ultimi cento chilometri a piedi, con motivazione religiosa o spirituale, documentando il tragitto attraverso la credenziale.
Il consiglio più importante: registrarsi online
Prima di raggiungere l’Ufficio del Pellegrino conviene effettuare la registrazione online sul sito ufficiale (www.registrodelperegrino.com).
La procedura permette di inserire i dati personali, il Cammino percorso e le informazioni richieste per il rilascio del documento. Al termine della registrazione ricevi un codice QR, da presentare insieme alla Credenziale del Pellegrino con i timbri. Il sistema di accoglienza utilizza anche un codice per la gestione delle code, che rende più semplice organizzare l’accesso.
Nel nostro caso la registrazione preventiva è stata particolarmente utile, perché avevamo l’autobus delle 17:05 e non potevamo permetterci di perdere troppo tempo. Naturalmente il QR code non sostituisce la credenziale, che deve essere conservata con tutti i timbri necessari.
Una credenziale piena di ricordi
La nostra credenziale era ormai completamente piena. Ogni timbro raccontava gli alloggi, i bar, i piccoli paesi attraversati, le pause per mangiare e i luoghi incontrati lungo la strada. L’ultimo timbro, quello ufficiale di Santiago del 7 ottobre, ha chiuso simbolicamente il nostro percorso. Poi ci consegnano la Compostela quale testimonianza concreta di cinque giorni vissuti un passo dopo l’altro.
Un po’ di shopping e la visita alla Cattedrale
Dopo aver ritirato la Compostela ci siamo concessi anche un po’ di shopping tra le vie del centro storico. Santiago è ricca di piccoli negozi dedicati al pellegrinaggio, dove si trovano conchiglie, simboli del Cammino, oggetti artigianali e ricordi della città.
Poi siamo entrati nella Cattedrale, per completare la nostra visita con due gesti profondamente legati alla tradizione del pellegrinaggio.
Il primo è la visita al sepolcro dell’apostolo Giacomo, custodito nella cripta sotto l’altare maggiore in un’urna d’argento in stile romanico, dove secondo la tradizione cristiana, riposano le reliquie di San Giacomo il Maggiore, il cui culto ha dato origine alla città e alla rete dei Cammini di Santiago.
Il secondo gesto è stato incredibilmente emozionante ovvero l’abbraccio alla statua dell’apostolo, collocata dietro l’altare maggiore. Il busto del 1211 è abbigliato con vestiti e gioielli del XVII secolo. È uno dei rituali più conosciuti del pellegrinaggio compostellano. Per secoli i pellegrini hanno raggiunto Santiago per venerare le reliquie dell’apostolo e compiere questo gesto simbolico.
Dopo cinque giorni di cammino, poter entrare nella Cattedrale, visitare il sepolcro e abbracciare la statua del santo ha rappresentato il completamento ideale della nostra esperienza.
Un indirizzo da tenere presente per chi arriva a Santiago e vuole pranzare in città è Casa Manolo, in Plaza de Cervantes, a pochi passi dalla cattedrale. Un locale molto conosciuto tra i pellegrini, per la sua ospitalità, le porzioni abbondanti e i menù tipici galiziani a prezzi accessibili.
Il nostro tempo a disposizione invece stava finendo. Dovevamo ancora raggiungere la stazione degli autobus.
E, ancora una volta, il meteo ci ha favorito. Siamo riusciti a completare tutte le attività ed evitare la pioggia che di lì a poco avrebbe avvolto la città in un aurea di mistero.
7 ottobre – Il ritorno a Porto
Alle 17:05 siamo ripartiti da Santiago verso Porto. Il Cammino era concluso, ma il viaggio non ancora. Questa volta avevamo scelto una sistemazione diversa rispetto all’andata, il Solar Antigo Porto Aeroporto, vicino all’aeroporto, comodo per la partenza del giorno successivo. Anche al ritorno abbiamo utilizzato Bolt per gli spostamenti a Porto. Al nostro arrivo in hotel ci hanno accolti con un cocktail di benvenuto e delle tortine al cocco. Ma la vera sorpresa sarebbe stato il cesto con la colazione alle 4:30, disponibile per partenze a partire dalle 2:00. Altro aspetto molto importante è la reception aperta 24h/24h!
