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Cina in 12 giorni da Pechino a Shanghai passando per l’Henan e Xi’an

2026-11-02 19:39

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Cina in 12 giorni da Pechino a Shanghai passando per l’Henan e Xi’an

CINA - ASIA

Ci sono viaggi che ne racchiudono molti altri. Per me, la Cina è stata uno di questi. In pochi giorni siamo passati dalle grandi piazze imperiali di Pechino ai monasteri buddhisti e taoisti dell'Henan, dalle antiche capitali della Via della Seta alle vertiginose architetture di Shanghai. Abbiamo camminato sulla Grande Muraglia, osservato migliaia di guerrieri di terracotta, assistito agli allenamenti dei giovani allievi dello Shaolin, navigato tra ponti illuminati e attraversato i canali di Suzhou.

Ma abbiamo scoperto anche una Cina quotidiana fatta di persone che fanno ginnastica nei parchi al mattino, di giochi tradizionali, di hutong, di bancarelle di street food, di grandi stazioni ferroviarie, di centri commerciali futuristici.

Quello che segue è il racconto del nostro viaggio in Cina, così come lo abbiamo realmente vissuto, con le tappe nella loro successione effettiva, arricchito da storia, leggende, curiosità e consigli pratici.

13 luglio – Da Brindisi a Milano Malpensa

Il nostro viaggio è cominciato il 13 luglio, con il volo da Brindisi a Milano Malpensa. Siamo arrivati nel tardo pomeriggio e abbiamo pernottato allo Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Centre, un hotel 4 stelle direttamente collegato al Terminal 1. Lo Sheraton è una soluzione ideale per chi deve partire presto o desidera evitare trasferimenti tra hotel e aeroporto.

 

14 luglio – Il volo Air China per Pechino

Il giorno successivo, intorno alle 10:00, dopo le procedure di check-in e imbarco, siamo partiti da Milano Malpensa alle 13:30 con un volo Air China diretto a Pechino. Il volo ci avrebbe portati dall'altra parte del mondo, in una città che per secoli era stata il centro politico e simbolico dell'Impero cinese.

 

15 luglio - Pechino - Il Tempio del Cielo, il Tempio dei Lama e gli hutong

 

L'arrivo a Pechino e la prima colazione cinese

Siamo atterrati alle 5:50 del mattino all'Aeroporto Internazionale di Pechino Capitale, il Beijing Capital International Airport. Ad attenderci c'erano la guida locale e l'autobus che ci avrebbe accompagnati al Beijing New World Centre Tongpai Hotel, un hotel 4 stelle nel cuore della città.

Pechino ha una struttura caratteristica a cerchi concentrici basata sui principi del feng-shui e della cosmologia cinese; attraversiamo in autobus i nuovi quartieri densi di design, arte contemporanea e grattacieli futuristici, poi man mano che ci avviciniamo al centro compaiono gli hutong, sospesi nel tempo con le loro lanterne e le case da tè. Il nostro hotel si trova nel cerchio più interno, a poca distanza a piedi dalla Città proibita, dal Tempio del Cielo e Piazza Tienanmen.

Giunti in hotel abbiamo potuto effettuare l'early check-in, sistemarci nelle camere e fare colazione. Un grande vantaggio dopo il volo notturno. Abbiamo così potuto iniziare le visite senza dover aspettare il pomeriggio per entrare in camera.

La colazione è stata anche il nostro primo incontro con le abitudini gastronomiche cinesi. A differenza di quella italiana, la colazione tradizionale è prevalentemente salata. Tra le specialità che si possono trovare ci sono gli “shaomai”, piccoli ravioli aperti nella parte superiore e cotti al vapore, con ripieni differenti; i “noodles”, serviti anche in brodo; i “baozi”, soffici panini ripieni; e il “congee”, una crema di riso.

Una curiosità è lo yogurt pechinese, tradizionalmente servito in piccoli vasetti di ceramica. Per chi arriva autonomamente a Pechino, dall'aeroporto Capital si può raggiungere la città con il Capital Airport Express, collegato alla metropolitana, oppure con DiDi, il servizio di auto con conducente molto diffuso in Cina. In automobile è prudente prevedere indicativamente un'ora, a seconda del traffico. Pechino dispone anche di un secondo grande aeroporto internazionale, Beijing Daxing, situato a sud della città e famoso per la sua architettura futuristica.

 

La vita nei parchi di Pechino

Prima di raggiungere il Tempio del Cielo abbiamo attraversato un grande parco, ubicato a sud della città proibita dove molti abitanti erano impegnati nelle loro attività mattutine. C'era chi praticava tai chi tra pini secolari, eseguendo movimenti lenti e armoniosi, chi ballava in gruppo seguendo la musica e chi faceva ginnastica. Ci ha incuriosito soprattutto un gioco praticato con una sorta di pallina piumata, che i partecipanti cercavano di mantenere in aria colpendola con i piedi.

Si trattava del “jianzi”, un gioco tradizionale cinese nel quale un volano dotato di piume viene colpito con i piedi, le ginocchia e altre parti del corpo, evitando generalmente l'uso delle mani. È un passatempo antichissimo, ancora molto diffuso nei parchi e nelle piazze. La cosa più bella è stata vedere alcuni dei nostri compagni di viaggio unirsi ai giocatori locali, cercando di imitare i loro movimenti. Non servivano parole per comunicare, bastavano un sorriso, qualche gesto e la voglia di partecipare.

Questa è stata una delle prime immagini della Cina che mi sono rimaste impresse! Accanto alla monumentalità dei palazzi e dei templi, una quotidianità fatta di movimento, socialità e tradizioni.

 

Il Tempio del Cielo - armonia, geometria e spiritualità

La prima grande visita è stata al Tempio del Cielo, Tiāntán (天坛), uno dei complessi religiosi più importanti di Pechino, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Fu costruito all'inizio del XV secolo, durante la dinastia Ming, dall’imperatore Yongle, lo stesso che fece edificare la Città Proibita, e successivamente venne ampliato e restaurato. Qui gli imperatori delle dinastie Ming e Qing celebravano solenni cerimonie per invocare buoni raccolti e mantenere l'armonia tra il Cielo e la Terra.

Nella concezione tradizionale cinese, l'imperatore era il “Figlio del Cielo” e aveva il compito di garantire l'equilibrio cosmico attraverso i riti. Il complesso mi ha colpita soprattutto per la sua pace, la tranquillità e la straordinaria simmetria. Nonostante la monumentalità degli edifici, si percepisce un senso di equilibrio, quasi che ogni elemento sia stato collocato per creare una perfetta armonia.

 

Il significato delle forme e dei colori

L'edificio più famoso è la Sala della Preghiera per i Buoni Raccolti, una costruzione circolare con uno splendido tetto blu a tre livelli. Il blu richiama il cielo. La forma circolare rappresenta la dimensione celeste, mentre le piattaforme quadrate e gli elementi geometrici del complesso rimandano alla terra. Nella cosmologia tradizionale cinese, infatti, il cielo era associato al cerchio e la terra al quadrato. Anche le colonne della sala hanno significati simbolici, legati ai cicli del tempo, alle stagioni e all'organizzazione dell'universo.

Un altro elemento ricorrente è il numero nove, simbolicamente legato al massimo principio yang e all'autorità imperiale. Nell'Altare Circolare i multipli del nove ricorrono nella disposizione delle pietre e delle strutture. Qui, il giorno del solstizio d’inverno, l’imperatore accompagnato da un corteo silenzioso, dopo un lungo digiuno, sacrificava un bue bianco e si inginocchiava rivolto al cielo.

 

Il Muro dell'Eco

Un'altra curiosità riguarda il Muro dell'Eco, che circonda la Volta Celeste Imperiale. Grazie alla particolare forma circolare e alla superficie liscia, i suoni possono propagarsi lungo la parete e risultare udibili a distanza, quando le condizioni acustiche e l'affollamento lo consentono. È un esempio affascinante di come architettura, simbolismo e fenomeni fisici si intreccino nei monumenti cinesi.

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Il Tempio dei Lama

La seconda visita è stata al Tempio dei Lama, conosciuto come Yonghe Temple o Yonghegong (雍和宫). È uno dei più importanti e grandi complessi del buddhismo tibetano a Pechino. Il tempio nacque come residenza principesca e venne trasformato in monastero nel 1744 dall’imperatore Qianlong.Trasformare una reggia in “lamaikon” significava fare della religione tibetana uno strumento di coesione e controllo delle minoranze etniche: tibetani, mongoli, uiguri. La sua architettura combina elementi della tradizione cinese con quelli del buddhismo tibetano: tetti gialli, portici in legno e cortili silenziosi. Attraversando i cortili si incontrano padiglioni, statue, incensieri e fedeli che pregano. L'odore dell'incenso, le decorazioni dorate e i gesti dei devoti contribuiscono a creare un'atmosfera singolare.

 

Il gigantesco Buddha Maitreya

Uno dei tesori più celebri del tempio è la statua del Buddha Maitreya, alta circa 18 metri nella parte visibile, scolpita in un unico grande tronco di legno di sandalo. Maitreya rappresenta il Buddha del futuro, colui che secondo la tradizione buddhista apparirà quando gli insegnamenti del Buddha storico saranno stati dimenticati. La monumentalità della statua e l'atmosfera religiosa del tempio rendono questa visita particolarmente suggestiva.

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Gli hutong e la Pechino tradizionale

Pechino non è solo la città degli imperatori, dei templi e delle grandi piazze ma anche e soprattutto una città fatta di vicoli e di case tradizionali. Dopo il tempio abbiamo così passeggiato tra gli hutong, i vicoli tradizionali della capitale. Gli hutong sono legati alle siheyuan, le abitazioni storiche con muri grigi e tetti a spiovente organizzate attorno a un cortile interno. La disposizione degli ambienti rispecchiava l'organizzazione familiare e le gerarchie della società tradizionale. Gli hutong più ampi e ordinati ospitavano funzionari e famiglie benestanti, mentre quelli più stretti e irregolari erano abitati da mercanti, artigiani e servitori. All’interno della casa il padre dormiva nella stanza nord, i figli a est e ovest e i servitori, nella parte sud. In passato gran parte di Pechino era formata da questi quartieri. Molti sono stati demoliti durante la modernizzazione della città, mentre altri sono stati restaurati e trasformati in zone commerciali e turistiche.

Abbiamo curiosato tra botteghe artigiane, piccoli negozi e locali tradizionali, fermandoci anche in una delle caratteristiche caffetterie del quartiere per riposarci. È stato piacevole rallentare il ritmo delle visite e osservare una Pechino diversa, fatta di vicoli stretti, biciclette, insegne, cortili e piccole attività commerciali. Camminare negli hutong significa scoprire una dimensione della capitale lontana dalle grandi arterie e dai monumenti imperiali.

 

Cena e pernottamento

Dopo le visite siamo rientrati al Beijing New World Centre Tongpai Hotel, dove abbiamo cenato. È stata la conclusione di una giornata intensissima, cominciata all'alba con l'arrivo in Cina.

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16 luglio – La Città Proibita, il Palazzo d'Estate e piazza Tian'anmen

Il secondo giorno a Pechino siamo entrati nel cuore della storia imperiale.

 

La Città Proibita

La prima visita è stata alla Città Proibita, oggi conosciuta anche come Museo del Palazzo. Il complesso esteso su oltre 72 ettari, venne costruito tra il 1406 e il 1420 per volontà dell'imperatore Yongle, della dinastia Ming. Per quasi cinque secoli fu la residenza degli imperatori delle dinastie Ming e Qing. Vi abitarono 24 imperatori. Il nome Città Proibita deriva dal fatto che l'accesso era rigidamente controllato. Soltanto l'imperatore, la famiglia imperiale, i funzionari autorizzati e il personale di corte potevano entrare nelle diverse aree.

Il complesso, allineato lungo un rigoroso asse nord-sud, comprende grandi cortili, porte monumentali, sale cerimoniali, padiglioni e giardini. Si contano novanta corti e quasi mille edifici! Camminando attraverso i suoi spazi immensi si percepisce la volontà di rappresentare, attraverso l'architettura, l'autorità assoluta dell'imperatore.

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Il rosso e il giallo: i colori dell'imperatore

Uno degli aspetti che colpiscono immediatamente è l'uso dei colori. Il rosso domina le pareti e le strutture lignee, mentre il giallo caratterizza gran parte delle tegole smaltate dei tetti (liuli). Il giallo era tradizionalmente associato all'imperatore e al centro dell'universo. Il rosso richiamava prosperità, felicità e protezione. Sulle travi e sui soffitti spiccano il blu e il verde che richiamano il cielo e la natura. Nulla era casuale! Ogni colore, forma e decorazione contribuiva a esprimere l'ordine gerarchico della corte.

 

I draghi imperiali

Lungo le creste dei tetti si trovano figure zoomorfe in processione con all’estremità esterna un uomo su una fenice e, al culmine, un drago imperiale, seguito da leoni, cavalli alati, pesci-drago, ecc. Tra le decorazioni ricorre continuamente il drago, uno dei simboli più importanti della cultura cinese. A differenza della tradizione europea, nella quale il drago è spesso un essere minaccioso, in Cina è generalmente associato alla forza benefica, all'acqua, alla pioggia e all'autorità. Il drago a cinque artigli divenne un emblema particolarmente legato al potere imperiale. Lo abbiamo ritrovato sui soffitti, sui rilievi, sulle ceramiche e negli elementi decorativi dei palazzi.

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I leoni guardiani

Davanti ad alcuni edifici si trovano coppie di grandi leoni guardiani. Tradizionalmente il maschio poggia una zampa su una sfera decorata, simbolo del potere e dell'ordine. La femmina, invece, protegge un cucciolo, richiamando la continuità della famiglia e la protezione della discendenza. Queste figure avevano il compito simbolico di difendere gli edifici dalle influenze negative.

 

I fiori di loto

Tra le decorazioni e gli elementi naturali abbiamo osservato anche i fiori di loto, particolarmente significativi nella cultura cinese. Il loto nasce nel fango e cresce nell'acqua, ma il suo fiore emerge pulito e luminoso. Per questo, soprattutto nella tradizione buddhista, rappresenta la purezza spirituale e la capacità di elevarsi al di sopra delle difficoltà materiali. È un simbolo che abbiamo incontrato più volte durante il viaggio, nei giardini e nei luoghi religiosi.

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Le 9.999 stanze della Città Proibita

Secondo una leggenda molto diffusa, la Città Proibita avrebbe avuto 9.999 stanze e mezza. Il numero è simbolico, non un conteggio architettonico verificato. Nella tradizione il palazzo celeste dell'Imperatore di Giada avrebbe avuto diecimila stanze; quello dell'imperatore terreno doveva quindi rimanere leggermente inferiore. Il racconto esprime perfettamente la concezione del sovrano come Figlio del Cielo.

 

Pu Yi, l'ultimo imperatore della Cina

La storia della Città Proibita è legata anche a Pu Yi, l'ultimo imperatore della dinastia Qing. Salì al trono nel 1908, quando era ancora un bambino, e abdicò nel 1912, dopo la rivoluzione che pose fine all'impero. Nonostante l'abdicazione, gli fu consentito di continuare a vivere per alcuni anni all'interno della Città Proibita. Nel 1924 venne definitivamente allontanato dal palazzo. La sua vicenda è stata raccontata magistralmente nel film L'ultimo imperatore, diretto da Bernardo Bertolucci, vincitore di nove premi Oscar.