L’ultima cena da O Fernando
Per concludere il viaggio abbiamo cenato al ristorante “O Fernando” a soli 270 metri dal nostro hotel. Un posto favoloso, che merita assolutamente di essere ricordato per la squisita zuppa di zucca, il polpo tenerissimo, il pane casereccio con burro speziato e l’ultimo calice di Douro. L’eleganza degli interni e la gentilezza del personale in sala ci ha letteralmente conquistati. Dopo cinque giorni di cammino, era piacevole sedersi a tavola senza dover pensare alla distanza del giorno successivo, alle previsioni meteo o all’orario della sveglia. Era la nostra ultima serata in Portogallo.
Negli zaini c’erano ancora gli stessi oggetti della partenza, ma anche una credenziale piena di timbri e una Compostela. Il viaggio si stava chiudendo.
8 ottobre – Il ritorno a casa
L’ultima mattina è stata dedicata al rientro. La scelta del Solar Antigo Porto Aeroporto ci aveva permesso di essere vicini all’aeroporto, raggiungibile in soli tre minuti a piedi, attraverso un percorso pedonale e di organizzare più comodamente la partenza. Si concludeva così un viaggio di otto giorni, che aveva unito la scoperta di Porto a una delle esperienze più particolari che si possano fare nella vita , il Cammino di Santiago.
INFORMAZIONI PRATICHE
COME ARRIVARE E RIPARTIRE
Il nostro viaggio è iniziato con un volo della Ryanair da Bari per Porto, dove abbiamo trascorso una mezza giornata alla scoperta della città. Il 2 ottobre siamo partiti alle 7:00 dalla stazione di Campanhã con un FlixBus diretto a Santiago e poi con un Monbus diretto a Ferrol, arrivando a destinazione intorno alle 15:00. A Porto abbiamo utilizzato Bolt per gli spostamenti (Scaricate l’app sul telefono per prenotare le corse).
Il Cammino Inglés parte dal Puerto de Curuxeiras di Ferrol e raggiunge Santiago in circa 113 km. Al termine del percorso, il 7 ottobre, siamo rientrati a Porto con un FlixBus delle 17:05, pernottando vicino all'aeroporto prima del volo di ritorno dell'8 ottobre.
LE 5 TAPPE DEL CAMMINO INGLES
· 3 ottobre| Ferrol – Pontedeume| 28-29 km
· 4 ottobre| Pontedeume – Betanzos| 20 km
· 5 ottobre| Betanzos – Hospital de Bruma| 24 km
· 6 ottobre| Hospital de Bruma – Sigüeiro| 24 km
· 7 ottobre| Sigüeiro – Santiago| 16km
DOVE DORMIRE
Abbiamo scelto sistemazioni confortevoli, prenotate in anticipo, privilegiando la vicinanza al Cammino e la possibilità di riposare bene dopo ogni tappa.
· Porto| Hotel Poveira (www.hotelpoveira.com);
· Ferrol| Parador de Ferrol (www.paradores.es/es/parador-de-ferrol);
· Pontedeume| Montebreamo (www.montebreamo.es/);
· Betanzos| Hotel Garelos (www.hotelgarelos.com/);
· Hospital de Bruma| Hostal San Lorenzo de Bruma (www.alberguesanlorenzobruma.com/);
· Sigüeiro| Hostal Siaba (www.hostelsiaba.es/;
· Porto aeroporto| Solar Antigo Porto Aeroporto (www.solarantigo.com/portoaeroporto-en).
Particolarmente utili i servizi di lavatrice e asciugatrice dell'Hostal San Lorenzo de Bruma, che permettono di viaggiare con pochi cambi.
DOVE MANGIARE
La cucina è stata una parte importante del nostro Cammino. Questi sono i locali in cui ci siamo fermati durante il viaggio.
· Porto| Jeronymo & Friends, Cantinho do Avillez
· Ferrol| O Pincho
· Prima tappa| Alborada
· Seconda tappa| O Camiño é Vida, Navel Bar
· Betanzos| Restaurante Casanova
· Terza tappa| Mesón Museo Xente no Camiño, O San Roquiño Bar
· Hospital de Bruma| Casa Graña
· Quarta tappa| Café Bar Novo, Café Bar O Cruceiro
· Sigüeiro| Bellota Jamonería, Restaurante Cortés
· Quinta tappa| Cafetería Posada del Peregrino, Gigirey
· Porto, ritorno| O Fernando
Un consiglio, non tutti i tratti dispongono di bar o negozi. Conviene portare sempre ana borraccia da riempire alle fontanine presenti lungo il cammino e qualcosa da mangiare (ottime le barrette), soprattutto nelle tappe verso Bruma e Sigüeiro.