Secondo un aneddoto molto diffuso, quando Pu Yi tornò a visitare la sua antica residenza, ormai trasformata in museo, dovette acquistare un biglietto come un normale visitatore. Che il particolare sia storicamente esatto o meno, il racconto esprime bene il cambiamento epocale. L'uomo che un tempo viveva al centro di un impero poteva tornare nel suo palazzo soltanto come turista!

 

Un consiglio, il panorama dal Parco Jingshan

Immediatamente a nord della Città Proibita si trova il Parco Jingshan, costruito attorno a una collina artificiale. Dalla sua sommità si gode una delle viste più spettacolari di Pechino, con i tetti dorati della Città Proibita che si estendono lungo il grande asse monumentale. È una tappa che consiglio di aggiungere a una visita autonoma della capitale, soprattutto nelle giornate limpide.

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Il pranzo in un ristorante tradizionale tra architetture e anatre arrosto

Dopo la visita alla Città Proibita, prima di raggiungere il Palazzo d'Estate, ci siamo fermati per il pranzo in uno dei caratteristici ristoranti tradizionali di Pechino, specializzati nell’anatra arrosto. Appena entrati non sembrava di stare in una semplice sala da pranzo, ma in un insieme di padiglioni tradizionali cinesi ricostruiti all'interno dell'edificio. C'erano strutture in legno scuro, tetti decorati, balaustre verdi, lanterne colorate e particolari architettonici che richiamavano l'atmosfera della Pechino imperiale. Ci colpisce all’ingresso la zona appositamente dedicata alla preparazione delle anatre arrosto, con i forni per la cottura. Sopra un'insegna riporta la scritta 北京烤鸭, che significa anatra arrosto alla pechinese, ovvero la specialità gastronomica. È stato uno di quei pranzi nei quali anche l'ambiente diventa parte dell'esperienza di viaggio! Avremmo però assaggiato l’anatra non durante questo pranzo ma solo più tardi per cena in uno dei ristoranti più eleganti della città!

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Il Palazzo d'Estate, il rifugio degli imperatori

Nel pomeriggio abbiamo visitato il magnifico Palazzo d'Estate, Yíhéyuán (颐和园). È uno dei più celebri complessi di giardini imperiali della Cina e uno dei luoghi che meglio rappresentano l'arte cinese di integrare architettura e paesaggio. Il complesso, patrimonio mondiale dell’Unesco, era utilizzato dalla corte imperiale come residenza estiva, lontano dalla calura della Città Proibita. Il paesaggio è dominato dall'enorme lago Kunming e dalla Collina della Longevità, con padiglioni, ponti, gallerie e templi. Il complesso fu profondamente trasformato nel XVIII secolo sotto l'imperatore Qianlong. Subì gravi distruzioni durante la rivolta dei Boxer nel 1899 ma venne successivamente restaurato.

 

L'imperatrice Cixi

La storia del Palazzo d'Estate è strettamente legata all'imperatrice vedova Cixi, una delle figure più influenti della dinastia Qing. Cixi esercitò un enorme potere politico nella seconda metà dell'Ottocento, governando di fatto attraverso gli imperatori della famiglia. Il Palazzo d'Estate divenne uno dei luoghi a lei più cari. La sua figura è ancora oggi oggetto di interpretazioni differenti. Per alcuni fu una sovrana conservatrice che ostacolò le riforme, per altri una protagonista politica più complessa, costretta a governare durante una fase di profonda crisi dell'impero.

 

La Barca di Marmo

Tra le curiosità del complesso c'è la celebre Barca di Marmo, un padiglione costruito sulla riva del lago. Non si tratta di una vera imbarcazione navigabile, ma di una struttura architettonica decorativa. Lunga 36 metri venne creata nel 1755 per volontà dell’imperatore Quianlong. Secondo un'interpretazione tradizionale, la sua solidità richiamerebbe la stabilità del potere imperiale. Fu l’imperatrice Cixi, nel 1893 a farla restaurare quando l’impero Qing barcollava sotto il peso delle rivolte e delle minacce straniere. Sembra pronta a salpare e nello stesso tempo a restare immobile sull’acqua! Una meraviglia!

 

Il Lungo Corridoio

Un altro elemento straordinario è il Lungo Corridoio, una galleria coperta di oltre 700 metri, decorata con 15.000 scene storiche e letterarie affrescate. Le scene rappresentano paesaggi, racconti mitologici, episodi letterari e motivi floreali. Passeggiare sotto questa lunga struttura dipinta, con il lago da un lato e i giardini dall'altro, è un'esperienza particolarmente suggestiva. Il Palazzo d'Estate è uno dei luoghi nei quali il paesaggio naturale e l'architettura sembrano fondersi perfettamente.

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Piazza Tian'anmen, il cuore politico della Cina

Successivamente abbiamo raggiunto Piazza Tian'anmen, una delle piazze più grandi e famose del mondo. Il suo nome significa Porta della Pace Celeste, dal monumentale ingresso che conduce verso la Città Proibita. È il cuore politico e simbolico della Cina contemporanea. Sulla piazza si affacciano edifici e monumenti di enorme importanza storica. Tra questi si trovano il Mausoleo di Mao Zedong, il Monumento agli Eroi del Popolo e la Grande Sala del Popolo, sede delle principali riunioni dell'Assemblea nazionale del popolo. Prima di arrivare in questa enorme piazza, capace di ospitare oltre 500.000 persone, ci accolgono gruppi scultorei monumentali che raffigurano operai, contadini e soldati in pose rivoluzionarie.

Sul lato settentrionale domina la Porta di Tian'anmen, con il grande ritratto di Mao Zedong. Fu proprio da questa porta che, il 1° ottobre 1949, Mao proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese. 

La piazza è anche ricordata per le manifestazioni del 1989 e per la repressione militare delle proteste democratiche. È un luogo nel quale la storia imperiale e quella della Cina contemporanea si incontrano, ma anche uno spazio carico di significati politici.

 

La cerimonia dell'alzabandiera

Una curiosità riguarda la cerimonia quotidiana dell'alzabandiera, che si svolge all'alba. In estate può avvenire intorno alle cinque del mattino, con orario variabile in base al sorgere del sole. La cerimonia richiama numerosi visitatori cinesi e rappresenta un momento di forte valore simbolico. Per accedere alla piazza bisogna inoltre prevedere controlli di sicurezza rigorosi, verifiche dei documenti e, secondo le disposizioni vigenti, eventuali prenotazioni. È importante avere sempre con sé il passaporto, ma anche questo fa parte dell’esperienza!

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Cena con anatra alla pechinese

Da qui ci siamo spostati nel distretto di Chaoyang dove abbiamo cenato in un ristorante dal nome “Si Shi Tong Tang”, ovvero tradotto letteralmente «quattro generazioni sotto lo stesso tetto».

Come spesso accade nei ristoranti cinesi, i piatti ci sono stati serviti al centro del tavolo, su un piano girevole che permetteva a tutti di assaggiare le diverse preparazioni. La protagonista della cena era naturalmente la celebre anatra alla pechinese laccata, una delle specialità più rappresentative della cucina cinese. Una vera delizia!

 

Come si prepara l'anatra alla pechinese

La sua caratteristica è la pelle dorata, lucida e croccante, ottenuta attraverso una preparazione accurata e una particolare cottura. Tradizionalmente l'anatra viene preparata attraverso diverse fasi. La pelle viene separata dalla carne, asciugata e trattata con una glassatura, spesso a base di sciroppo di maltosio, dalla consistenza simile al miele. Viene poi arrostita fino a ottenere il caratteristico contrasto tra pelle croccante e carne tenera. La preparazione è legata alla tradizione gastronomica della capitale e, storicamente, anche alla cucina delle corti imperiali.

 

Come si mangia

Il servizio tradizionale prevede sottili crespelle di grano, fettine di anatra, cipollotto, cetriolo e una salsa scura e saporita. Si prende una crespella, si aggiungono alcuni pezzi di anatra, le verdure e la salsa, quindi si arrotola il tutto formando un piccolo involtino da mangiare con le mani. In alcune presentazioni la pelle più croccante viene servita separatamente e accompagnata da un po' di zucchero, per esaltarne il contrasto di sapori. È un modo di mangiare conviviale, divertente e molto diverso dalle nostre abitudini. La cena comprendeva anche numerose altre specialità cinesi, servite in piatti condivisi. È stata una serata piacevole, non soltanto per il cibo ma anche per l'eleganza del ristorante e per l'atmosfera. Dopo cena siamo rientrati in hotel.

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17 luglio – La Grande Muraglia di Badaling, le Tombe Ming e una serata a Qianmen

 

La Grande Muraglia Cinese, un sogno che diventa realtà

La terza giornata a Pechino è stata dedicata a uno dei luoghi che desideravo maggiormente vedere, la Grande Muraglia Cinese. Sapevo che sarebbe stata un'esperienza straordinaria, ma non immaginavo quanto sarebbe stata impegnativa. Camminare sulla Grande Muraglia non significa semplicemente passeggiare su un monumento storico ma affrontare salite, discese, gradini irregolari e pendenze davvero impegnative, immersi in uno dei paesaggi più spettacolari della Cina.

 

Oltre 21.000 chilometri di fortificazioni

La Grande Muraglia non è un unico muro continuo, ma un immenso sistema di fortificazioni, torri di guardia, bastioni e barriere naturali costruito e modificato nel corso di oltre duemila anni. Secondo le rilevazioni ufficiali cinesi, l'intero sistema storico raggiunge una lunghezza complessiva di circa 21.196 chilometri, considerando le diverse ramificazioni e le strutture difensive realizzate nelle varie epoche. Le prime fortificazioni risalgono agli antichi Stati cinesi, mentre l'imperatore Qin Shi Huang, nel III secolo a.C., promosse il collegamento e il rafforzamento di alcune difese settentrionali.

Gran parte delle sezioni monumentali oggi visitabili risale invece alla dinastia Ming (1368–1644). La Muraglia aveva funzioni difensive, di controllo del territorio, delle comunicazioni e dei movimenti lungo le frontiere settentrionali. Le torri di guardia permettevano ai soldati di comunicare attraverso segnali di fumo durante il giorno e fuochi durante la notte. Oggi è uno dei simboli più potenti della storia e dell'identità cinese.

 

Badaling, il tratto più famoso e frequentato dai turisti cinesi

Noi abbiamo visitato la sezione di Badaling, situata a circa 70 chilometri a nord-ovest del centro di Pechino. “Chi non è mai salito sulla Grande Muraglia non è un vero uomo”, scrisse Mao Zedong nel 1935. Questa frase, divenuta uno slogan nazionale, è oggi scolpita su una stele di pietra al passo di Badaling. Badaling è uno dei tratti più celebri, meglio restaurati e più frequentati della Grande Muraglia, particolarmente popolare anche tra i turisti cinesi. Badaling fu la prima sezione della Muraglia aperta ufficialmente al turismo, nel 1957. Il tratto attuale risale principalmente alla dinastia Ming e si sviluppa lungo i crinali delle montagne, offrendo panorami spettacolari. È anche una delle sezioni più facilmente raggiungibili da Pechino.

 

Come arrivare a Badaling da Pechino

Chi viaggia autonomamente può raggiungere Badaling anche in treno ad alta velocità, partendo dalla stazione di Beijing North (Pechino Nord) e arrivando alla stazione di Badaling Great Wall. Il collegamento ferroviario è particolarmente comodo e impiega, a seconda del servizio, circa un'ora. La stazione di arrivo si trova nei pressi dell'area turistica della Muraglia, ma bisogna considerare anche il tempo necessario per raggiungere gli accessi e superare gli eventuali controlli. Noi siamo arrivati con l'autobus del tour organizzato.

 

Una camminata molto impegnativa tra salite ripide e discese spezza gambe

Riguardando le fotografie la Grande Muraglia sembra una passeggiata panoramica. In realtà è tutt'altro! Il percorso segue fedelmente il profilo delle montagne e presenta continui saliscendi. Ci sono tratti molto ripidi, gradini alti e irregolari, rampe che sembrano non finire mai e soprattutto discese davvero spezza gambe, che mettono a dura prova ginocchia e muscoli. In alcuni punti la pendenza è così accentuata da richiedere molta attenzione, soprattutto quando il percorso è affollato o si procede sotto il sole estivo. A luglio, con il caldo e l'umidità, la fatica si sente ancora di più.

La salita verso le torri di guardia richiede un discreto allenamento, ma anche le discese possono risultare sorprendentemente impegnative. Non bisogna quindi sottovalutare questa visita! Servono scarpe con una buona aderenza, acqua, cappello e la possibilità di fermarsi spesso. Eppure, nonostante la fatica, ogni passo viene ripagato da panorami straordinari. La Muraglia si arrampica sulle montagne, segue crinali vertiginosi, scompare dietro una collina e riappare in lontananza come un interminabile nastro di pietra.

Dalle torri di guardia lo sguardo abbraccia vallate e rilievi, mentre le fortificazioni sembrano proseguire all'infinito. È proprio questa la sensazione più emozionante. Trovarsi davanti a un'opera così immensa da sembrare quasi impossibile da realizzare. Osservandola dall'alto, ci si rende conto dell'enorme lavoro umano necessario per costruirla in un territorio tanto difficile.

 

La leggenda della Grande Muraglia visibile dalla Luna

Una delle curiosità più diffuse sostiene che la Grande Muraglia sia l'unica costruzione umana visibile dalla Luna. In realtà si tratta di un mito! La Muraglia è relativamente stretta e il suo colore si confonde con quello del paesaggio circostante. Non è visibile a occhio nudo dalla Luna. La sua vera straordinarietà non dipende da questa leggenda, ma dalla lunghezza del sistema difensivo, dalla complessità costruttiva e dalla capacità di adattarsi a un territorio montuoso così impegnativo.

 

La leggenda di Meng Jiangnü

Alla Grande Muraglia è legata anche una delle leggende più commoventi della tradizione cinese, quella di Meng Jiangnü. Si racconta che suo marito fosse stato costretto a lavorare alla costruzione della Muraglia e che, non avendo più sue notizie, la giovane donna fosse partita per cercarlo. Dopo un viaggio lunghissimo scoprì che il marito era morto durante i lavori. Il suo dolore fu così grande che pianse per giorni davanti alla Muraglia, finché un tratto delle fortificazioni crollò, rivelando le ossa dei lavoratori sepolti. È una leggenda popolare, non un episodio storico documentato, ma racconta il prezzo umano attribuito nei secoli alla costruzione delle grandi opere imperiali.

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Pranzo al ristorante all’ingresso di Badaling

Terminata la visita, decisamente stanchi ma entusiasti, ci siamo fermati prima per acquistare dei souvenirs e poi per il pranzo al ristorante all’ingresso alla grande muraglia di Badaling. Dopo le salite e le discese di Badaling, sedersi finalmente a tavola è stato piacevole. Il pranzo comprendeva numerose specialità della cucina cinese, servite secondo la consuetudine dei piatti condivisi. Una caratteristica della ristorazione cinese che abbiamo apprezzato durante tutto il viaggio è proprio questa, anziché ordinare ciascuno un unico piatto, vengono portate al centro della tavola preparazioni diverse, che tutti possono assaggiare. È un modo conviviale di mangiare, che permette di scoprire molti sapori nello stesso pasto.

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Le Tombe Ming e la Via Sacra

Dopo il pranzo abbiamo proseguito con la visita all'area delle Tombe imperiali Ming, dove si trovano i mausolei di tredici imperatori della dinastia. Uno degli elementi più suggestivi è la Via Sacra, o Shéndào (神道), parte del percorso cerimoniale che conduce alla necropoli. Lungo il percorso si incontrano grandi statue in pietra raffiguranti animali reali e fantastici, funzionari e generali. Tra le figure troviamo leoni, elefanti, cammelli, cavalli e animali mitologici.

Alcuni animali sono rappresentati in piedi, altri accovacciati, come se riposassero. Le statue avevano il compito simbolico di proteggere e accompagnare l'imperatore nell'aldilà. Il complesso è legato soprattutto all'imperatore Yongle, che trasferì stabilmente la capitale a Pechino e promosse anche la costruzione della Città Proibita. La sua tomba è il Changling, uno dei mausolei più importanti della necropoli. Passeggiare lungo la Via Sacra, tra le statue monumentali e il verde, dopo l'esperienza intensa della Grande Muraglia, è stato un momento di maggiore tranquillità.

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Il centro commerciale collegato all'hotel

Terminata la visita siamo rientrati a Pechino e al nostro hotel. Una particolarità molto comoda del Beijing New World Centre Tongpai Hotel era la possibilità di accedere a un centro commerciale direttamente dalla struttura, attraverso il piano superiore. Un dettaglio pratico interessante, soprattutto per chi desidera fare acquisti o trovare servizi senza allontanarsi troppo dall'hotel. Ma la nostra giornata non era ancora finita!

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Una serata a Qianmen tra souvenir, street food e vita quotidiana

La sera siamo usciti nel quartiere Qianmen, una delle zone storiche più animate di Pechino, a sud di piazza Tian'anmen. Qianmen prende il nome dalla grande porta meridionale della città imperiale, la Zhengyangmen, un tempo parte del sistema di fortificazioni di Pechino. La zona è attraversata dalla celebre Qianmen Street, storica strada commerciale oggi restaurata, con negozi, insegne tradizionali e locali. Nei vicoli laterali si ritrova invece l'atmosfera degli hutong, con ristorantini, botteghe e bancarelle.

Abbiamo passeggiato tra le strade illuminate, fermandoci a curiosare nei negozi di souvenir, tra piccoli oggetti artigianali, decorazioni e ricordi da portare a casa. L'atmosfera serale era vivacissima con insegne luminose, profumi di cucina, persone che passeggiavano e gruppi riuniti lungo le strade.

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Gli spiedini chuan'r, i ravioli e i dolci cinesi

La serata è proseguita tra le bancarelle di street food. Ricordo soprattutto gli spiedini di carne preparati alla griglia, accompagnati da una birra. Gli spiedini, chiamati chuan'r (串儿), sono molto diffusi in diverse regioni della Cina. Possono essere preparati con vari tipi di carne e insaporiti con spezie, cumino e peperoncino. La carne viene infilata su sottili bastoncini e cotta direttamente sulla brace o su griglie roventi.

Il profumo degli spiedini si diffonde lungo la strada e rende difficile resistere alla tentazione di assaggiarli. Tra le proposte gastronomiche di Qianmen abbiamo incontrato anche ravioli cinesi e dolci tradizionali, che contribuiscono a rendere questa zona interessante per chi ama scoprire un Paese attraverso il cibo. I ravioli, o jiaozi, sono inoltre una delle preparazioni più rappresentative della cucina della Cina settentrionale.

Possono essere bolliti, cotti al vapore o saltati in padella e vengono preparati con ripieni differenti. Tra i dolci da strada si possono trovare frutta caramellata, preparazioni a base di riso glutinoso e numerose specialità locali. È stata una serata semplice e piacevole, fatta di passeggiate, piccoli acquisti, assaggi e osservazione della vita quotidiana. Una Pechino completamente diversa da quella monumentale e solenne della Città Proibita.

 

Una partita a Xiangqi, gli scacchi cinesi giocati per strada

Tra le scene di vita quotidiana che ci hanno colpito c'è stata una partita a “Xiangqi”, gli scacchi cinesi, giocata direttamente per strada. Lo Xiangqi (象棋) è uno dei giochi da tavolo più diffusi in Cina. Si gioca su una scacchiera attraversata idealmente da un fiume, con pezzi circolari contrassegnati da caratteri cinesi. Come negli scacchi occidentali, lo scopo è mettere in difficoltà il generale avversario, ma le regole e i movimenti dei pezzi sono differenti.

Una delle caratteristiche più curiose è proprio il fiume che divide i due schieramenti e condiziona il movimento di alcuni pezzi. In Cina è frequente vedere persone giocare a Xiangqi nei parchi, nelle piazze o lungo le strade, spesso circondate da spettatori che seguono con attenzione ogni mossa. È una scena semplice, ma racconta molto della vita sociale cinese. Dopo i grandi monumenti visitati durante il giorno, osservare una partita improvvisata per strada ci ha fatto entrare in contatto con una dimensione più autentica e quotidiana della città.

 

Rientro in hotel e preparativi per la partenza

Dopo la passeggiata siamo rientrati al Beijing New World Centre Tongpai Hotel. Il giorno successivo avremmo lasciato Pechino per raggiungere la Regione centrale dell’Henan, iniziando una nuova parte del nostro itinerario. Ci attendeva la partenza dalla stazione ferroviaria, un luogo che rappresenta un altro aspetto affascinante della Cina, quello delle grandi infrastrutture e dei collegamenti ferroviari. Dopo tre giornate intense, Pechino ci aveva già mostrato molti dei suoi volti! Abbiamo incontrato la spiritualità dei templi, il potere degli imperatori, la grandiosità della Muraglia e la vitalità delle sue strade.

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18 luglio – Da Pechino a Kaifeng tra pagode, antiche botteghe e navigazione notturna

Abbiamo lasciato Pechino utilizzando il treno ad alta velocità diretto a Zhengzhou. Il viaggio è durato circa due ore e mezza. La partenza dalla stazione ferroviaria è stata anche l'occasione per osservare da vicino l'organizzazione del sistema ferroviario cinese. Le grandi stazioni sono veri nodi di mobilità, con controlli di sicurezza, verifica dei documenti e flussi enormi di viaggiatori. Tutto si svolge con estremo ordine e rigore! Da Zhengzhou abbiamo proseguito in autobus verso Kaifeng, antica capitale imperiale nella provincia dell'Henan.

Kaifeng fu una delle città più importanti della Cina durante la dinastia Song, soprattutto tra il X e il XII secolo. All'epoca era un grande centro politico, commerciale e culturale, collegato alle principali vie d'acqua dell'impero.

 

Il pranzo allo Sheraton Kaifeng

Prima di iniziare le visite abbiamo raggiunto lo Sheraton Kaifeng, il nostro hotel, dove ci siamo fermati per il pranzo. Dopo questa piacevole pausa siamo ripartiti alla scoperta della città, dirigendoci verso la Pagoda di Ferro.

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La Pagoda di Ferro

Dopo il pranzo abbiamo visitato la Pagoda di Ferro, o Tiě Tǎ (铁塔). Il nome può trarre in inganno perché la pagoda non è costruita in ferro. Risale al 1049, durante la dinastia Song, ed è rivestita da elementi ceramici smaltati di colore bruno, che le conferiscono un aspetto metallico. La struttura supera i 55 metri di altezza ed è una delle testimonianze più importanti dell'architettura della dinastia Song. Si trova all'interno di un'area verde, con giardini e spazi che rendono piacevole la visita. La pagoda è sopravvissuta a numerose calamità naturali e trasformazioni della città. Kaifeng, infatti, è stata più volte colpita dalle inondazioni del Fiume Giallo, che hanno modificato profondamente il paesaggio urbano.

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Gli Hanfu, quando i monumenti diventano set fotografici

Durante la visita abbiamo incontrato numerosi giovani vestiti con splendidi abiti ispirati all'epoca imperiale, intenti a passeggiare e a posare per le fotografie. In Cina si sta diffondendo sempre di più la moda di indossare gli Hanfu, abiti tradizionali che richiamano l'abbigliamento delle antiche dinastie cinesi. Complice anche il successo delle serie televisive storiche in costume, tanti giovani, ma non soltanto loro, scelgono di indossare questi abiti per visitare i luoghi più iconici della Cina antica.

Vestiti lunghi e fluttuanti, tessuti ricamati, elaborate acconciature e accessori tradizionali trasformano templi, giardini e palazzi storici in set fotografici improvvisati. È stato interessante osservare questi ragazzi muoversi tra i monumenti! Per qualche istante sembrava davvero di essere tornati indietro nel tempo, nella Cina delle grandi dinastie imperiali. Questa tendenza, oltre a essere una moda, testimonia anche un rinnovato interesse delle nuove generazioni per il patrimonio culturale e le tradizioni del proprio Paese.

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La pace dei giardini della Pagoda di Ferro

Un altro aspetto che mi ha particolarmente colpita è stata la serenità dei giardini che circondano la pagoda. Passeggiare tra stagni, distese di fiori di loto e bellissimi bonsai trasmette un senso di pace e armonia. I fiori di loto, simbolo di purezza e rinascita nella tradizione buddhista, emergono dall'acqua creando scorci delicati e suggestivi. Le piante accuratamente curate, gli specchi d'acqua e la presenza della pagoda millenaria compongono un paesaggio nel quale natura e architettura sembrano dialogare perfettamente. È uno di quei luoghi nei quali vale la pena fermarsi, rallentare il passo e godersi l'atmosfera, senza avere fretta di raggiungere la tappa successiva.

 

Un breve passaggio al Tempio Daxiangguo

Lasciata la Pagoda di Ferro, ci siamo diretti in autobus verso il centro storico di Kaifeng, passando nei pressi del Tempio Daxiangguo (大相国寺), uno dei più importanti complessi buddhisti della città. Fondato originariamente nel VI secolo, raggiunse particolare prestigio durante la dinastia Song, quando Kaifeng era capitale imperiale, diventando un importante centro religioso e culturale. Il programma prevedeva una breve sosta per ammirarne gli esterni e conoscerne la storia, prima di proseguire verso la Shan-Shaan-Gan Guild Hall.

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La Shan-Shaan-Gan Guild Hall

Un'altra tappa è stata la Shan-Shaan-Gan Guild Hall, un elegante complesso della dinastia Qing. Fu costruito dai mercanti provenienti dalle province di Shanxi, Shaanxi e Gansu, che utilizzavano la struttura come luogo di incontro, rappresentanza e assistenza reciproca. Le associazioni mercantili erano molto importanti nella Cina imperiale. I commercianti che operavano lontano dalla propria provincia d'origine potevano ritrovarsi in questi edifici, mantenere i legami con la comunità e organizzare le attività economiche.

La Guild Hall di Kaifeng è particolarmente famosa per la ricchezza delle decorazioni. Intagli in legno, pietra e mattoni rappresentano animali simbolici, motivi floreali, scene della tradizione e auspici di prosperità. È una testimonianza preziosa dell'abilità degli artigiani cinesi.

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Books Street, la strada dei libri

Successivamente abbiamo passeggiato lungo la Books Street, una strada pedonale storicamente legata al commercio di libri, calligrafie e oggetti culturali. La via conserva un'atmosfera tradizionale, con botteghe, insegne, lanterne e negozi. Kaifeng fu un importante centro della cultura scritta durante la dinastia Song, un'epoca di straordinario sviluppo della stampa, delle arti e della letteratura. La passeggiata ci ha condotti verso l'area del lago.

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Il lago e la cena con specialità dell'Henan

Abbiamo raggiunto la zona del lago, dove si trovano padiglioni, edifici tradizionali e scorci particolarmente suggestivi. La sera abbiamo cenato in un ristorante dal nome “Xing Sheng Den”, nei pressi del lago, assaggiando specialità locali della cucina dell'Henan, circondati da gente del posto.

 

La vita lungo il lago, preghiere, trottole e tradizioni

Dopo cena abbiamo passeggiato lungo le rive, dove si era radunata una folla sorprendente. Famiglie, gruppi di amici e persone di tutte le età animavano gli spazi pubblici. Alcuni erano raccolti in preghiera, mentre altri partecipavano a giochi tradizionali. Mi hanno colpita soprattutto le persone che giocavano con le trottole cinesi, chiamate tuóluó (陀螺). Non erano le piccole trottole che conosciamo noi, lanciate semplicemente con le mani. I giocatori utilizzavano una sorta di frusta per colpirle e mantenerle in rotazione.

Era affascinante osservare l'abilità con cui riuscivano a farle girare, ripetendo i colpi con movimenti precisi e ritmati. Un gioco tradizionale trasformato in un momento di socialità, capace di attirare l'attenzione anche dei passanti.

 

Il racconto della guida sul Falun Gong

Durante la passeggiata abbiamo notato anche numerose persone raccolte in preghiera. La guida ci ha parlato del Falun Gong, una pratica spirituale cinese che combina meditazione, esercizi del qigong e insegnamenti morali. Il movimento è stato vietato dalle autorità cinesi nel 1999 e da allora i suoi praticanti sono stati oggetto di repressione. Non sappiamo se le persone che avevamo osservato appartenessero a questo movimento!

Tuttavia, il racconto della guida ci ha fatto riflettere su un aspetto meno visibile della società cinese, il rapporto complesso tra tradizioni spirituali, libertà religiosa e potere politico.

 

Il giro notturno in battello

Dopo la passeggiata abbiamo effettuato uno dei giri in battello più suggestivi del viaggio. Abbiamo navigato tra ponti, edifici illuminati e installazioni luminose, in un'atmosfera quasi fiabesca. Lungo le rive c'era tantissime persone. Le luci si riflettevano sull'acqua e i padiglioni tradizionali sembravano trasformarsi in scenografie teatrali. La navigazione si inserisce nel sistema di acque e canali storici di Kaifeng, legato anche al fiume Bian.

Il fiume era fondamentale per i collegamenti commerciali della capitale durante la dinastia Song. Il celebre rotolo dipinto Lungo il fiume durante la festa di Qingming, attribuito a Zhang Zeduan, rappresenta proprio la vivacità della vita urbana e commerciale di quell'epoca. Le illuminazioni moderne evocano oggi, in modo scenografico, l'antico splendore della città.

 

Il robottino dello Sheraton Kaifeng

La serata si è conclusa con il rientro allo Sheraton Kaifeng, un moderno hotel 5 stelle. Ad accoglierci c'era un curioso robottino di servizio, una presenza simpatica e inaspettata che ci ha fatto sorridere. Dopo una giornata trascorsa tra pagode millenarie, abiti tradizionali, antichi giochi e navigazioni suggestive, quel piccolo robot rappresentava perfettamente uno dei contrasti più affascinanti della Cina, la convivenza tra una cultura antichissima e una tecnologia ormai parte della vita quotidiana.

 

Una curiosità storica su Kaifeng

La città ospitò anche una delle più antiche comunità ebraiche della Cina, sviluppatasi durante l'epoca Song. Secondo la tradizione storica della comunità, una sinagoga fu costruita nel 1163, testimonianza della varietà culturale e religiosa dell'antica capitale imperiale.

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19 luglio – Dengfeng con il Tempio Zhongyue, il Monastero Shaolin e gli spettacoli di kung fu

Da Kaifeng abbiamo proseguito in autobus verso Dengfeng, ai piedi del monte Songshan. Questa regione è particolarmente importante nella storia religiosa cinese, perché vi convivono tradizioni buddhiste, taoiste e confuciane.