CREDENZIALE E COMPOSTELA
La credenziale del pellegrino può essere richiesta in Italia attraverso le associazioni jacobee, come abbiamo fatto noi tramite la Confraternita di San Jacopo di Perugia che ha referenti locali, oppure acquistata a Ferrol presso l'ufficio turistico (costo indicativo di circa 2 euro, da verificare).
Per ottenere la Compostela occorre percorrere almeno gli ultimi 100 km a piedi, rispettare i requisiti di motivazione religiosa o spirituale e raccogliere almeno due timbri al giorno nel tratto finale. Consiglio di effettuare la preregistrazione online e conservare il QR code. L'Ufficio del Pellegrino si trova in Rúa Carretas 33, a Santiago.
ZAINO, ABBIGLIAMENTO E KIT SANITARIO
Abbiamo percorso tutte le tappe portando personalmente gli zaini. Indispensabile copri zaino impermeabile, scarpe già collaudate (Gore-Tex in caso di pioggia), calze tecniche, abbigliamento leggero a strati, felpa, giacca e pantaloni impermeabili. Kit di primo soccorso, medicine essenziali e kit di igiene personale. Non dimenticate credenziali e documenti. Io ho usato numerosi sacchettini di plastica impermeabili, utili per custodire ciò che potrebbe bagnarsi. Un piccolo marsupio è fondamentale per avere sempre a portata di mano oggetti di uso frequente senza dover aprire sempre lo zaino.
Nel piccolo kit di pronto soccorso consiglio di inserire Compeed, crema contro gli sfregamenti, cerotti normali, disinfettante, garze, fasce elastiche, antidolorifici, antiinfiammatori, cortisone, antistaminico, paracetamolo, fermenti lattici, Sali minarali, nonché un prodotto decontratturante, questi ultimi soltanto se adatti alle proprie condizioni e utilizzati secondo le indicazioni mediche o del farmacista. Senza esagerare con medicinali e prodotti (lungo il Cammino si trovano farmacie nei centri principali, anche se non in ogni paese). La Spagna assicura ai cittadini italiani la medesima assistenza sanitaria prestata ai propri cittadini. È sufficiente esibire la Team che coincide con il retro della tessera sanitaria. Per una maggiore sicurezza potete anche stipulare una polizza online per assistenza medica e rimpatrio. Noi l’abbiamo fatta con Momondo. Se avete la tessera Aci Gold questa copre anche l’assistenza sanitaria in Spagna.
QUANDO PARTIRE E ALTRI CONSIGLI UTILI
Abbiamo camminato dal 3 al 7 ottobre, con temperature generalmente piacevoli e soltanto un tratto di pioggia tra Baxoia e Sigüeiro, nonostante le previsioni inizialmente molto sfavorevoli. La vicinanza all’Atlantico addolcisce le temperature e rende il cammino praticabile anche in autunno, fermo restando l’elevata possibilità di piogge. In inverno le temperature fredde e le frequenti piogge lo rendono sconsigliabile. Mentre in estate oltre al problema del caldo conviene prenotare con anticipo perché si tratta di meta molto frequentata. Il Cammino è ben segnalato dalle frecce gialle e dai cippi con la conchiglia, ma consiglio comunque di avere una traccia aggiornata gps sul telefono.
Partire presto permette di affrontare le tappe con tranquillità, fermarsi per pranzo e arrivare agli alloggi nel pomeriggio. Prima della partenza è importante controllare il meteo e verificare gli orari dei locali, soprattutto nei piccoli centri rurali. Sebbene accessibili a tutti si consiglia una certa preparazione fisica e mentale almeno 2 mesi prima, allenandosi un paio di volte a settimana con le stesse scarpe che si utilizzeranno lungo il Cammino.
Il consiglio che mi sento di dare? Organizzare il necessario, ma lasciare spazio agli imprevisti piacevoli. Gli incontri, le soste spontanee e i piccoli momenti inattesi sono spesso ciò che rende il Cammino davvero indimenticabile.
Buen Camino!