 

Il Tempio Zhongyue

La prima visita è stata al Tempio Zhongyue, Zhōngyuè Miào (中岳庙), uno dei più importanti complessi taoisti della Cina. È dedicato alla divinità del monte Songshan, una delle cinque montagne sacre della tradizione cinese. Il taoismo, legato agli insegnamenti attribuiti a Laozi, pone al centro il concetto di Dao, la Via, principio fondamentale dell'universo. L'armonia con la natura, l'equilibrio tra yin e yang e la ricerca di una vita in accordo con l'ordine cosmico sono alcuni dei suoi temi principali.

Il complesso comprende grandi cortili, sale cerimoniali e padiglioni. La sua architettura monumentale, con una successione di cortili e assi prospettici, ricorda per alcuni aspetti quella della Città Proibita.

 

Un luogo di autentica spiritualità tra incensi, offerte e preghiere

Tra tutti i luoghi religiosi visitati durante il viaggio, il Tempio Zhongyue è stato uno di quelli che mi hanno emozionata maggiormente. Non tanto per la monumentalità degli edifici, quanto per la religiosità delle persone. Qui ho percepito una spiritualità intensa, vissuta attraverso gesti semplici e profondamente radicati nella tradizione. I fedeli accendevano bastoncini d'incenso, li tenevano tra le mani e pregavano davanti agli altari. Il fumo si sollevava lentamente, diffondendo nell'aria un profumo caratteristico.

Altri portavano offerte di carta colorata, alcune con decorazioni e simboli, che venivano bruciate in appositi forni rituali. Si tratta di una tradizione diffusa nella religiosità popolare cinese. Le offerte di carta, spesso chiamate joss paper, possono rappresentare denaro simbolico, oggetti o altri doni destinati alle divinità o agli antenati, secondo il contesto religioso. Il gesto del fuoco assume così un significato rituale, trasformando simbolicamente l'offerta e affidandola alla dimensione spirituale. Mi ha colpita osservare la naturalezza con cui le persone compivano questi gesti, concentrandosi nella preghiera, senza apparente fretta. Intorno regnavano pace, quiete e raccoglimento. Nonostante la presenza dei visitatori, si avvertiva una tranquillità particolare. I cortili, gli incensieri, i padiglioni e il fumo che saliva lentamente contribuivano a creare un'atmosfera sospesa. È stata una visita nella quale, più che osservare un monumento, ho avuto la sensazione di entrare in contatto con la spiritualità quotidiana della Cina. Un ricordo che porto con me con particolare intensità.

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Verso il Monastero Shaolin

Lasciato il Tempio Zhongyue ci siamo diretti verso l'area del Monastero Shaolin, uno dei luoghi più famosi al mondo per la tradizione delle arti marziali. Prima di iniziare la visita al monastero ci siamo fermati per il pranzo.

 

Pranzo al ristorante vegetariano nell’area dello Shaolin

Abbiamo pranzato al ristorante vegetariano nell’area dello Shaolin, legato alla tradizione gastronomica buddhista. È stata un’esperienza significativa anche dal punto di vista culturale. Nella cucina vegetariana dei monasteri buddhisti cinesi, spesso indicata come sùshí (素食), vengono utilizzati verdure, funghi, tofu, cereali e altri ingredienti vegetali. Alcune preparazioni riproducono, attraverso consistenze e tecniche di cottura particolari, l'aspetto di piatti tradizionalmente preparati con carne.

La scelta vegetariana è legata, in molte comunità buddhiste cinesi, al principio della compassione verso gli esseri viventi e alla volontà di evitare di provocare sofferenza. Il pranzo è stato quindi un'altra occasione per avvicinarci alla cultura del luogo, questa volta attraverso il cibo, prima di immergerci nella storia del monastero e nelle spettacolari dimostrazioni di kung fu.

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Il Monastero Shaolin

La visita più attesa era certamente quella al Monastero Shaolin, Shàolín Sì (少林寺). Fondato nel 495 d.C., è uno dei luoghi più celebri del buddhismo cinese. Il monastero è strettamente legato alla tradizione del buddhismo Chan, dal quale deriva lo Zen giapponese.

 

La leggenda di Bodhidharma

Secondo la tradizione, il monaco indiano Bodhidharma arrivò in Cina e trascorse nove anni in meditazione presso il monte Songshan. La leggenda racconta che rimase così a lungo immobile davanti a una parete da lasciare su di essa la propria ombra. Bodhidharma è considerato una figura fondamentale nello sviluppo del buddhismo Chan. Le tradizioni successive lo hanno collegato anche alla nascita delle pratiche fisiche dei monaci Shaolin, ma il rapporto storico diretto tra Bodhidharma e l'origine del kung fu non è dimostrato.

 

Gli spettacoli di kung fu nell’istituto monastico Shaolin

Durante la giornata abbiamo assistito a due spettacoli di arti marziali, in momenti differenti. Le dimostrazioni mettevano in evidenza agilità, coordinazione, equilibrio e controllo del corpo. Il kung fu Shaolin è il risultato di una lunga tradizione che combina esercizio fisico, disciplina e pratiche culturali e spirituali. Dietro le esibizioni spettacolari ci sono anni di allenamento e ripetizione dei movimenti. Per chi fosse interessato, qui si possono trovare anche corsi della durata di un giorno.

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La scuola di kung fu

Abbiamo visitato anche una scuola di formazione di kung fu, osservando gli allievi durante le attività. Il programma comprendeva la visita agli ambienti della scuola, inclusa la mensa, per conoscere più da vicino la vita quotidiana degli studenti. Vedere questi ragazzi allenarsi è stato uno degli aspetti più interessanti della giornata. La disciplina è rigorosa e richiede grande impegno, soprattutto per chi inizia fin da piccolo. Ci hanno coinvolto insegnandoci le principali mosse di kung fu!

 

La Foresta delle Pagode

Tra i luoghi visitati nell'area Shaolin c'è  anche la Foresta delle Pagode, Tǎlín (塔林). È una necropoli monumentale nella quale si trovano numerose pagode funerarie dedicate a monaci e abati del monastero. Le strutture appartengono a epoche differenti e presentano forme e decorazioni diverse. Alcune sono semplici, altre più elaborate. Le pagode funerarie testimoniano il prestigio dei maestri che guidarono la comunità monastica nel corso dei secoli. Durante la giornata abbiamo attraversato diversi ambienti religiosi del complesso, alternando le visite ai templi con le esibizioni e la scuola di arti marziali.

 

Il nostro hotel a Dengfeng

Abbiamo pernottato allo Zhongzhou International Shaolin Hotel, un hotel 5 stelle che ricordo particolarmente bello. L'hotel offriva anche la possibilità di effettuare massaggi in camera della durata di un’ora al costo di 25 euro, un servizio molto apprezzabile dopo giornate intense di visite e camminate. Abbiamo cenato direttamente in hotel.

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20 luglio – Luoyang con il Tempio del Cavallo Bianco, le Grotte di Longmen e l'arrivo a Xi'an

La mattina siamo partiti in autobus da Dengfeng verso Luoyang, un'altra delle grandi capitali storiche della Cina. Luoyang fu un centro politico e culturale di primaria importanza per numerose dinastie. È conosciuta anche come Capitale della Poesia e Capitale dei Fiori, soprattutto per la tradizione delle peonie, che fioriscono in primavera.

 

Il Tempio del Cavallo Bianco

La prima visita è stata al Tempio del Cavallo Bianco, Báimǎ Sì (白马寺). Secondo la tradizione fu fondato nel 68 d.C., durante la dinastia Han orientale, ed è considerato il primo monastero buddhista della Cina.

 

La leggenda dei cavalli bianchi

La tradizione racconta che l'imperatore Ming degli Han ebbe un sogno legato a una figura luminosa. Dopo aver inviato emissari verso occidente, accolse monaci e testi buddhisti provenienti dall'India. I testi sacri sarebbero stati trasportati su cavalli bianchi, dai quali deriverebbe il nome del monastero. Il racconto è leggendario, ma esprime l'importanza del luogo nella memoria della diffusione del buddhismo in Cina. Il Tempio del Cavallo Bianco rappresenta simbolicamente l'incontro tra la civiltà cinese e una religione proveniente dall'India.

 

I legnetti rossi dei desideri

Durante la visita mi hanno incuriosita anche i numerosi legnetti rossi appesi all'interno del tempio. Si tratta di piccoli supporti votivi, chiamati anche qífú pái (祈福牌), sui quali i visitatori possono scrivere desideri, preghiere o messaggi augurali, prima di appenderli negli spazi predisposti. Il rosso è un colore particolarmente importante nella cultura cinese. Esso richiama fortuna, felicità, prosperità e protezione. Queste tavolette possono contenere richieste di salute, serenità, amore, successo negli studi o benessere per la famiglia.

Vedere tanti piccoli oggetti rossi sospesi tra gli edifici del tempio era suggestivo. Ogni legnetto rappresentava un pensiero, una speranza, una richiesta personale. Un'altra manifestazione della religiosità cinese che abbiamo avuto modo di osservare da vicino, diversa dalle offerte di carta bruciate al Tempio Zhongyue ma ugualmente ricca di significato.

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Pranzo al Tangdu Yijing International Hotel

Terminata la visita al Tempio del Cavallo Bianco, ci siamo fermati per il pranzo al Tangdu Yijing International Hotel (唐都逸景国际酒店), a Luoyang. Anche questo pranzo si è inserito nella consuetudine dei pasti condivisi che ha caratterizzato il nostro itinerario cinese, con diverse preparazioni servite al centro della tavola. Dopo il pranzo abbiamo proseguito verso uno dei siti più straordinari dell'intero viaggio.

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Le Grotte di Longmen

Abbiamo visitato le Grotte di Longmen, Lóngmén Shíkū (龙门石窟). Le grotte si sviluppano lungo le pareti rocciose del fiume Yi. La realizzazione delle sculture iniziò nel V secolo, durante la dinastia Wei settentrionale, e proseguì nei secoli successivi, soprattutto durante la dinastia Tang. Il complesso comprende migliaia di statue buddhiste, rilievi e iscrizioni. Si contano addirittura 1352 cavità, che recano almeno 100.000 immagini e statue di Buddha (tra pitture rupestri e sculture nella roccia).

 

Il grande Buddha Vairocana

La figura più impressionante è il gigantesco Buddha Vairocana, alto circa 17 metri, scolpito nella parete rocciosa del complesso del Tempio Fengxian. Il suo volto esprime serenità, equilibrio e solennità. Vairocana rappresenta, in alcune tradizioni buddhiste, il principio universale dell'illuminazione.

 

Il legame con Wu Zetian

Una tradizione molto diffusa collega il volto del Buddha all'imperatrice Wu Zetian, una delle figure più straordinarie della storia cinese. Wu Zetian fu l'unica donna ad assumere formalmente il titolo di imperatore nella storia della Cina. Il collegamento tra il suo volto e quello della statua è suggestivo, ma non costituisce un'identificazione storicamente certa.

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Il treno veloce per Xi'an

Terminata la visita siamo saliti sul treno ad alta velocità per Xi'an, con un viaggio di circa un'ora e mezza. Xi'an, anticamente conosciuta come Chang'an (“pace eterna”, è stata capitale di 13 dinastie e uno dei principali punti di partenza della Via della Seta. Dopo l'arrivo abbiamo raggiunto l'Intercity Hotel Xi'an e cenato. Ma la giornata non era ancora finita! Ci aspettava il nostro primo incontro con la straordinaria vita notturna di Xi'an.

 

Xi'an di notte e la magia della Datang Buyecheng

La sera siamo usciti per una passeggiata lungo la Datang Buyecheng (大唐不夜城), conosciuta come Great Tang All Day Mall o Città della dinastia Tang che non dorme mai. È una grande area pedonale situata proprio di fronte alla Pagoda della Grande Oca Selvatica, che avremmo visitato dall'esterno il giorno successivo, dopo l'Esercito di Terracotta e prima del corso di calligrafia. Di sera questo quartiere è un'autentica esplosione di luci, colori, musica e spettacoli.

L'intera zona è stata progettata per evocare lo splendore della dinastia Tang, una delle epoche più ricche e cosmopolite della storia cinese, quando Chang'an era una delle più grandi città del mondo e un importante centro di scambi lungo la Via della Seta. Lungo il percorso si incontrano statue, installazioni artistiche, scenografie luminose, spettacoli e performance ispirate alla cultura Tang. Molti visitatori passeggiano indossando abiti tradizionali, contribuendo a creare un'atmosfera quasi teatrale.

Le architetture illuminate, le insegne, le sculture e la folla rendono la passeggiata particolarmente coinvolgente. È una città che di notte sembra non voler dormire mai.

 

La fontana che risponde alle urla

Tra le attrazioni più divertenti ricordo una fontana interattiva davvero particolare. Gli zampilli d'acqua si alzavano in risposta alle urla delle persone. Più forte si gridava, più in alto sembrava salire il getto!

Intorno alla fontana si raccoglievano gruppi di persone incuriosite che, tra risate e grida, cercavano di far raggiungere all'acqua la massima altezza. Uno spettacolo spontaneo e coinvolgente, che trasformava una semplice installazione in un gioco collettivo. È uno di quei piccoli episodi che rimangono impressi nella memoria perché raccontano un volto inaspettato della Cina contemporanea, capace di combinare tecnologia, divertimento e spazi pubblici.

 

Le torri illuminate e l'atmosfera della città

Xi'an di notte è famosa anche per la spettacolare illuminazione della Torre della Campana e della Torre del Tamburo, due dei monumenti simbolo del centro storico. La Torre della Campana, costruita durante la dinastia Ming, sorge nel cuore della città. La Torre del Tamburo si trova poco distante. Nella tradizione cinese, campane e tamburi scandivano il tempo e segnalavano momenti importanti della giornata. La campana annunciava l’alba; il tamburo il tramonto e la chiusura delle porte cittadine. Le due torri, illuminate di sera, rappresentano uno degli scenari più suggestivi di Xi'an.

La Datang Buyecheng si trova in un'altra zona della città, nei pressi della Pagoda della Grande Oca Selvatica, ma entrambe le aree contribuiscono alla straordinaria atmosfera notturna della città. Quella prima passeggiata ci ha mostrato una Xi'an vivace, moderna e spettacolare, capace di valorizzare il proprio passato attraverso scenografie, luci e spettacoli. Siamo rientrati in hotel con la sensazione di aver scoperto una delle città più affascinanti del viaggio.

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21 luglio – Xi'an con l'Esercito di Terracotta, la Pagoda della Grande Oca Selvatica, la calligrafia e lo spettacolo Tang

 

L'Esercito di Terracotta

La giornata successiva è iniziata con la visita a uno dei siti archeologici più famosi e impressionanti del mondo, l'Esercito di Terracotta. Un consiglio fondamentale, bisogna cercare di arrivare la mattina molto presto! Il sito richiama ogni giorno enormi quantità di visitatori e, soprattutto in alta stagione, le folle possono diventare davvero incredibili. La prima impressione, entrando nei grandi padiglioni che proteggono gli scavi, è difficile da descrivere.

Davanti agli occhi si apre un immenso esercito di statue a grandezza naturale, schierate in file ordinate come se fossero pronte a combattere. Ma la cosa più sorprendente è che ogni guerriero è diverso dall'altro. I volti, le espressioni, le acconciature, le armature e i particolari degli abiti cambiano da una figura all'altra. Sembra di trovarsi davanti a un vero esercito, popolato da uomini con caratteristiche individuali.

 

Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina unificata

L'Esercito di Terracotta appartiene al grande complesso funerario di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina unificata. Nel 221 a.C. Qin Shi Huang riuscì a unificare i regni combattenti, dando origine a un impero centralizzato. Promosse importanti riforme amministrative e la standardizzazione della scrittura, della moneta, dei pesi e delle misure. Il suo nome è legato anche alle grandi fortificazioni settentrionali. Ordinò di collegare e rafforzare tratti di mura preesistenti, contribuendo alla storia del sistema difensivo che nei secoli sarebbe diventato la Grande Muraglia.

La Muraglia monumentale che vediamo oggi, tuttavia, risale in gran parte a epoche successive, soprattutto alla dinastia Ming.

 

L'ossessione per l'immortalità

Qin Shi Huang era profondamente preoccupato per la morte e desiderava raggiungere l'immortalità. Secondo le fonti storiche, fece cercare elisir e sostanze capaci di prolungare la vita. La costruzione del suo complesso funerario iniziò quando aveva appena 13 anni, dopo essere salito al trono del regno di Qin nel 246 a.C. Il progetto proseguì per decenni, coinvolgendo un numero enorme di lavoratori e artigiani. Il mausoleo doveva riprodurre simbolicamente l'organizzazione dell'impero, in modo che il sovrano potesse continuare a esercitare il proprio potere anche nell'aldilà.

 

Non soltanto guerrieri ma un intero mondo sotterraneo

L'Esercito di Terracotta non comprende soltanto soldati. Nel vasto complesso funerario sono stati ritrovati arcieri, ufficiali, fanti, cavalieri, cavalli, carri da guerra e figure legate alla vita di corte. Altre fosse hanno restituito statue di funzionari, artisti e intrattenitori, oltre a raffigurazioni di animali, tra cui uccelli acquatici come gru e anatre. Si tratta quindi di qualcosa di molto più complesso di un semplice esercito. È la rappresentazione di un intero mondo destinato ad accompagnare il primo imperatore nell'aldilà. Un impero sotterraneo nel quale dovevano continuare a esistere l'organizzazione militare, la corte, le attività e i simboli del potere.

 

La scoperta del 1974

Per oltre duemila anni gran parte di questo straordinario complesso rimase sepolta. La scoperta avvenne nel 1974, quando alcuni contadini stavano scavando un pozzo. Durante i lavori emersero frammenti di terracotta che portarono gli archeologi a individuare le prime fosse. Da allora il sito è diventato una delle scoperte archeologiche più importanti del Novecento. Si stima che il complesso delle fosse principali contenesse originariamente oltre 8.000 guerrieri, anche se non tutte le figure sono state riportate alla luce. Molte sono ancora sepolte, mentre altre sono state recuperate in frammenti e sottoposte a lunghi lavori di restauro.

 

I guerrieri erano coloratissimi

Oggi le statue appaiono prevalentemente nel colore naturale della terracotta. In origine, però, erano dipinte con colori vivaci. Le armature, gli abiti e i volti presentavano pigmenti differenti, che rendevano l'esercito ancora più realistico. Purtroppo, dopo l'esposizione all'aria, gran parte delle antiche colorazioni si è deteriorata rapidamente. Questo è uno dei motivi per cui gli scavi procedono con grande cautela perché  è necessario sviluppare tecniche di conservazione capaci di proteggere i pigmenti e i materiali.

 

Il mistero della tomba dell'imperatore

La camera funeraria principale di Qin Shi Huang non è stata ancora scavata sistematicamente. Secondo lo storico antico Sima Qian, al suo interno sarebbe stata realizzata una rappresentazione del mondo, con fiumi e mari di mercurio. Le indagini scientifiche hanno rilevato anomalie compatibili con elevate concentrazioni di mercurio nell'area, ma il contenuto effettivo della camera rimane sconosciuto. È uno dei grandi misteri archeologici ancora irrisolti.

 

Il curioso episodio dello studente tedesco

Alla storia del sito è legato anche un episodio decisamente insolito. Nel 2006 uno studente tedesco si travestì da guerriero di terracotta, riuscendo a introdursi in una delle fosse e a mescolarsi per breve tempo alle statue. Indossava un costume che imitava l'aspetto dei guerrieri e rimase immobile cercando di confondersi con le figure originali. L'episodio attirò l'attenzione internazionale e si concluse con l'intervento del personale di sicurezza.

È un aneddoto curioso, che oggi fa sorridere, ma ricorda anche quanto sia importante proteggere un patrimonio archeologico così fragile. Durante la nostra visita abbiamo trovato controlli rigorosi e distanze di sicurezza che impediscono ai visitatori di avvicinarsi direttamente alle statue. E proprio in questi giorni un evento particolarmente grave ha interessatoi il sito.  Un turista trentenne cinese di nome Sun è riuscito a scavalcare le barriere di sicurezza della fossa n.3 calandosi al suo interno e danneggiando in maniera irreversibile due statue millenarie.

 

Il libro firmato da uno degli scopritori

Un ricordo particolarmente bello della visita è stato il libro sull'Esercito di Terracotta, acquistato nel negozio di souvenir, dove  un tempo Yang Zhifa (scopritore del sito) autografava le copie vendute.  Oggi al suo posto può incontrarsi un simpatico vecchietto che continua ad autografare  libri e  a fare foto con i turisti, legato  probabilmente allo scopritore da lontani e non meglio precisati rapporti di parentela. Resta un ricordo speciale, ovvero un oggetto che ci collega direttamente alla storia della scoperta archeologica.

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La Pagoda della Grande Oca Selvatica

Dopo la visita all'Esercito di Terracotta abbiamo raggiunto l'area della Pagoda della Grande Oca Selvatica, Dàyàn Tǎ (大雁塔). Era proprio la pagoda che avevamo visto la sera precedente, durante la passeggiata nella spettacolare Datang Buyecheng, il quartiere pedonale dedicato alla dinastia Tang. Questa volta ci siamo fermati per ammirarla dall'esterno. Non siamo entrati all'interno della pagoda.

La costruzione risale al 652, durante la dinastia Tang, nel complesso del Tempio Da Ci'en. È strettamente legata al monaco Xuanzang, che nel VII secolo compì un lungo viaggio verso l'India per studiare il buddhismo e raccogliere testi sacri. Al ritorno portò in Cina numerosi manoscritti, contribuendo in modo fondamentale alla traduzione e alla diffusione degli insegnamenti buddhisti. La sua importanza va oltre l’architettura perché è il punto di incontro tra la spiritualità indiana, la cultura cinese, le reti commerciali e l’ambizione della capitale Tang.

 

Il Viaggio in Occidente e il Re Scimmia

La figura di Xuanzang ispirò uno dei grandi classici della letteratura cinese, Viaggio in Occidente. Nel romanzo il monaco viaggia accompagnato da personaggi fantastici, tra i quali il celebre Re Scimmia, Sun Wukong. La storia combina avventura, religione, mitologia e satira. Questo racconto ha ispirato letteratura, fumetti e cultura popolare, basti pensare al celebre personaggio di Dragon Ball, Goku che ripercorre il cammino di Sun Wukong. La pagoda è uno dei simboli più importanti della Xi'an buddhista e della grande stagione culturale della dinastia Tang. Vederla di giorno, dopo aver ammirato la sera precedente l'atmosfera spettacolare del quartiere illuminato, ci ha permesso di apprezzarne anche la storia e l'architettura.

 

Il corso di calligrafia cinese

Dopo la visita esterna alla pagoda abbiamo partecipato a un corso di scrittura e calligrafia cinese, presso lo Xi'an International Painting and Calligraphy. La calligrafia, in Cina, non è considerata soltanto una tecnica di scrittura, ma una vera forma d'arte. La posizione del pennello, la pressione, la velocità del gesto e la distribuzione dell'inchiostro esprimono la personalità e la sensibilità dell'autore. L'esercizio richiede concentrazione, equilibrio e controllo del movimento. È stato bello sperimentare direttamente una tradizione artistica così profondamente radicata nella cultura cinese.

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La cena di ravioli e lo spettacolo della dinastia Tang

La sera abbiamo vissuto un'esperienza davvero spettacolare. Abbiamo cenato in un luogo elegante e scenografico, riconducibile al Tang Dynasty Palace, conosciuto anche come Tang Le Gong. Questo celebre teatro-ristorante è famoso per i banchetti di ravioli cinesi e gli spettacoli ispirati alla corte della dinastia Tang. La struttura ha ospitato nel corso degli anni numerose personalità internazionali e capi di Stato.

 

Il banchetto di ravioli

La cena prevedeva diverse varietà di jiaozi, i ravioli cinesi, preparati con forme, ripieni e presentazioni differenti. Gli jiaozi sono un alimento molto importante nella tradizione gastronomica cinese, soprattutto nelle regioni settentrionali. Sono spesso associati alle riunioni familiari e alle celebrazioni del Capodanno cinese.

 

Lo spettacolo Tang

Dopo cena abbiamo assistito a uno spettacolo con musiche, costumi e danze ispirati alla dinastia Tang, una delle epoche di maggiore splendore culturale della Cina. Xi'an, allora chiamata Chang'an, era una delle più grandi città del mondo e un centro fondamentale della Via della Seta. Lo spettacolo rievoca l'eleganza e il cosmopolitismo di quella corte.

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Una passeggiata serale sotto le mura di Xi'an

Terminata la cena e lo spettacolo, siamo usciti da soli per un'altra passeggiata notturna. Questa volta abbiamo camminato lungo le mura della città, osservando la vita quotidiana degli abitanti. Sotto le antiche fortificazioni urbane, le più complete conservate in Cina, abbiamo incontrato persone che mangiavano angurie, si allenavano, facevano esercizio fisico o giocavano a ping pong. Altre incuriosite ci fermavano per chiederci di fare una foto insieme! È stato un momento piacevole e autentico. Dopo lo spettacolo della corte Tang, con le sue musiche e i suoi costumi, ci siamo ritrovati immersi nella vita quotidiana della Xi'an contemporanea.

Le mura illuminate, le persone che si allenavano e i gruppi impegnati nei giochi creavano un'atmosfera vivace ma rilassata. Un altro ricordo di viaggio fatto di gesti semplici, incontri e piccoli scorci di vita locale.

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22 luglio – Xi'an, in bicicletta sulle mura, il quartiere Hui, la Grande Moschea e l'arrivo a Shanghai

 

In bicicletta sulle mura di Xi'an

La giornata è iniziata con una delle esperienze più belle e divertenti del viaggio, un giro in bicicletta sulle antiche mura di Xi'an. Le mura attuali risalgono principalmente alla dinastia Ming, nel XIV secolo. Si sviluppano per quasi 14 chilometri, precisamente circa 13,7, e rappresentano uno dei sistemi di fortificazione urbana meglio conservati della Cina. Il camminamento superiore si trova a circa 12 metri di altezza e offre una prospettiva straordinaria sulla città. Al suo interno è racchiuso il nucleo storico della città e al suo esterno si sviluppa la metropoli moderna.

Da un lato si osservano i quartieri storici, con i tetti tradizionali e le strade della città antica; dall'altro si estendono gli edifici moderni di Xi'an. Pedalare lassù è un'esperienza davvero particolare. La strada è ampia, le torri si susseguono lungo il percorso e la vista cambia continuamente. Sembra di muoversi in una dimensione sospesa tra passato e presente.

 

L'ingresso dalla Porta Sud e il ponte levatoio

Siamo entrati attraverso la Porta Sud, conosciuta anche come Yongningmen, uno degli accessi monumentali più importanti delle mura. Il sistema difensivo comprendeva porte fortificate, ponti levatoi, cortili interni e torri. Una volta superato il ponte levatoio, si incontrano strutture militari progettate per proteggere l'ingresso alla città. Tra queste vi sono torri dotate di strette aperture dalle quali gli arcieri potevano scagliare le frecce contro eventuali assalitori.

Il sistema era organizzato per rallentare l'avanzata dei nemici e permettere ai difensori di controllare gli accessi. Osservare queste strutture aiuta a comprendere quanto fosse complessa l'architettura militare delle antiche città cinesi. Ma la sensazione più bella è stata quella di pedalare lungo il camminamento. Con il vento sul viso, le torri che si susseguivano e la città ai nostri piedi, pedalare sulle mura di Xi'an è stato davvero come uscire dal tempo.

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Il quartiere Hui, la Xi'an musulmana

Successivamente abbiamo visitato il quartiere musulmano di Xi'an, uno dei luoghi più vivaci e caratteristici della città. Il quartiere è storicamente legato alla comunità Hui, uno dei gruppi etnici ufficialmente riconosciuti in Cina. Gli Hui sono generalmente di religione islamica e sono presenti in numerose regioni del Paese. La loro storia è strettamente connessa ai secolari scambi commerciali e culturali lungo la Via della Seta.

Xi'an, l'antica Chang'an, era infatti uno dei principali punti di partenza delle rotte commerciali che collegavano la Cina all'Asia centrale e al mondo islamico. Attraverso questi contatti arrivarono non soltanto merci, ma anche religioni, tradizioni, conoscenze e abitudini gastronomiche.

 

Tra cappellini bianchi, veli e profumo di spezie

Passeggiando nel quartiere Hui si percepisce immediatamente un'atmosfera diversa rispetto al resto della città.  Xi’an non era soltanto una capitale imperiale ma anche un punto di incontro tra popoli, religioni e culture differenti, come quella islamica connessa alle grandi reti commerciali dell’Euroasia.  Abbiamo incontrato uomini con i caratteristici cappellini bianchi rotondi, spesso indossati dai fedeli musulmani, e donne con il velo. Le strade erano animate da negozi, bancarelle, ristoranti e piccoli laboratori gastronomici. Nell'aria si diffondevano profumi intensi di spezie, pane appena preparato e carne arrostita.  È un quartiere nel quale culture differenti si incontrano, dando vita a una tradizione locale singolare. Il cibo è protagonista in questo universo urbano.

 

Lo street food del quartiere musulmano

Una delle esperienze più piacevoli è stata passeggiare tra le bancarelle di street food e assaggiare alcune specialità della cucina Hui. Tra i cibi più conosciuti c'è il roujiamo, spesso descritto come una sorta di panino cinese ripieno di carne. La preparazione tradizionale prevede una focaccia di pane farcita con carne cotta a lungo e insaporita con spezie. Noi abbiamo assaggiato soprattutto un'altra specialità, il niurou bing, una focaccia fritta ripiena di carne di manzo tritata, cipollotto e spezie.

Il ripieno era profumato con cumino e pepe del Sichuan, mentre l'esterno era dorato e croccante. Deliziosa!

È uno di quei sapori che ricordo ancora con piacere, anche perché assaggiato direttamente per strada, immersi nella vivacità del quartiere. Dopo la focaccia ci siamo concessi anche un dolce singolare, ovvero un mango intero preparato e servito come un gelato. Una pausa fresca e piacevole, perfetta per affrontare il caldo di luglio. Il quartiere Hui è un luogo da visitare non soltanto per la sua storia, ma anche per la gastronomia, i profumi e l'atmosfera.

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La Grande Moschea di Xi'an

Prima di lasciare Xi'an abbiamo visitato la Grande Moschea, situata proprio nel cuore del quartiere musulmano. La sua fondazione viene tradizionalmente fatta risalire al 742, durante la dinastia Tang. È uno degli edifici religiosi più particolari della Cina, perché la sua architettura non corrisponde all'immagine delle moschee che siamo abituati a vedere in Medio Oriente o nel Mediterraneo. Il complesso è formato da cortili, giardini, padiglioni ed edifici con tetti che ricordano quelli dei templi cinesi. Tra le decorazioni compaiono iscrizioni arabe, che rivelano immediatamente la funzione religiosa del luogo. L'insieme crea un equilibrio affascinante tra architettura tradizionale cinese e spiritualità islamica. I tetti ricurvi e la distribuzione spaziale ricordano un tempio cinese mentre funzione religiosa e iscrizioni arabe, il mondo islamico. Un incontro perfetto tra civiltà diverse.

 

Un luogo di culto ancora vivo

La Grande Moschea è tuttora frequentata dai fedeli. Durante la nostra visita abbiamo potuto osservare gli spazi esterni accessibili ai visitatori, passeggiando tra i cortili e i giardini. La sala principale di preghiera era riservata ai fedeli musulmani. Dopo le strade affollate e rumorose del quartiere, entrare nel complesso è stato come cambiare improvvisamente atmosfera. Silenzio, verde, cortili ordinati e architetture tradizionali creavano un ambiente raccolto e suggestivo.

È stata una visita interessante perché racconta la lunga storia dell'Islam in Cina e la capacità di tradizioni religiose differenti di esprimersi attraverso forme architettoniche locali. La Grande Moschea è una testimonianza concreta del ruolo che Xi'an ebbe come crocevia di popoli, merci e culture lungo la Via della Seta.

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Il volo per Shanghai

Terminate le visite ci siamo trasferiti all'aeroporto internazionale di Xi'an per il volo interno verso Shanghai, della durata di circa due ore e mezza. All'arrivo abbiamo raggiunto il nostro hotel, il Sunrise on the Bund, un hotel 4 stelle che sarebbe stato la nostra base durante le ultime giornate del viaggio. Abbiamo cenato in hotel e successivamente siamo usciti per ammirare Shanghai di notte.

 

Il Bund, il primo incontro con lo skyline di Shanghai

La nostra prima passeggiata ci ha portati sul Bund, conosciuto anche come Waitan (外滩), il celebre lungofiume che si affaccia sullo Huangpu. Shanghai è una città nella quale convivono architetture coloniali, quartieri tradizionali e torri futuristiche. Il Bund è uno dei luoghi più iconici della città, perché permette di ammirare contemporaneamente due mondi completamente differenti. Da una parte si allineano i grandi palazzi storici, testimonianza dell'epoca in cui Shanghai era uno dei principali centri commerciali e finanziari dell'Asia.

Dall'altra, oltre il fiume, si innalza il quartiere di Pudong, con uno skyline futuristico fatto di grattacieli, torri illuminate e architetture spettacolari. Di notte il contrasto è ancora più impressionante. Le luci degli edifici si riflettono sull'acqua, le imbarcazioni attraversano il fiume e la città sembra trasformarsi in un gigantesco spettacolo luminoso. Tra gli edifici più riconoscibili spicca la Oriental Pearl Tower, la Torre della Perla Orientale, Dongfang Mingzhu (东方明珠), alta 468 metri, con le sue caratteristiche sfere illuminate di rosa.

Poco distante si distinguono le sagome della Jin Mao Tower, dello Shanghai World Financial Center e della Shanghai Tower. La vista dei grattacieli illuminati di Pudong, al di là del fiume Huangpu, è stata impressionante. Dopo le antiche capitali imperiali, i monasteri e i templi visitati nei giorni precedenti, ci sembrava quasi di essere arrivati in un altro Paese. Eppure era sempre la Cina, capace di sorprendere continuamente con i suoi contrasti.

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Xintiandi, la Shanghai elegante e cosmopolita

Dopo aver ammirato il Bund, prima di rientrare in hotel, abbiamo proseguito la nostra passeggiata nel quartiere di Xintiandi (新天地). È una delle zone pedonali più eleganti e alla moda di Shanghai, ricavata dal recupero di antiche abitazioni tradizionali. Qui si possono osservare le caratteristiche case shikumen, riconoscibili per i portali in pietra e per un'architettura che combina elementi cinesi e occidentali. Queste abitazioni , sviluppatosi alla fine del XIX secolo e disposte tra vicoli stretti noti come lilong rappresentano il tessuto sociale e culturale della città. Molti di questi edifici sono stati restaurati e trasformati in ristoranti, bar, boutique e locali raffinati.

La nostra passeggiata notturna comincia davanti ad un edificio, al numero 76 di Xingye Road, dove il 23 luglio 1921 nacque il Partito Comunista Cinese da un gruppo di 12 delegati tra cui il giovane Mao Zedong. Oggi l'edificio ospita un museo. Arriviamo poi in piazza del North Block che oggi ospita la scultura - fontana Fu, Lu, Shou della scultrice Wu Ching Ju (1961) che raffigura le tre divinità della felicità, prosperità e longevità.

Passeggiando tra le stradine illuminate abbiamo incontrato ristoranti italiani, pizzerie, locali spagnoli e francesi, cocktail bar e ambienti decisamente cosmopoliti. È una Shanghai molto diversa da quella dei quartieri popolari. Una Shangai elegante, ricercata, persino un po' esclusiva. Ma è proprio questo contrasto a renderla interessante. Le facciate storiche, i piccoli cortili e le luci soffuse creano un'atmosfera piacevole, nella quale il passato architettonico della città convive con una vita notturna moderna e internazionale.

È stata la conclusione perfetta della nostra prima serata a Shanghai. Poi siamo finalmente rientrati al Sunrise on the Bund per riposarci, il giorno successivo ci aspettava un'altra giornata ricchissima di visite.

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23 luglio – Shanghai con il Giardino Yu, il Buddha di Giada, il Bund e i grattacieli

 

Risvegliarsi davanti allo skyline di Shanghai

La giornata è iniziata con una sorpresa spettacolare. Dalla nostra camera al Sunrise on the Bund si godeva una vista straordinaria sullo skyline di Shanghai, con la Oriental Pearl Tower e i grattacieli di Pudong che si stagliavano oltre il fiume Huangpu. Dopo aver ammirato la città illuminata durante la notte precedente, ritrovarla al mattino, dalla finestra dell'hotel, è stata un'emozione diversa ma altrettanto intensa. Shanghai sembrava davvero una città proiettata nel futuro. Dopo la colazione siamo partiti alla scoperta della sua anima più tradizionale.

 

Il Giardino Yu, un'oasi nella metropoli

La prima visita è stata al Giardino Yu, Yù Yuán (豫园), uno dei giardini classici in stile Jiangnan, più celebri di Shanghai, situato nel distretto di Huangpu. Fu realizzato durante la dinastia Ming, nella seconda metà del XVI secolo. Il giardino è un piccolo universo di padiglioni, rocce ornamentali, ponticelli, laghetti e vegetazione. L'arte del giardino cinese cerca di ricreare in uno spazio limitato un paesaggio ideale, nel quale architettura e natura convivono armoniosamente.

Le rocce rappresentano le montagne, gli specchi d'acqua richiamano fiumi e laghi e i padiglioni offrono punti di osservazione differenti. Abbiamo passeggiato tra tetti dalle linee sinuose, lanterne rosse, piante accuratamente curate, specchi d'acqua popolati da carpe e piccoli edifici tradizionali. Nonostante la presenza di numerosi visitatori, il giardino conserva angoli di grande bellezza, nei quali si percepisce quella ricerca di armonia che avevamo già incontrato nei giardini imperiali di Pechino. I draghi di Yuyuan sono un elemento affasciante del giardino e fungono da guardiani della pace, mentre le soglie rotonde, note come “porte della luna” rappresentano la perfezione e l’armonia; attraversarle è considerato di buon auspicio!

 

I ponti a zigzag

Il percorso è labirintico e si sviluppa in sei aree per creare un’esperienza intima e meditativa. Una delle particolarità dei giardini tradizionali è la presenza di ponti e percorsi che cambiano continuamente direzione. Secondo una credenza popolare, gli spiriti maligni sarebbero incapaci di seguire percorsi tortuosi. Ma i ponti a zigzag hanno anche una funzione estetica, ovvero obbligano il visitatore a cambiare prospettiva e a scoprire il paesaggio gradualmente. È proprio questo il fascino dei giardini cinesi; non si osserva mai tutto da un unico punto, ma ogni svolta rivela un nuovo scorcio. Uno degli elementi più rappresentativi del giardino è la Huxinting Tea House, del tardo periodo Ming-inizio Qing, sospesa su un laghetto artificiale. E’ famosa per aver ospitato figure come Elisabetta II; per raggiungerla i visitatori devono attraversare il ponte a nove curve (Jiuqu Qiao) dalla celebre forma a zig zag.

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La Città Vecchia, Fangbang Road e il mercatino sotterraneo

Dopo il giardino abbiamo passeggiato nella Città Vecchia (Nanshi), tra negozi, edifici tradizionali e strade commerciali. La zona che circonda il Giardino Yu è molto animata, con bancarelle di souvenir, botteghe, insegne e costruzioni che richiamano l'architettura cinese tradizionale. Abbiamo percorso anche Shanghai Old Street, nell'area di Fangbang Road, curiosando tra le attività commerciali. Ricordo in particolare un mercatino dell'usato situato in un piano sotterraneo, con orologi, oreficeria, stampe, monete, francobolli e molto altro ancora.

Scendere in quel mercato è stato come entrare in un'altra dimensione della città. Si trovano oggetti di ogni genere, articoli di seconda mano e piccole curiosità che raccontavano una Shanghai lontana dalle grandi vetrine internazionali. È uno di quei luoghi che difficilmente compaiono negli itinerari turistici più conosciuti, ma che rendono interessante la scoperta di una città. Durante la passeggiata abbiamo osservato anche piccoli specchi d'acqua e scorci particolari.

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Il Tempio del Buddha di Giada

Un'altra visita è stata al Tempio del Buddha di Giada, Yùfó Sì (玉佛寺). Il monastero venne costruito nel 1918 secondo lo stile architettonico della dinastia Song ed è famoso soprattutto per le statue del Buddha realizzate in giada bianca, provenienti dalla Birmania, l'attuale Myanmar. Il complesso attuale è legato alla storia della comunità buddhista di Shanghai tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. La statua principale raffigura il Buddha seduto in meditazione (Shakyamuni), alta quasi 2 metri. Vi è inoltre la statua el Buddha reclinato, che emana una profonda quiete e tranquillità. La giada è un materiale particolarmente importante nella cultura cinese, associato alla purezza, alla nobiltà e alla virtù.

Il tempio è tuttora un luogo di culto e di vita monastica, frequentato da fedeli che pregano, accendono incensi e portano offerte. La ripresa delle attività religiose nei templi è avvenuta solo dopo il 1979, quando il governo cinese ha iniziato ad allentare le restrizioni sulle libertà di culto.

 

La Sala del Grande Eroe

Uno degli ambienti più suggestivi è la Sala del Grande Eroe, o Daxiong Baodian, la grande sala dedicata al Buddha. Il nome richiama la vittoria spirituale del Buddha sull'ignoranza e sulle forze che ostacolano il raggiungimento dell'illuminazione. All'interno si trovano tre grandi figure buddhiste dorate, circondate da decorazioni, iscrizioni e simboli religiosi. Il rosso e l'oro dominano l'ambiente, creando un'atmosfera solenne. La visita è stata interessante non soltanto per il valore artistico delle statue, ma anche per la possibilità di osservare un monastero ancora vivo, nel quale la spiritualità fa parte della quotidianità. Durante le principali ricorrenze buddhiste il complesso richiama numerosi fedeli e pellegrini.

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Il Bund di giorno e la Shanghai degli anni Venti e Trenta

Dopo il pranzo siamo tornati verso il fiume Huangpu per scoprire il Bund alla luce del giorno. Lo avevamo già ammirato la sera precedente, quando le luci dei grattacieli di Pudong si riflettevano sull'acqua. Ma di giorno il Bund racconta soprattutto un'altra storia. È una delle passeggiate più affascinanti di Shanghai, celebre per la sequenza di palazzi monumentali che testimoniano l'epoca d'oro della città, tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Il Bund si sviluppa lungo la riva occidentale del fiume Huangpu, di fronte al moderno quartiere finanziario di Pudong. Qui, più che altrove, è rimasta impressa l'immagine della Shanghai degli anni Venti e Trenta; una città internazionale, ricchissima, cosmopolita, ma anche piena di contraddizioni. Era la Shanghai dei grandi commerci, delle banche, degli alberghi di lusso e delle concessioni straniere. Ma anche quella raccontata nei romanzi e nei film, popolata da gangster, avventurieri, spie, rifugiati politici e persone in fuga dai rivolgimenti europei e russi.

Nei locali notturni risuonavano il jazz, il tango e il foxtrot, mentre la città viveva una stagione di splendore, mondanità e profonde disuguaglianze. Un fascino decadente e un po' dissoluto, che ancora oggi sembra sopravvivere nelle facciate dei grandi palazzi storici.

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Il Peace Hotel, un tuffo nella Shanghai degli anni Trenta

Tra gli edifici più affascinanti del Bund spicca il celebre Peace Hotel, uno dei simboli della Shanghai storica. L'edificio principale, noto in origine come Cathay Hotel, venne inaugurato nel 1929 ed è riconoscibile per la sua architettura Art Déco e per il caratteristico tetto piramidale verde. Fu realizzato nell'epoca di maggiore splendore della Shanghai internazionale e divenne presto un luogo frequentato da viaggiatori, uomini d'affari, artisti e personaggi celebri.

All'hotel è legato anche il nome dello scrittore inglese Noël Coward, che vi soggiornò negli anni Trenta e vi lavorò alla sua celebre commedia Private Lives. All'interno si trovano ambienti storici e ristoranti che richiamano l'eleganza di quell'epoca, tra cui il Dragon Phoenix Restaurant, noto anche come Long Feng, e gli spazi legati alla tradizione gastronomica occidentale dell'albergo. Arredi raffinati, legni intarsiati, decorazioni Art Déco e dettagli d'epoca restituiscono l'atmosfera della Shanghai degli anni Trenta.

Noi abbiamo deciso di fermarci proprio qui, nel bar dell'hotel, per prendere un caffè e assaggiare alcuni dolci. È stata una pausa davvero speciale. Seduti in quell'ambiente elegante, quasi irreale, avevamo la sensazione di essere tornati indietro nel tempo, in una Shanghai fatta di grandi viaggiatori, musica, letteratura e incontri internazionali. Non era soltanto una sosta per un caffè, ma una piccola esperienza dentro la storia della città.

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Nanjing Road, cinque chilometri di shopping e luci

Lasciato il Peace Hotel, abbiamo proseguito verso Nanjing Road, o Via Nanchino, una delle strade commerciali più famose della Cina. La grande arteria si sviluppa verso ovest per diversi chilometri, attraversando una delle zone più animate della città. Qui si susseguono grandi magazzini, negozi internazionali, insegne colorate, centri commerciali, ristoranti, pub, cinema e luoghi dedicati alla cultura e al tempo libero. È un concentrato della Shanghai moderna, consumistica e tecnologica.

Tra le vetrine più sorprendenti ricordo quella di Huawei, con uno spazio espositivo nel quale erano presenti persino automobili elettriche. Un altro luogo curioso che abbiamo visitato è stato un centro commerciale, il New World Daimaru Department Store, al numero 288 di East Nanjing Road. L'edificio è famoso per le sue scale mobili a spirale che attraversano l'atrio centrale. Sono un esempio sorprendente di come anche un centro commerciale possa diventare un'attrazione architettonica. Il simbolo della cultura pop è invece il Pop Mart Global Flagship Store, un’attrazione per i fan degli Art Toy.

 

Le sfoglie a farfalla, un dolce tipico di Shanghai

Durante la passeggiata lungo Nanjing Road ci siamo fermati davanti a un negozio particolarmente caratteristico per assaggiare una specialità locale. Si tratta delle sfoglie a forma di farfalla, conosciute come húdié sū (蝴蝶酥), dolcetti di pasta sfoglia che ricordano i nostri ventaglietti o palmiers, con una consistenza croccante e burrosa. Ne esistono versioni dolci e salate. Sono una delle specialità di pasticceria più conosciute di Shanghai, legate anche all'influenza della tradizione gastronomica europea sulla città.

Noi abbiamo assaggiato la versione dolce. Sono perfetti da accompagnare a un cappuccino e rappresentano anche una bella idea da portare a casa come ricordo gastronomico di Shanghai. Tra gli indirizzi storici famosi per questa specialità c'è il Park Hotel, conosciuto anche come International Hotel (Guoji Fandian, 国际饭店). Un piccolo assaggio che racconta, ancora una volta, l'incontro tra Oriente e Occidente che caratterizza questa città. Dopo la passeggiata e gli acquisti siamo rientrati in hotel per prepararci a una delle serate più spettacolari dell'intero viaggio.

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Cena panoramica sulla Oriental Pearl Tower

La sera abbiamo vissuto un'esperienza assolutamente indimenticabile, ovvero la cena a buffet sulla Oriental Pearl Tower, la Torre della Perla Orientale, Dongfang Mingzhu (东方明珠). La torre, alta 468 metri, è uno dei simboli più riconoscibili di Shanghai. Fu completata negli anni Novanta, durante la trasformazione di Pudong in un grande distretto finanziario. La sua architettura è caratterizzata da sfere di dimensioni differenti collegate da pilastri e strutture verticali.

All'interno si trova un celebre ristorante panoramico girevole, dal quale è possibile ammirare la città mentre il locale ruota lentamente, offrendo una prospettiva a 360 gradi. La cena a buffet è stata una delle esperienze gastronomiche più scenografiche del nostro itinerario. Dall'alto Shanghai sembrava un immenso tappeto luminoso. Il fiume Huangpu attraversava la città come un nastro scuro, mentre sulle sue rive si distinguevano i palazzi storici del Bund e le torri futuristiche di Pudong.

La rotazione del ristorante permetteva di osservare il panorama da angolazioni sempre diverse, senza lasciare il tavolo.

 

Camminare sul pavimento trasparente

Un'altra esperienza emozionante è stata quella delle aree panoramiche dotate di pavimento trasparente. Guardare verso il basso, con la città che si estende a centinaia di metri sotto i piedi, provoca una sensazione davvero particolare. Naturalmente è un'esperienza consigliata soprattutto a chi non soffre di vertigini!

La vista è spettacolare, ma il senso di altezza è impressionante. Tra la cena panoramica, le luci della città e il pavimento di vetro, questa serata è stata senza dubbio uno dei momenti più memorabili del viaggio.

 

Shanghai di notte ai piedi dei tre grattacieli

Dopo cena siamo scesi nel quartiere finanziario di Lujiazui, dove abbiamo ammirato da vicino i tre grandi grattacieli.

 

Jin Mao Tower 

La Jin Mao Tower, alta circa 420 metri, richiama nella sua architettura le forme delle pagode tradizionali cinesi. 

 

Shanghai World Financial Center 

Lo Shanghai World Financial Center, alto 492 metri, è riconoscibile per la grande apertura trapezoidale nella parte superiore. Per la sua forma è stato soprannominato anche cavatappi.

 

Shanghai Tower 

La Shanghai Tower, alta 632 metri, è uno degli edifici più alti del mondo. La sua forma a spirale contribuisce a ridurre le sollecitazioni del vento sulla struttura. 

Trovarsi ai piedi di questi edifici illuminati è un'esperienza impressionante. Dopo averli osservati dall'alto, durante la cena sulla Torre della Perla Orientale, ritrovarsi alla loro base ci ha fatto percepire ancora di più le dimensioni straordinarie di queste architetture.

La Shanghai contemporanea sembra quasi appartenere a un altro mondo rispetto alle antiche capitali e ai monasteri visitati nei giorni precedenti.

 

Un ultimo drink al Sunrise on the Bund

La serata si è conclusa con il rientro al nostro hotel. Prima di salire in camera ci siamo fermati nella hall del Sunrise on the Bund per un ultimo drink. È stato un momento piacevole per ripensare alla giornata, alle passeggiate, agli incontri tra la Shanghai storica e quella contemporanea e soprattutto allo spettacolo della città vista dall'alto. Il giorno successivo ci aspettava Suzhou, con i suoi canali, i ponti e la celebre torre pendente.

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24 luglio – Suzhou con la Collina della Tigre, la torre pendente, i canali e Pingjiang Road

L'ultima giornata del nostro itinerario è stata dedicata a Suzhou, raggiunta in autobus da Shanghai. Suzhou è una città storica famosa per i suoi giardini, i canali, i ponti e la tradizione della seta. La sua storia è legata ai grandi sistemi di navigazione interna della Cina e al Grande Canale, una delle opere idrauliche più importanti del mondo.

 

La Collina della Tigre

La prima visita è stata alla Collina della Tigre, Hǔqiū (虎丘). È uno dei luoghi simbolo di Suzhou e si trova all'interno di un grande parco storico. Abbiamo percorso i sentieri in salita, attraversando giardini, antiche strutture e scorci suggestivi, fino a raggiungere la famosa pagoda. Il luogo è profondamente legato alla storia e alle leggende dello Stato di Wu, uno degli antichi regni della Cina. Secondo la tradizione, qui sarebbe stato sepolto Helü, re dello Stato di Wu, vissuto nel VI secolo a.C. Si racconta che, dopo la sepoltura, una tigre bianca apparve sulla tomba. Da questo episodio deriverebbe il nome della collina.

 

La Roccia della Spada

Tra le curiosità del parco c'è anche la Roccia della Spada, o Sword Rock, una grande roccia caratterizzata da una profonda fenditura. Secondo una leggenda, il taglio sarebbe stato provocato da un colpo di spada. Il luogo è legato alle numerose storie che circondano la figura del re Helü e la sua sepoltura. La tradizione racconta anche che il sovrano sarebbe stato sepolto insieme a preziose spade. Come spesso accade nei luoghi storici cinesi, fatti documentati e racconti leggendari si intrecciano, rendendo la visita ancora più affascinante.

 

La Pagoda Yunyan, la Torre di Pisa cinese

Sulla Collina della Tigre si trova la celebre Pagoda Yunyan, Yúnyán Sì Tǎ (云岩寺塔). La costruzione risale al X secolo. La pagoda, alta circa 47,7 metri, è composta da sette piani ed è famosa per la sua inclinazione. Per questo viene spesso chiamata la Torre di Pisa cinese. L'inclinazione è legata principalmente al cedimento differenziale delle fondazioni. La struttura rappresenta una testimonianza importante dell'architettura cinese medievale. Vederla emergere tra gli alberi, al termine del percorso in salita, è stato suggestivo. Il paragone con la Torre di Pisa viene spontaneo, non soltanto per l'inclinazione, ma anche per il fascino di un edificio antico che continua a sfidare il tempo.

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In battello lungo i canali

Dopo la visita alla Collina della Tigre abbiamo effettuato un giro in battello lungo i canali di Suzhou. La navigazione si è sviluppata attraversando il sistema di vie d'acqua che caratterizza la città. Dall'acqua abbiamo osservato ponti, edifici tradizionali e scorci urbani molto diversi da quelli delle grandi città visitate nei giorni precedenti. La cosa più interessante è stata la possibilità di scoprire una Suzhou quotidiana, lontana dalle sole immagini turistiche.

Abbiamo attraversato quartieri popolari, osservando abitazioni affacciate direttamente sull'acqua, piccoli mercati, attività locali e imbarcazioni tradizionali. In alcuni tratti i canali erano stretti e sembrava quasi di entrare nella vita privata della città. Suzhou è spesso soprannominata la Venezia d'Oriente, anche se la sua storia urbana e il suo sistema di canali hanno caratteristiche proprie. Il giro in battello è stato uno dei modi migliori per comprendere il rapporto profondo tra la città e l'acqua.

Non soltanto un paesaggio pittoresco, ma un sistema di vie di comunicazione che per secoli ha sostenuto la vita economica e sociale del territorio.

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Pranzo e passeggiata lungo Pingjiang Road

Dopo il battello ci siamo fermati per il pranzo. Successivamente abbiamo raggiunto Pingjiang Road, una delle strade storiche più belle di Suzhou. È un'antica via pedonale che corre parallelamente a un canale, tra case tradizionali dalle pareti chiare, ponticelli di pietra, negozi, botteghe artigiane e piccoli locali. La zona conserva l'impianto urbano della Suzhou storica, con il caratteristico intreccio di strade e corsi d'acqua. Passeggiare lungo Pingjiang Road significa scoprire un volto della Cina molto diverso da quello dei grattacieli di Shanghai. Il tempo sembra rallentare tra le facciate tradizionali, le imbarcazioni e i ponti. Dopo la navigazione nei canali e la visita alla Collina della Tigre, questa passeggiata ci ha permesso di concludere la giornata assaporando ancora una volta l'atmosfera della città. È stata una conclusione perfetta per il nostro itinerario. Dopo la monumentalità delle capitali imperiali e la modernità delle metropoli, una città d'acqua dall'atmosfera raccolta.

 

Ritorno a Shanghai e partenza

Nel tardo pomeriggio siamo rientrati a Shanghai in autobus. Abbiamo fatto una cena veloce in hotel, dove avevamo la camera a disposizione fino alla partenza. Successivamente ci siamo trasferiti all'Aeroporto Internazionale di Shanghai Pudong, uno dei principali scali internazionali della Cina. Il nostro volo Air China era previsto all'1:30 del 25 luglio, con arrivo a Milano Malpensa alle 8:05.

 

Come raggiungere l'aeroporto di Shanghai Pudong

L'Aeroporto Internazionale di Shanghai Pudong (PVG) è molto grande e si trova a una distanza considerevole dal centro della città. Per questo è importante organizzare il trasferimento con sufficiente anticipo, soprattutto quando si deve prendere un volo intercontinentale. Una delle possibilità è utilizzare la linea 2 della metropolitana, che collega diverse zone centrali di Shanghai con l'aeroporto, verificando gli orari del servizio e le eventuali modalità di trasferimento.

Un'alternativa interessante è il celebre treno Maglev, a levitazione magnetica, che collega la stazione di Longyang Road all'aeroporto di Pudong. È uno dei sistemi ferroviari più particolari al mondo e rappresenta un'esperienza curiosa anche per chi ama la tecnologia. Naturalmente si può raggiungere l'aeroporto anche in taxi o utilizzando DiDi, il servizio di auto con conducente molto diffuso in Cina. In automobile è prudente prevedere indicativamente un'ora e mezza per il trasferimento, soprattutto considerando il traffico, la posizione di partenza e la necessità di arrivare con anticipo per le procedure aeroportuali.

Non è un aeroporto proprio dietro l'angolo!

Per quanto riguarda il nostro hotel, il Sunrise on the Bund, consiglio di verificare sulla mappa quale sia la stazione della metropolitana più comoda. Con il trasferimento a Pudong si è conclusa la nostra avventura cinese, dopo dodici giorni intensissimi tra città imperiali, templi, paesaggi, tradizioni e architetture futuristiche.

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25 luglio – Rientro a Milano e un'ultima giornata dedicata all'arte

Il viaggio in Cina si è concluso con l'arrivo a Milano Malpensa. Ma prima del volo serale per Brindisi avevamo organizzato un'ultima giornata culturale. Abbiamo raggiunto Milano Cadorna con il Malpensa Express e visitato la Pinacoteca di Brera, ammirando capolavori di Mantegna, Bellini, Bramante, Piero della Francesca, Raffaello, Hayez e altri grandi artisti. Tra le opere che desideravamo vedere c'erano il Cristo morto di Mantegna, la Pietà di Bellini, il Cristo alla colonna di Bramante, la Pala di Montefeltro di Piero della Francesca, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello e Il Bacio di Hayez.

Dopo un pranzo alla Trattoria Torre di Pisa, dove abbiamo gustato prosciutto toscano e testaroli al pesto accompagnati da un Vermentino toscano, abbiamo visitato il Cenacolo Vinciano con una guida privata prenotata attraverso GetYourGuide. Un'esperienza così ricca da meritare un articolo a parte su itinerare.it. La sera siamo rientrati a Brindisi.

 

-----INFORMAZIONI PRATICHE-----

 

DOVE ABBIAMO DORMITO

Durante il viaggio abbiamo soggiornato in hotel di ottimo livello, tutti particolarmente confortevoli.

·        Milano Malpensa - Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Centre, 4 stelle. Utilizzato prima della partenza, comodissimo perché direttamente collegato al Terminal 1.

·        Pechino - Beijing New World Centre Tongpai Hotel, 4 stelle. Abbiamo apprezzato la posizione centralissima, l'early check-in all'arrivo, la colazione e la possibilità di raggiungere un centro commerciale direttamente dall'hotel.

·        Kaifeng - Sheraton Kaifeng, 5 stelle. Una struttura moderna e confortevole, nella quale abbiamo anche pranzato prima della visita alla Pagoda di Ferro. Al rientro serale abbiamo incontrato un simpatico robottino di servizio. 

·        Dengfeng - Zhongzhou International Shaolin Hotel, 5 stelle. Uno degli hotel che ricordo con maggiore piacere, anche per la possibilità di usufruire di massaggi direttamente in camera.

·        Xi'an - Intercity Hotel Xi'an. La nostra base per visitare l'Esercito di Terracotta, la Pagoda della Grande Oca Selvatica e il centro storico.

·        Shanghai - Sunrise on the Bund, 4 stelle. Dalla nostra camera abbiamo ammirato lo skyline di Pudong e la Oriental Pearl Tower. Ricordo anche l'ultimo drink nella hall, dopo la spettacolare serata sulla torre.

La qualità degli alberghi è stata uno degli aspetti positivi dell'organizzazione.

 

LA CUCINA CINESE UNA VERA SORPRESA

Un viaggio in Cina è anche un viaggio attraverso tradizioni gastronomiche molto differenti. La cucina cambia profondamente da una regione all'altra. 

A Pechino abbiamo gustato la tradizionale anatra alla pechinese laccata per cena, pranzato in un suggestivo ristorante tradizionale dopo la visita alla Città Proibita e assaggiato numerose specialità al ristorante nella zona di Badaling. Durante la serata a Qianmen abbiamo scoperto gli spiedini chuan'r, i ravioli, i dolci tradizionali e l'atmosfera dello street food, accompagnando gli spiedini con una birra.

A Kaifeng abbiamo pranzato allo Sheraton prima di iniziare le visite e conosciuto la cucina dell'Henan, una regione con una lunga tradizione gastronomica legata alla storia imperiale, cenando nei pressi del lago prima della navigazione notturna. 

A Dengfeng abbiamo vissuto un'esperienza gastronomica particolare al ristorante vegetariano nell’area dello Shaolin, dove abbiamo scoperto la tradizione della cucina buddhista.

A Luoyang abbiamo pranzato al Tangdu Yijing International Hotel (唐都逸景国际酒店), prima di proseguire con la visita alle Grotte di Longmen. 

A Xi'an abbiamo osservato lo street food del quartiere musulmano, assaggiando il delizioso niurou bing, una focaccia fritta ripiena di manzo, cipollotto e spezie, e un mango intero servito come un gelato. Abbiamo inoltre partecipato a un banchetto di ravioli cinesi, seguito da uno spettacolo Tang.

A Shanghai abbiamo scoperto anche la tradizione della pasticceria locale, assaggiando lungo Nanjing Road le sfoglie a farfalla, húdié sū, croccanti e burrose, disponibili in versione dolce e salata. Ci siamo inoltre concessi una pausa per un caffè e alcuni dolci nello storico Peace Hotel, immersi nell'atmosfera elegante della Shanghai degli anni Trenta. La sera abbiamo vissuto una delle esperienze gastronomiche più spettacolari del viaggio, la cena a buffet nel ristorante panoramico girevole della Oriental Pearl Tower, con una vista a 360 gradi sulla città illuminata.

Il pacchetto del tour prevedeva 10 colazioni, 8 pranzi e 9 cene, secondo il programma di viaggio. Le cene in hotel, i pasti nei ristoranti tradizionali e le esperienze gastronomiche più scenografiche hanno contribuito a rendere il viaggio molto vario.

 

CONSIGLI PRATICI PER UN VIAGGIO IN CINA

 

Viaggiare con un tour organizzato

Il viaggio è stato organizzato da UTAT con Caldana Travel, con accompagnatrice italiana, Vittoria, e quattro guide locali parlanti italiano  che ci aspettavano a Pechino, all’arrivo nella regione dell’Henan, a Xian e a Shanghai. La presenza di Vittoria e delle guide è stata utile soprattutto per gli spostamenti tra città, gli ingressi ai monumenti e le spiegazioni storiche.

 

Il modulo di ingresso in Cina, l'Arrival Card e QR code

Prima di partire è importante controllare le procedure di ingresso e gli eventuali moduli richiesti dalle autorità cinesi. È disponibile la China Arrival Card, compilabile online attraverso il portale ufficiale dell'Amministrazione nazionale cinese per l'immigrazione. La compilazione online consente di ottenere una conferma con QR code, da conservare sul telefono e, per prudenza, anche in una copia stampata. Il servizio online è stato introdotto nel novembre 2025.

 

Come compilare l'Arrival Card

Il modulo richiede dati personali e informazioni sul viaggio. Tra i campi da compilare possono comparire:

* Chinese Name: da lasciare vuoto se non si possiede un nome cinese e il campo non è obbligatorio. * Place of Birth: luogo di nascita. * Mobile Phone Number: numero di telefono con prefisso internazionale, per l'Italia +39. * Means of Arrival: selezionare Flight se si arriva in aereo. * Flight Number: numero del volo di ingresso. * Destination City: città di arrivo, nel nostro itinerario Beijing. * Purpose of Entry: Sightseeing/Leisure, per un viaggio turistico.

* Date of Entry: data effettiva di arrivo in Cina, non quella della partenza dall'Italia. * Accommodation: dati e indirizzo del primo hotel. Nel nostro itinerario il primo alloggio era il Beijing New World Centre Tongpai Hotel. 

Per il rientro, nei campi relativi alla partenza, il riferimento sarebbe stato Shanghai, con il numero del volo e l'aeroporto indicati sul biglietto. Se il modulo richiede informazioni sul visto, bisogna selezionare la propria condizione effettiva.

La voce Visa Free Entry va utilizzata soltanto da chi soddisfa i requisiti di esenzione dal visto applicabili al momento del viaggio. È consigliabile compilare un modulo separato per ciascun viaggiatore, soprattutto quando la procedura di gruppo crea difficoltà nella generazione delle conferme. Dopo l'invio, salvare il QR code sul telefono e conservarne una copia stampata. La procedura ufficiale è gratuita. Prima della partenza è comunque indispensabile verificare le disposizioni aggiornate su passaporto, visto, esenzione e ingresso, perché possono cambiare.

 

Il telefono in Cina, la nostra scelta TIM

Per utilizzare il telefono durante il viaggio ho scelto di attivare prima della partenza un pacchetto roaming internazionale TIM. Non ho utilizzato una eSIM. Questa soluzione mi ha permesso di mantenere il mio numero e utilizzare i servizi previsti dal pacchetto. Prima di partire consiglio di controllare con il proprio operatore la copertura, il traffico dati disponibile, i costi e le eventuali limitazioni. Tra le alternative esistono anche servizi eSIM internazionali, come Holafly e Airalo con VPN, ma bisogna verificarne le condizioni e la compatibilità con il proprio telefono.

In Cina alcuni servizi digitali internazionali possono essere limitati o non accessibili tramite le normali connessioni locali.

 

Le mappe, abbiamo utilizzato Amap

Durante il viaggio ho utilizzato Amap, conosciuta anche come Gaode Maps. È una delle applicazioni di navigazione più diffuse in Cina. Mi è stata molto utile per individuare hotel, monumenti, ristoranti e luoghi visitati. È particolarmente pratica perché offre informazioni dettagliate sul territorio cinese, spesso più complete rispetto a quelle disponibili su Google Maps. Consiglio di installarla prima della partenza e prendere familiarità con l'interfaccia.

Quando possibile, è utile salvare in anticipo gli indirizzi degli hotel e i principali luoghi del programma.

 

Pagamenti con Alipay, WeChat e contanti

In Cina i pagamenti digitali sono diffusissimi. Le applicazioni più utilizzate sono Alipay e WeChat Pay. Per un turista è utile verificare prima della partenza la possibilità di collegare una carta internazionale. È comunque prudente avere anche una piccola quantità di contanti. Le carte internazionali possono essere accettate negli hotel e in alcune attività, ma non bisogna dare per scontato che funzionino ovunque.

 

Treni ad alta velocità

Durante il viaggio abbiamo utilizzato il treno veloce da Pechino a Zhengzhou e da Luoyang a Xi'an. La rete ferroviaria ad alta velocità cinese è molto sviluppata e permette di coprire grandi distanze in tempi relativamente brevi. Le stazioni sono spesso enormi e le procedure di accesso prevedono controlli di sicurezza e verifica dei documenti. Per questo è importante arrivare con sufficiente anticipo. Per chi visita autonomamente Pechino, il treno veloce è anche una soluzione comoda per raggiungere Badaling, partendo dalla stazione di Beijing North. Si può prenotare tutto attraverso l’app trip.com.

 

Bagagli e voli interni

Nel nostro viaggio erano previste franchigie differenti tra voli internazionali e domestici. Come riferimento organizzativo avevamo:

* 23 kg per il bagaglio da stiva sui voli internazionali. * 20 kg per il bagaglio da stiva sul volo interno. * 5 kg per il bagaglio a mano, oltre a un piccolo oggetto personale secondo le condizioni applicabili. Le franchigie effettive dipendono dalla compagnia, dalla tariffa e dal biglietto: vanno quindi controllate prima della partenza.

 

Attenzione ai power bank

I power bank devono essere trasportati nel bagaglio a mano, non in stiva. Per i voli interni cinesi sono state introdotte regole specifiche riguardanti la marcatura di sicurezza CCC/3C dei dispositivi. Dal 2025, sui voli domestici cinesi sono vietati i power bank privi della marcatura CCC richiesta, con marcatura illeggibile o appartenenti a lotti richiamati. È importante verificare anche i limiti di capacità previsti dalle norme aeronautiche.

Gli accendini e altri oggetti soggetti a restrizioni possono essere vietati.

 

Prese elettriche e adattatori

In Cina la rete elettrica è generalmente a 220 volt e 50 Hz. Le prese possono essere differenti da quelle italiane. Consiglio quindi di portare un adattatore universale. Negli hotel più moderni sono spesso disponibili anche prese USB, ma non bisogna contarci sempre.

 

Assistenza sanitaria

L’assicurazione di viaggio è indispensabile. Noi l'abbiamo stipulata attraverso il tour operator.

 

Il clima a luglio

A luglio abbiamo trovato temperature elevate e un clima spesso caldo e umido. Le condizioni cambiano naturalmente da una regione all'altra. Pechino e l'Henan possono essere molto calde, mentre Shanghai e Suzhou sono spesso caratterizzate da forte umidità. Consiglio abiti leggeri e traspiranti, scarpe molto comode, cappello, crema solare e una borraccia. È utile portare anche un impermeabile leggero o un ombrello per eventuali piogge estive.

Per la Grande Muraglia, in particolare, sono fondamentali scarpe con buona aderenza: le pendenze e le discese possono essere davvero impegnative. Nei templi è opportuno mantenere un abbigliamento rispettoso dei luoghi religiosi.

 

Come raggiungere l'aeroporto di Shanghai Pudong

Per il volo di rientro siamo partiti dall'Aeroporto Internazionale di Shanghai Pudong (PVG), un aeroporto enorme e piuttosto distante dal centro. Si può raggiungere con la linea 2 della metropolitana, con il treno Maglev dalla stazione di Longyang Road, oppure in taxi o DiDi. Per un trasferimento in automobile è prudente prevedere indicativamente un'ora e mezza, a seconda del traffico e della posizione di partenza. Consiglio di controllare anche gli orari dei mezzi pubblici, soprattutto in caso di voli notturni, e di verificare la stazione più comoda rispetto al proprio hotel.

Le tappe del nostro itinerario in sintesi

13 luglio - Brindisi – Milano Malpensa, pernottamento allo Sheraton.

14 luglio - Partenza con Air China per Pechino.

15 luglio - Parco e giochi tradizionali, Tempio del Cielo, Tempio dei Lama, hutong.

16 luglio - Città Proibita, pranzo in ristorante tradizionale, Palazzo d'Estate, Tian'anmen, cena al ristorante tradizionale di Pechino.

17 luglio - Grande Muraglia di Badaling, ristorante nella zona di Badaling, Via Sacra delle Tombe Ming, centro commerciale, Qianmen, Xiangqi e street food.

18 luglio - Treno per Zhengzhou, Kaifeng, pranzo allo Sheraton, Pagoda di Ferro, giovani in Hanfu, giardini con fiori di loto e bonsai, passaggio al Tempio Daxiangguo, Shan-Shaan-Gan Guild Hall, Books Street, lago, preghiere, trottole con frusta, navigazione notturna e robottino in hotel.

19 luglio - Dengfeng, Tempio Zhongyue con incensi e offerte votive, pranzo vegetariano allo ristorante vegetariano nell’area dello Shaolin, Monastero Shaolin, Foresta delle Pagode, scuola e spettacoli di kung fu.

20 luglio - Luoyang, Tempio del Cavallo Bianco e legnetti rossi dei desideri, pranzo al Tangdu Yijing International Hotel, Grotte di Longmen, treno per Xi'an, passeggiata notturna alla Datang Buyecheng e fontana interattiva.

21 luglio - Esercito di Terracotta, visita esterna alla Pagoda della Grande Oca Selvatica, corso di calligrafia, banchetto di ravioli e spettacolo Tang, passeggiata serale sotto le mura.

22 luglio - Bicicletta sulle mura di Xi'an, quartiere Hui e street food, Grande Moschea, volo per Shanghai, Bund di notte e Xintiandi.

23 luglio - Vista dall'hotel, Giardino Yu, Fangbang Road, mercatino sotterraneo, Tempio del Buddha di Giada, Bund, Peace Hotel, Nanjing Road, sfoglie a farfalla, cena sulla Oriental Pearl Tower, pavimento trasparente, grattacieli di Pudong e ultimo drink in hotel.

24 luglio - Suzhou, Collina della Tigre, Roccia della Spada, Pagoda Yunyan, navigazione di oltre cinque chilometri, Pingjiang Road, ritorno a Shanghai e trasferimento all'aeroporto di Pudong.

25 luglio - Arrivo a Milano, Pinacoteca di Brera, Cenacolo Vinciano, volo per Brindisi.

 

LE EMOZIONI CHE CI PORTIAMO A CASA

Ripensando a questo viaggio, mi rendo conto che la Cina ci ha mostrato molti volti differenti. La Pechino imperiale, con i suoi palazzi monumentali e i suoi simboli. La Grande Muraglia, che segue le montagne come un'immensa linea di pietra, con salite faticosissime e panorami che ripagano ogni sforzo. Kaifeng, con la Pagoda di Ferro circondata da stagni e fiori di loto, i giovani vestiti in Hanfu, le botteghe storiche, le persone che giocavano con le trottole colpendole con una frusta e le luci riflesse sull'acqua.

Dengfeng, dove la spiritualità buddhista e taoista incontra la disciplina delle arti marziali. Ricordo soprattutto il Tempio Zhongyue, con i fedeli raccolti in preghiera, il profumo degli incensi, le offerte di carta colorata bruciate nei forni rituali e quella sensazione di pace che mi ha profondamente colpita. Luoyang, con il silenzio dei templi, i piccoli legnetti rossi appesi come messaggi di speranza e i giganteschi Buddha scolpiti nella roccia.

Xi'an, dove i guerrieri di terracotta custodiscono da oltre duemila anni il sogno di immortalità del primo imperatore, ma dove abbiamo scoperto anche una città allegra e sorprendente. Ricordo la Datang Buyecheng, con le sue installazioni dedicate alla dinastia Tang, gli spettacoli, le luci e la fontana capace di rispondere alle urla delle persone. Ricordo anche la passeggiata serale sotto le mura, le persone che giocavano a ping pong, il giro in bicicletta a dodici metri di altezza, il profumo delle spezie del quartiere Hui, il delizioso niurou bing e il silenzio dei cortili della Grande Moschea.

Shanghai, con i suoi grattacieli futuristici e le strade illuminate, ma anche con l'eleganza decadente dei palazzi del Bund, le atmosfere degli anni Trenta del Peace Hotel, la vivacità di Nanjing Road, i dolci a forma di farfalla e la cena indimenticabile sulla Torre della Perla Orientale. Ricordo ancora la vista a 360 gradi sulla città, l'emozione di camminare sul pavimento trasparente e la sensazione di essere minuscoli ai piedi dei tre grandi grattacieli di Pudong.

E infine Suzhou, con i suoi canali, i ponti, la leggenda della tigre bianca, la roccia spaccata dalla spada, la pagoda pendente e la navigazione attraverso i quartieri popolari, prima dell'ultima passeggiata lungo Pingjiang Road. Ma accanto ai grandi monumenti ricordo soprattutto i piccoli momenti, le persone che giocavano nei parchi di Pechino e i nostri compagni che si univano a loro, la partita a Xiangqi osservata per strada, gli spiedini mangiati la sera a Qianmen, i ragazzi dello Shaolin e della scuola di kung fu durante gli allenamenti, il pranzo vegetariano vicino al monastero, il libro firmato da uno degli scopritori dell'Esercito di Terracotta, la lezione di calligrafia, i ravioli del banchetto Tang e il battello che attraversava i ponti illuminati di Kaifeng.

E poi quel curioso robottino incontrato al rientro in hotel, dopo una giornata trascorsa tra monumenti antichissimi e tradizioni popolari. La Cina è un Paese immenso, complesso, ricco di contrasti e di storia. Dodici giorni non possono bastare per conoscerlo davvero, ma possono offrire un primo incontro straordinario con una civiltà millenaria. E soprattutto possono lasciare il desiderio di tornare.